Gli immortali: Anna Kuliscioff

Anna Kuliscioff: storia di una donna scomoda

Nelle mie ricorrenti peregrinazioni al Cimitero Monumentale di Milano ad un certo punto sono stato colpito da una tomba molto particolare. Si tratta di una sepoltura a terra caratterizzata da un masso di pietra grezza, è la tomba di Anna Kuliscioff. La pietra è una metafora adeguata ad una donna che ha combattuto battaglie durissime sul piano delle rivendicazioni sociali e di genere. Una donna scomoda, basti pensare che persino in occasione del suo funerale alcuni militanti fascisti si scagliarono contro le carrozze del corteo funebre.

Anna Kuliscioff visse circa 70 anni, tra il 1855 ed il 1925, in un periodo storico caratterizzato cronologicamente dalla seconda rivoluzione industriale, seguita dalla grande depressione di fine Ottocento e poi la belle epoque, la Grande Guerra, gli albori del fascismo. Nacque a Sinferopoli, in Crimea, morì a Milano, dove trascorse svariati anni della sua vita. Fu tra i fondatori e principali esponenti del Partito Socialista Italiano, ma anche un medico ed una giornalista. Il suo vero nome era Anna Moiseevna Rozenstejn ed era figlia di una ricca famiglia ebrea di commercianti che le garantì un’infanzia felice e dedita allo studio, tanto che frequentò i corsi di Filosofia presso l’Università di Zurigo in Svizzera. Costretta a rientrare in Russia per ordine dello zar finì per sposare un anarchico russo, vicino alle posizioni di Bakunin, condividendone le attività, cosa che la costrinse poi in seguito a riparare di nuovo in Svizzera ed a cambiare il proprio nome in Kuliscioff per sfuggire agli emissari zaristi. Durante il secondo soggiorno elvetico conobbe il giovane rivoluzionario romagnolo Andrea Costa, da cui ebbe la figlia Andreina. Terminata con suo grande dolore la relazione con Costa, si iscrisse alla facoltà di Medicina e gli studi la portarono a collaborare con altre università italiane. In particolare fu accolta a Pavia dal futuro premio Nobel per la medicina Camillo Golgi e qui sviluppò una propria ricerca sulle origini batteriche della febbre puerperale, una grave infezione dell’utero che può verificarsi dopo un parto o un aborto. Si laureò infine in medicina a Napoli nel 1886, tra le primissime in Italia insieme a Maria Montessori, e si specializzò in Ginecologia. I suoi studi sulla febbre puerperale aprirono la strada ad una scoperta che avrebbe salvato dalla morte dopo il parto milioni di donne. Trasferitasi a Milano affiancò poi la filantropa Alessandrina Ravizza nell’ambulatorio medico gratuito che offriva assistenza ginecologica alle donne povere, recandosi nei quartieri più miseri della città. I milanesi finirono per chiamarla e ricordarla come “la dottora dei poveri”.

Le battaglie per le donne

A Milano conobbe Filippo Turati e ne divenne la compagna e l’ispiratrice, sempre portando con sé la figlia Andreina. Anna diresse con Turati la rivista Critica sociale, la rivista del socialismo riformista italiano. Il salotto della loro abitazione divenne studio e redazione, nonché luogo d’incontro con i principali esponenti della cultura del tempo. Carlo Silvestri scriverà: “Il miglior cervello politico del socialismo italiano fu realmente quello della soave e fiera donna, innanzi alla quale non vi fu mai chi non si chinasse deferente ed ammirato, Mussolini compreso.” Nel 1892 la Kuliscioff fu tra i fondatori del Partito dei lavoratori, che diventerà nel 1895 il Partito Socialista Italiano. Nella sua attività politica elaborò un testo di legge per la tutela del lavoro minorile e delle donne, che verrà approvato come legge Carcano. Si batté altresì, ma senza successo, per l’estensione del voto alle donne. Pensate che nel 1911 fu approvata una legge di Giolitti che estendeva il diritto di voto agli analfabeti maschi trentenni ma continuava ad escludere… le donne. La delusione e la frustrazione per l’infelice esito di questa battaglia finirono per incrinare momentaneamente lo stesso rapporto con Turati.

Il ricordo oggi

In precedenza, nel 1904, la figlia Andreina aveva sposato Luigi Gavazzi, proveniente da un’importante dinastia di imprenditori tessili: “un giovine buono…e innamorato come vidi pochi giovani che siano capaci di esserlo…ma che fa parte del parentorio più nero del conservatorismo milanese”. Andreina avrà due figli da Gavazzi che, ironia della sorte, diventeranno uno un abate benedettino, l’altra una monaca carmelitana scalza. La Kuliscioff scriverà ad Andrea Costa, padre di Andreina: “è una gran malinconia di dover convincersi che noi non siamo i nostri figli” ma poi con spirito libertario si rallegrerà di averla sempre stimolata “ad idee di giustizia e di amore della verità e dei poveri, che sono la base stessa della vita cristiana.”. A Milano esiste oggi una Fondazione Anna Kuliscioff che ospita una biblioteca ricca di circa 35000 volumi, le è stata dedicata una via in zona Bisceglie ed è stata collocata una targa sotto i portici che danno ingresso alla galleria Vittorio Emanuele II, in ricordo del luogo dove Anna e Filippo Turati abitarono a lungo.

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