In Colombia arrivano le case di caffè

Addio bucce di caffè

La Colombia è il terzo produttore al mondo di caffè, che da solo rappresenta il 17% del PIL derivante da agricoltura. La quantità di bucce di caffè, dunque di scarti, prodotta in terra colombiana è, come facilmente immaginale, elevatissima ed è causa di forte inquinamento; le bucce di caffè, infatti, in fase di decomposizione rilasciano elevate quantità di metano nell’atmosfera.

Partendo da questo problema di carattere ambientale, una start-up di Bogotà ha avuto la brillante idea di utilizzare quelli che sarebbero stati altrimenti destinati a diventare scarti inquinanti in un modo decisamente più utile ed innovativo: trasformandoli in materiale edilizio.

Un materiale innovativo

L’azienda, di nome Woodpecker, ha infatti dato vita a un nuovo materiale, il WPC (Wood Plastic Composite), in cui le fibre di legno sono state sostituite dalle bucce di caffè mescolate con la plastica riciclata; il risultato è quello di un materiale in grado di essere al contempo leggero, resistente e durevole, ma anche ignifugo e, non da ultimo, sostenibile sia a livello ambientale che a livello economico, visti i costi contenuti richiesti ad esempio per l’acquisto di un edificio costruito in WPC (si parla di 4.500 dollari, pari a circa 3.700 euro).

Una soluzione che si è già rivelata provvidenziale quando lo scorso autunno le abitazioni dell’isola de Providencia sono state spazzate via dall’uragano Iota e ci si è trovati di fronte all’urgenza di creare in tempi brevi nuove abitazioni per gli sfollati.

Una possibile soluzione per l’emergenza abitativa

Ad oggi questi innovativi “edifici di caffè” eretti in Colombia ammontano a 2.600 e potrebbero rappresentare una soluzione efficace per rispondere anche ad altre emergenze di carattere sociale: quella abitativa e quella scolastica, che colpiscono soprattutto le aree rurali e isolate del Paese in cui spesso è difficile anche soltanto ipotizzare di poter trasportare il materiale edilizio tradizionale. I moduli che compongono questi edifici, invece, hanno un peso piuttosto leggero (tanto da poter essere tranquillamente trasportati anche su una piccola imbarcazione) e, volendo, possono anche essere assemblati senza l’intervento dei tecnici dell’azienda.

Un’innovazione, dunque, che riesce a coniugare questione sociale ed ambientale, in quel virtuoso connubio che caratterizza l’economia circolare.

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