La siccità è un dramma ambientale e umanitario

Un problema in via di espansione

Negli ultimi anni gli effetti dei cambiamenti climatici si sono manifestati sempre più frequentemente ai nostri occhi sotto la forma di eventi meteorologici estremi e disastri ambientali sempre più frequenti e violenti. Alluvioni, frane, incendi, ma anche ondate di calore o scioglimento dei ghiacciai sono eventi che purtroppo ormai conosciamo fin troppo bene, ma tra le conseguenze più preoccupanti del surriscaldamento globale c’è anche la siccità, di cui di solito si parla un po’ meno, ma che, di questo passo, potrebbe segnare cambiamenti estremamente pericolosi per il futuro prossimo; cambiamenti che non riguardano soltanto il Pianeta, ma che potrebbero dar vita a nuove crisi umanitarie, a nuove migrazioni forzate, ma anche a nuovi conflitti che ruotano intorno a un interesse vitale: l’acqua.

Da una parte all’altra del Pianeta, infatti, i periodi di siccità si fanno sempre più lunghi e accanto all’ormai nota emergenza del Sahel – dove, secondo i dati recentemente forniti dall’OCHA (United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) solo nel 2020 il numero di persone che avrebbero avuto bisogno di aiuti umanitari ammonta a 24 milioni – si vanno aggiungendo sempre nuove emergenze.

Dal Messico al Madagascar: un dramma globale

Solo negli ultimi giorni a lanciare l’allarme e a gridare aiuto sono stati quasi all’unisono Messico e Madagascar, fisicamente distanti ma uniti da un problema che sta causando conseguenze pesantissime sia sull’ambiente che sul territorio.

Da una parte il Paese centro-americano sta affrontando, secondo la definizione data dalla NASA, uno stato di siccità che ormai coinvolge circa l’85% della sua superficie, con i bacini idrici ridotti al minimo storico e il rischio che a breve la carenza di acqua si trasformi in un’emergenza anche per la popolazione che, in parte, ne è già rimasta priva.

Dall’altra lo Stato africano, che si trova già in una condizione di emergenza assoluta, con oltre un milione di persone che, a causa di quella che l’OCHA ha definito la peggiore siccità e la peggiore crisi umanitaria degli ultimi 40 anni, “soffrono di grave insicurezza alimentare”. La situazione peggiore si riscontra nel distretto di Amboasary Atsimo, nel sud dell’isola, dove il 75% della popolazione è ormai affamata e quasi 14.000 persone sono in condizioni di insicurezza alimentare catastrofica e di carestia. Come ha sottolineato anche il Portavoce dell’OCHA, Jens Laerke, è sufficiente dire che “il numero di bambini ammessi al trattamento per malnutrizione acuta grave potenzialmente letale nel primo trimestre del 2021 è stato 4 volte la media quinquennale”.

Per rispondere a una situazione sempre più drammatica, l’ONU ha chiesto alla comunità internazionale di fornire ulteriori finanziamenti rispetto a quelli già stanziati a seguito della richiesta avanzata lo scorso gennaio dal Flash Appeal for Madagascar, ma la realtà è che se non si interverrà adeguatamente per frenare la crisi climatica, questo genere di situazioni non farà altro che moltiplicarsi, andando a coinvolgere sempre più persone che, come sta già accadendo, saranno costrette ad abbandonare le proprie case per scappare da terre che si faranno via via più inospitali.

Le guerre per l’acqua

In uno scenario di questo tipo, l’acqua finirà col diventare un bene sempre più conteso, dando luogo a conflitti per il controllo delle risorse idriche. Un dato significativo in merito ce lo offre già il rapporto Water Wars dell’Unesco, che nel solo periodo che va dal 2010 al 2018 ha rilevato lo scoppio di ben 263 conflitti combattuti per l’oro blu.

Una bomba ambientale ma anche umanitaria pronta ad esplodere se non saremo capaci di fare i giusti passi verso una reale transizione ecologica.

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