Il PNRR italiano dimentica ricerca e sviluppo

Poco spazio per ricerca e sviluppo

Nell’ambito del programma Next Generation EU l’Italia è il principale beneficiario delle risorse previste dal piano messo in piedi dalla Commissione Europea lo scorso luglio 2020 in risposta alla crisi pandemica. Dei complessivi 750 mld/€ circa 191,5 mld/€ saranno assegnati al nostro Paese.

Nonostante le ingenti risorse, l’aspettativa di un documento programmatico che desse rilevanza e centralità agli investimenti nella ricerca e sviluppo è stata, purtroppo, disattesa.

Eloquente il confronto con la Francia, sia nella situazione pre COVID-19 sia rispetto al corrispondente documento programmatico francese (Plan Nationale de Relance et de Résilience).

Pochi investimenti nella ricerca pubblica

I dati ISTAT rilevano che in Italia nel 2018 le spese in ricerca e sviluppo ammontano a circa l’1,4% del PIL (di cui 0,5% destinate alla ricerca pubblica) contro il 2,2% della Francia (0,75% ricerca pubblica ).

La Missione Istruzione e ricerca del PNRR italiano (30,88 mld/€) prevede 11,44 mld/€ per la componente Dalla ricerca all’impresa declinata nei seguenti ambiti di intervento:

  • rafforzamento della ricerca e della diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese;

  • sostegno dei processi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico;

  • potenziamento delle infrastrutture di ricerca, il capitale e le competenze di supporto all’innovazione.

Sebbene gli investimenti rappresentino circa il 6% delle risorse totali, solo 4 mld/€ riguardano la ricerca pubblica di cui: 1,8 mld/€ per il Fondo PNR e i progetti PRIN; 0,6 mld/€ per il finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori e 1,6 mld/€ destinati ai Partenariati allargati estesi a Università, centri di ricerca, imprese e al finanziamento di progetti di ricerca di base (in totale circa il 2,1% del totale PNRR).

Un importo complessivo che, annualizzato nel corso del periodo 2021-2027, quasi certamente renderà pressoché invariata l’incidenza in termini di PIL rispetto al periodo pre COVID-19. Ulteriori elementi di perplessità si alimentano anche dalla lettura del documento, laddove si fa riferimento a criteri e modalità alquanto generici attraverso cui implementare la strategia.

Le differenze con il PNRR francese

Cosa ben diversa nel PNRR francese.

Sebbene in valore assoluto la Stratégie de relance de la R&D – Agence nationale de la recherche preveda investimenti solo per circa 430 mln/€ (pari a circa l’1,1% degli investimenti totali pari a circa 40,1 mld/€), è vero, tuttavia, che questi si aggiungono a quelli già previsti dalla loi de programmation de la recherche del 24 dicembre 2020. L’obiettivo dichiarato del governo francese, infatti, è quello di incrementare la potenza di fuoco dei 670 mln/€ previsti per il biennio 2021-2022 (per un totale di 1,1 mld/€), programmati in aumento sino ai circa 1,7 mld/€ del 2027.

Appare una visione più nitida quella del PNRR francese, nel quale si precisa che:

  • le risorse da investire nei programmi di ricerca del prossimo decennio ammontano di per sé a 25 mld/€, allo scopo di avvicinarsi all’obiettivo dichiarato del 3% del PIL;

  • gli importi previsti dal piano di rilancio sono concentrati su due anni (2021 e 2022) e favoriranno una chiara accelerazione della ricerca e dell’innovazione.

Infine, a differenza del PNRR italiano, il documento programmatico francese appare anche più trasparente allorché si dichiara di misurare l’efficacia degli investimenti mediante indicatori chiari e definiti.

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