Gli immortali: Laura Conti

Una madrina dell’ecologismo italiano

Un’edicola del Cimitero Monumentale di Milano molto citata, almeno dal punto di vista artistico, è quella dedicata ad Isabella Airoldi Casati. Essa è caratterizzata da una toccante scultura in bronzo di Enrico Butti che ritrae la giovane contessina Isabella, deceduta nel 1889 a soli 24 anni, sul letto di morte. Si tratta di un’opera sospesa tra il verismo ed il simbolismo, fatta erigere qualche anno dopo dal vedovo della defunta Isabella. Di recente l’intera edicola è stata acquisita dall’Associazione Nazionale Italia Nostra ONLUS, che ne ha finanziato i lavori di restauro ed ha provveduto a trasferirvi le spoglie di Laura Conti, considerata una madrina dell’ecologismo italiano. Le piaceva ripetere:” Non sono una scienziata, ma una studiosa dei problemi ecologici. Pur trovando affascinante lo studio, penso che sia importante anche agire ed operare. Per questo motivo ho deciso di fare politica: non basta studiare, bisogna anche darsi da fare”. Laura Conti nacque ad Udine nel 1921 e morì a Milano nel 1993. Si trasferì giovanissima nella città meneghina per frequentare la locale facoltà di Medicina, entrò a far parte nel Gennaio 1944 del Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà e svolse un delicato e pericoloso ruolo nell’attività di proselitismo tra i militari. Per questo motivo fu arrestata ed in seguito internata nel Campo di transito di Bolzano, rischiando ed evitando miracolosamente la deportazione in Germania. Con la fine della guerra conseguì la laurea in Medicina e continuò la sua attività politica prima nel Partito Socialista e poi in quello Comunista. Poi sull’onda dell’attività dei primi nuclei ecologisti e del movimento antinucleare che si sviluppò in Italia ed in tutto il mondo occidentale nella seconda metà degli anni Settanta, partecipò nel 1980 alla fondazione della Lega per l’ambiente, divenuta in seguito Legambiente, e ne divenne il presidente del comitato scientifico.

Un ambientalismo solidale

L’ambientalismo di Laura Conti aveva una componente fortemente umana e solidale che nasceva chiaramente dal suo vissuto e dall’esperienza della Resistenza, un’esperienza che aveva rafforzato ed allargato una sua naturale inclinazione. Si trattava tuttavia di una voce  piuttosto isolata nella seconda metà del Novecento, in un’area politica di sinistra dove difficilmente si sono incontrate reali e convinte sensibilità sull’ambiente, spesso schiacciate da posizioni che riconoscevano nel progresso e nel lavoro l’assoluta priorità. Molte le sue pubblicazioni sui temi ecologisti, tra le quali Visto da Seveso pubblicato nel 1977. Quest’ultima fu chiaramente ispirata dal disastro ambientale verificatosi nei pressi di Seveso il 10 Luglio del 1976, quando dall’Icmesa, una fabbrica di prodotti chimici di Meda a Nord di Milano, fuoriuscì una enorme nube tossica che con il suo carico di diossina, sostanza allora praticamente sconosciuta, contaminò un’area di decine di chilometri quadrati. In quell’occasione Laura Conti, che rivestiva l’incarico di consigliere regionale, si spese moltissimo a favore degli abitanti della cittadina, il cui nome da allora diventerà triste sinonimo di disastro ambientale. Fu lei, con coraggio e fisicamente tra loro, ad aiutare i cittadini ad orientarsi tra la voce “rassicurante” degli scienziati vicini al potere e la giusta preoccupazione di coloro che avevano studiato la diossina e ne conoscevano bene gli effetti e i danni. Uno studio del 2008 ha evidenziato come ancora oggi a 32 anni di distanza la probabilità di avere alterazioni neonatali ormonali conseguenti alla residenza delle madri in zona A è 6,6 volte maggiore che nel gruppo di controllo. Tali alterazioni ormonali sono la causa di difetti fisici ed intellettuali durante lo sviluppo.

Idee che travalicano i confini nazionali

Il successo delle pubblicazioni di Laura Conti sulle tematiche ambientali fu tale da superare i confini nazionali ed ispirare la direttiva europea sui rischi connessi con determinate attività industriali, nota come “Direttiva Seveso”. A ben guardare quello che spargeva a piene mani era amore, un amore che diffondeva sempre e comunque nelle sue tante battaglie: contro il nucleare, contro un’agricoltura troppo intensiva, contro l’inquinamento, contro una caccia non regolamentata, per la focalizzazione della relazione diretta tra sviluppo ed impatto ambientale, per il welfare umano ed animale. Partecipava sempre volentieri a dibattiti e riunioni anche nei luoghi di minore o nessuna visibilità, anche con piccoli gruppetti di persone, prediligeva i giovani ed i ragazzi. Il suo pensiero può essere sintetizzato da una sua esternazione:” L’ecologia si serve delle scienze sperimentali ma non è una scienza sperimentale: è una scienza di esperienza e non di esperimento, perché non può lavorare su modelli della realtà ma può soltanto osservare la realtà. Ciò la induce ad affidarsi, spesso, ai pregiudizi. Per gli scienziati sperimentali i pregiudizi sono cose orride e nefaste, da liquidare senza pietà. Invece, nella cultura dei movimenti ecologisti il pregiudizio è la convinzione a priori che le soluzioni affermatesi nel corso dell’evoluzione biologica, essendo state collaudate per tempi lunghissimi, abbiano maggiori probabilità di essere affidabili di quante ne abbiano le soluzioni escogitate dagli scienziati, collaudate solo per tempi brevissimi”. Nel 2013 in occasione del ventennale della sua morte il comune di Milano ha intitolato a Laura Conti un giardino pubblico in zona 8, proprio vicino alla sua abitazione storica.

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