L'inquinamento da allevamenti intensivi uccide
L'inquinamento da allevamenti intensivi uccide

Agricoltura e allevamenti intensivi tra le principali cause di inquinamento

Quando si parla di inquinamento siamo abituati quasi automaticamente a pensare a grandi ciminiere o ai tubi di scappamento delle automobili, ma già da tempo svariati studi hanno rivelato che tra le principali fonti di inquinamento atmosferico ci sono l’agricoltura e gli allevamenti intensivi.

Secondo un report recentemente pubblicato da Greenpeace, nella sola Europa le emissioni generate dalla filiera agroalimentare costituiscono il 17% di quelle totali; stiamo parlando di circa 400 milioni di tonnellate di Co2 l’anno che finiscono nell’atmosfera e ci allontanano dagli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.

Negli Stati Uniti l’inquinamento da allevamenti intensivi uccide 12.700 persone all’anno 

A confermare la pessima incidenza che questo settore, così come viene praticato ancora allo stato attuale, ha sul Pianeta e sulla nostra vita arriva ora uno studio condotto dall’Università del Minnesota che ha evidenziato il collegamento tra 15.900 decessi prematuri che avvengono ogni anno negli Stati Uniti e l’inquinamento atmosferico causato dall’industria alimentare. In particolare, l’80% di queste morti, quindi un numero pari a circa 12.700 persone, sarebbe imputabile agli allevamenti intensivi.

Lo studio si è concentrato sull’analisi dell’impatto ambientale di questi allevamenti, soffermandosi in particolare sui dati relativi ai PM 2,5, ovvero su quelle polveri sottili in grado di superare le barriere delle vie respiratorie e di raggiungere prima i polmoni e di entrare poi nel circolo sanguigno con conseguenze gravissime per il nostro organismo.

Una grande quantità di queste polveri sottili, come è facilmente immaginabile, viene rilasciata a causa dell’uso di combustibili, impiegati ad esempio per il massiccio trasporto di mangimi e capi di bestiame, ma la responsabilità maggiore va ricercata nell’ammoniaca.

L’impatto dell’ammoniaca

Questo composto, infatti, viene rilasciato nell’aria quando gli agricoltori fanno uso di fertilizzanti azotati – cosa peraltro assai frequente – ma la sua larga presenza è legata anche alle deiezioni animali e ai metodi con cui vengono smaltite.

Quel che in sostanza accade è che l’ammoniaca presente sul terreno si disperde nell’aria, con la quale reagisce formando nuovo PM 2,5 che noi inaliamo con le conseguenze che abbiamo già detto.

Quali soluzioni?

Lo studio tenta di avanzare anche alcune possibili soluzioni ad un problema che si presenta particolarmente grave soprattutto in alcune delle aree prese in esame (California, Pennsylvania e North Carolina su tutte), soluzioni che passano in primis da cambiamenti sostanziali della nostra alimentazione.

Già la scelta di lasciare maggiore spazio al pollame all’interno delle nostre diete piuttosto che alla carne rossa porterebbe, secondo i ricercatori, a circa 6.300 morti in meno rispetto alla stima annuale attualmente riscontrata; cifra che si ridurrebbe ulteriormente se le nostre diete si orientassero sempre di più verso prodotti vegetali come possono essere i legumi o se divenissero vegetariane o vegane.

Ma è evidente che importanti cambiamenti dovrebbero riguardare anche i metodi impiegati nel settore agroalimentare, prima di tutto passando attraverso l’abbandono degli allevamenti intensivi che non giovano al Pianeta, non giovano alla nostra salute e né tanto meno a quella degli animali che vi sono costretti all’interno.

In questo senso, quantomeno qui in Europa, la speranza di molti è rivolta alla nuova PAC (Politica Agricola Comune) su cui si punta a raggiungere l’accordo finale entro maggio ma che su alcuni fronti, tra cui proprio quello degli allevamenti intensivi, pesano ancora numerose perplessità e polemiche legate ai sussidi ancora concessi.

L’auspicio resta quello che ci renda conto quanto prima che questo settore economico non può continuare su una strada che si è apertamente rivelata fallimentare e che, di questo passo, è destinata a condurre la nostra salute e quella del Pianeta alla rovina.

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