In viaggio verso l'infinito

Suoni e immagini della Terra in viaggio attraverso l’infinito

Nel 1977 Carl Sagan, astronomo e divulgatore statunitense, fu invitato dalla NASA insieme al collega Frank Drake a pensare a qualcosa di significativo riguardo all’umanità che potesse accompagnare le due sonde spaziali gemelle Voyager. Queste ultime erano state progettate per visitare i pianeti più esterni del nostro sistema solare, prima di continuare teoricamente per sempre il loro viaggio nello spazio interstellare. Per le Voyager la NASA volle qualcosa di più articolato che per le Pioneer, la missione immediatamente precedente. Fu realizzato allora, in un’epoca non ancora digitale, un disco analogico in rame placcato d’oro con una puntina di giradischi ed indicazioni su come farlo funzionare. Per selezionarne i contenuti Sagan chiamò come direttore artistico il canadese Jon Lomberg, da tempo stimato illustratore dei suoi popolarissimi libri. Pensate un po’ che enorme responsabilità e che onore, avere il compito di spiegare con estrema sintesi il nostro pianeta, la storia e la cultura del genere umano, attraverso un supporto destinato a durare in teoria un miliardo di anni o forse più, senza dubbio più di noi. Lomberg ebbe solo sei settimane di tempo a disposizione ed in questo lasso di tempo si consultò con i massimi esperti di ogni campo. Il disco avrebbe raccolto come suoni i saluti in cinquantaquattro lingue umane, più le voci di una dozzina di animali del nostro pianeta, più rumori significativi come un battito cardiaco, un’onda, un fuoco scoppiettante, un tuono, un martello pneumatico, un bacio materno. Per le immagini la scelta cadde su diagrammi del Dna e del sistema solare, fotografie di paesaggi naturali, di opere architettoniche, di città e metropoli, di atleti in competizione, di persone a tavola, di donne che accudiscono neonati e di uomini a caccia. Il disco contiene anche ventisei brani che comprendono musica di pigmei, indiani navajo, cornamuse azerbaigiane, mariachi, Bach, Louis Armstrong e Chuck Berry (Chuck Berry ??). Lomberg insistette molto perché vi fosse inclusa anche l’aria Regina del Flauto magico di Mozart, in essa il soprano Edda Moser mostra i limiti superiori della voce umana, emettendo la nota più acuta del repertorio operistico standard.

Il destino delle sonde Voyager

I due Voyager furono lanciati nel 1977 e due anni dopo, superato Giove, visitarono Saturno prima che le loro vie si separassero. Voyager 1 si indirizzò sotto il polo sud di Saturno in maniera da visitare la sua luna Titano, capace di scagliarlo a grande velocità fuori dal piano ellittico del sistema solare verso lo spazio interstellare, una velocità tale da permettergli di superare anche Pioneer 10. Oggi Voyager 1 è l’oggetto di fabbricazione umana più lontano dal nostro pianeta. Anche Voyager 2 sta lasciando il sistema solare, dopo aver visitato anche Urano e Nettuno approfittando di una favorevolissima congiunzione. La speranza di Sagan e Drake, di tutti noi, era che qualche forma di vita intelligente fosse in grado di intercettare in qualche modo la sonda e decifrare i contenuti del disco. Sapevano bene che le probabilità che questo possa avvenire sono molto remote, ancora meno le probabilità che un giorno noi potremo venire a saperlo. In realtà è verosimile che dopo miliardi di anni di incessante abrasione da parte della polvere spaziale anche queste sonde verranno ridotte in polvere. Tuttavia l’immagine di questo minuscolo oggetto in viaggio nello spazio, custode del nostro mondo e capace di sopravvivere alla nostra civiltà, è carica di romanticismo. Presumibilmente hanno molte più chance di essere captate le onde elettromagnetiche, che viaggiano alla velocità della luce. Le onde radio scoperte da Marconi e Tesla sono infatti onde molto più lunghe delle velenose radiazioni gamma o dei raggi ultravioletti emessi dal Sole. Nel 1974 il solito Frank Drake trasmise un saluto radiofonico di tre minuti dalla più grande antenna della Terra, si trattava di un segnale radio un milione di volte più potente di una classica trasmissione radiofonica e diretto verso un ammasso di stelle della costellazione di Ercole. Paradossalmente ne seguirono grandi proteste legate al rischio di poter essere così individuati da aggressive e superiori intelligenze aliene, esponendo il nostro pianeta ad un potenziale rischio. In seguito a ciò i membri della comunità internazionale dei radioastronomi si impegnarono a non effettuare più operazioni di quel tipo. E’ legittima una riflessione ironica per un’umanità che le innumerevoli emergenze ambientali ci descrivono incapace di prendersi cura della propria casa e però al contempo preoccupatissima di una piuttosto improbabile, per usare un eufemismo, invasione extraterrestre.

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