Più 50% di migranti climatici per ogni

Il momento della vergogna

Centotrenta persone di cui non sappiamo niente, di cui non conosciamo né i nomi né le storie e né tanto meno le ragioni che le hanno spinte a scappare dalla propria terra sono morte nel Mediterraneo, nell’indifferenza generale dei Paesi dell’Unione Europea.

Interroghiamoci tutti su questa ennesima tragedia, è il momento della vergogna. Preghiamo per questi fratelli e sorelle e per tanti che continuano a morire in questi drammatici viaggi”, ha detto ieri Papa Francesco al termine dell’Angelus a Piazza San Pietro.

I migranti climatici sono destinati ad aumentare

La notizie di questa ennesima strage nel Mediterraneo arriva appena qualche settimana dopo la pubblicazione di un nuovo studio internazionale– elaborato da un gruppo di ricercatori svizzeri, tedeschi e olandesi – che preannuncia un futuro fosco per milioni di persone che, se non si interverrà adeguatamente sulla crisi climatica globale, si vedranno sempre più frequentemente costrette a fuggire dal proprio Paese di origine per scampare dalle conseguenze che i cambiamenti climatici stanno già causando e causeranno con violenza crescente se non riusciremo a tenere a bada l’innalzamento delle temperature.

Già uno studio realizzato recentemente dalla Croce Rossa e da Mezzaluna Rossa aveva evidenziato come tra settembre 2020 e febbraio 2021 ben 10,3 milioni di persone siano state costrette a migrare a causa di eventi climatici estremi; un numero nettamente superiore a quello delle migrazioni generate dalle guerre.

Oggi questa nuova analisi si spinge un passo avanti e ci dice che ogni grado di aumento della temperatura avrà come conseguenza un aumento del 50% del numero di migranti climatici; se si dovesse arrivare ad un aumento – disastroso sotto tutti i fronti – di addirittura 3 gradi rispetto all’era pre-industriale, il numero di persone che si vedranno obbligate a lasciare le proprie case salirà fino a un miliardo.

La causa primaria che spinge intere famiglie a lasciare tutto e ad iniziare dei veri e propri viaggi della speranza è rappresentata dalle inondazioni generate dall’innalzamento dei mari, ma all’opposto abbondano anche i casi in cui è la desertificazione – innescata sempre dall’aumento delle temperature – a spingere a migrare (uno su tutti il caso emblematico del Sahel).

Un fenomeno da affrontare con urgenza

Quello dei migranti climatici è un fenomeno che occorrerebbe affrontare con urgenza, considerato il fatto che, anche se riuscissimo a rispettare quanto stabilito dall’Accordo di Parigi, entro la fine del secolo comunque il numero di persone che si muoveranno per via dell’innalzamento delle temperature già avvenuto sembra essere destinato a salire del 110%.

Già il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha posto la questione al centro dell’attenzione, indicandola come un “problema centrale per la comunità internazionale”, eppure il tema continua ad essere preso sottogamba da gran parte dei leader politici, che sembrano voler girare la testa da un’altra parte di fronte a quello che sta divenendo sempre più un dramma umano e che rischia di diventare un nuovo incentivo per tragedie come quella a cui abbiamo appena assistito.

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