Il futuro del turismo è verde

La transizione verso un turismo verde

In occasione della Riunione Ministeriale dedicata al Turismo del G20 con Presidenza italiana dello scorso 4 maggio, uno dei documenti approvati ha riguardato le raccomandazioni per la Transizione verso un’economia verde dei viaggi e del Turismo, definite dall’ UNWTO e dal gruppo di lavoro sul turismo del G20.

Il lavoro si fonda sulla consapevolezza che nell’era pre COVID-19 i settori del turismo e dei viaggi avevano registrato un tasso di crescita significativo nel corso degli ultimi decenni, ma con un costo in termini ambientali non trascurabile. Da qui la necessità, ancor più dopo che la crisi pandemica ha letteralmente messo in ginocchio questi comparti (in Italia rappresentano circa il 13,2% del PIL), di proporre un nuovo percorso di sviluppo che sia sostenibile e, al contempo, capace di conciliare le tre priorità fissate dalla Presidenza italiana del G20: Persone, Pianeta e Prosperità.

Le sei linee di azione

L’ambizioso documento dal titolo Recommendations for the transition to a green travel and tourism economy si pone come obiettivo quello di incoraggiare il Paesi membri del G20 ad adottare le seguenti sei linee di azione:

  • Sicurezza pubblica: creare sinergie tra sicurezza pubblica e turismo costituisce un investimento imprescindibile per la gestione di eventuali crisi nel futuro (indicatori epidemiologici nei meccanismi di monitoraggio del turismo, standard igienici che siano altresì sostenibili, comunicazione che sia in grado di ripristinare la fiducia nel mercato);

  • Inclusione sociale: supportare e coinvolgere i cosiddetti gruppi vulnerabili, attraverso, ad esempio, il rispetto dei principi base in ambito giuslavoristico, la regolarizzazione dei rapporti di lavoro informali; inoltre, viene ribadita l’opportunità di porre il focus sulle esigenze delle micro e piccole-medie imprese;

  • Conservazione della biodiversità: individuare e sostenere le mete nelle quali l’effort della preservazione degli ecosistemi terresti e marini abbia anche la finalità di garantire la continuità delle attività turistiche per le popolazioni locali, specie laddove esse rappresentino una quota rilevante, se non addirittura esclusiva, dei redditi;

  • Azioni a favore del clima: definire e promuovere obiettivi science based, in linea con quanto previsto dall’Accordo di Parigi, oltre che la decarbonizzazione dei processi operativi legati alle attività turistiche;

  • Economia circolare: ridurre la produzione di rifiuti (in particolare la plastica) e l’inquinamento, favorendo il consumo sostenibile di cibi locali in considerazione del fatto che il food è una parte rilevante della filiera turistica;

  • Governance e finanza: porre il focus sulla necessità di implementare una gestione dei dati in grado di supportare efficacemente e tempestivamente i processi decisionali e di favorire la partnership pubblico-privata che, unitamente alle nuove risorse finanziarie da immettere nel circuito, costituiscono una chiave di ripartenza ineludibile per il settore del turismo e dei viaggi.

Una domanda e un auspicio

Era necessaria una pandemia per sensibilizzare il forum delle principali economie del mondo rispetto alle tematiche ambientali impattate dal turismo e dai viaggi? Purtroppo sì, ma meglio tardi che mai.

A questo punto l’auspicio è che il Parlamento accolga quanto prima le raccomandazioni e adotti interventi ad hoc che incentivino gli operatori del turismo e dei viaggi a perseguirne l’implementazione, ponendo le basi affinché l’Italia possa assurgere a un laboratorio nel quale dar vita ad un modello di sviluppo sostenibile replicabile, sia a livello locale che di sistema Paese. Un approccio, tuttavia, del quale non vi è alcuna traccia nel PNRR inviato alla Commissione Europea e questo, ad onor del vero, non fa ben sperare.

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