Basta acquisti inutili: ecco le biblioteche delle cose

In prestito oggetti invece dei libri

Quante volte ci è capitato di avere bisogno di un oggetto, di uno strumento che non possediamo e che finiamo con l’acquistare per utilizzarlo magari una volta o due e poi abbandonarlo in qualche angolo di casa o della cantina in attesa che il tempo finisca per renderlo inutilizzabile?

Fare acquisti inutili o dall’utilità limitata sembra essere diventato parte integrante della nostra mentalità di consumatori, continuamente bombardati dalla sensazione di avere bisogno di possedere qualsiasi cosa, con conseguenze che pesano sia sui nostri portafogli sia sull’ambiente, nel quale riversiamo un’enorme mole di rifiuti (i dati dell’ultimo rapporto ISPRA ci dicono che, solo nel nostro Paese, nel 2019 sono state prodotte 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani).

Per cercare di ovviare a questo problema è nata l’idea, semplice ma al contempo geniale, delle biblioteche delle cose.

Cosa sono le biblioteche delle cose?

Di cosa si tratta? Il concetto è lo stesso delle tradizionali biblioteche che tutti conosciamo bene, solo che in questo caso al posto di un libro si possono prendere in prestito oggetti di uso comune: trapani, avvitatori, tende da campeggio, giochi per i bambini, barbecue e chi più ne ha più ne metta. L’idea, che ha già trovato ampio seguito dall’Inghilterra al Canada, è arrivata da qualche anno anche da noi.

La prima delle biblioteche delle cose italiane è stata “Leila”, aperta nel 2016 a Bologna, che appena pochi giorni fa ha compiuto i suoi primi 5 anni; all’ingresso una scritta che racchiude significativamente il senso di iniziative come questa: “In fondo abbiamo bisogno di utilizzare, non di possedere”.

Poi sono arrivate le realtà di Palermo, con l’apertura di “Zero”, la prima biblioteca delle cose siciliana e quella di Firenze con la sua “Oggettoteca”, nata dall’impegno condiviso di un gruppo di genitori e amici intenzionati a dare vita ad un progetto di economia circolare che promuovesse anche l’autonomia di ragazze e ragazzi con disabilità.

Il meccanismo di solito è lo stesso: si paga una quota annuale per il tesseramento, dopodiché ci si può prenotare per prendere in prestito ciò di cui si ha bisogno, con la possibilità di portare a propria volta oggetti da mettere a disposizione degli altri frequentatori della biblioteca.

Un modello che fa bene all’ambiente, ma non solo

Un meccanismo virtuoso sotto numerosi punti di vista che non riguardano soltanto l’ambiente in senso stretto e dunque la lotta agli sprechi, alla sovrapproduzione e alle emissioni causate dai processi di smaltimento dei rifiuti, ma investono anche aspetti fondamentali del nostro vivere in società, rafforzando il senso di condivisione della comunità e del rispetto dei beni comuni.

Un modo diverso, dunque, di essere consumatori ma anche di essere cittadini che si interessano attivamente al bene delle proprie città e dell’ambiente, evitando la corsa folle al consumo che, è ormai evidente, non giova né a noi né al Pianeta.

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