L'ecologia entra all'università
L'ecologia entra all'università

Ecologia e digitalizzazione nelle università italiane

Ecologia e digitalizzazione entrano nelle università italiane come discipline oggetto dei nuovi corsi di laurea approvati dal CUN che ampliano l’offerta formativa per il nuovo anno accademico.

Transizione ecologica e digitale, sostenibilità ambientale, competenze digitali: da quando Draghi ha assunto la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri queste sono le parole chiave più frequenti dell’agenda di governo e del Recovery plan, e non solo.

Secondo i dati del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), per l’anno 2021/2022 si è registrato un totale di 201 nuovi corsi tra magistrali, triennali e professionalizzanti.

Di questi, 47 sono i nuovi corsi di laurea che hanno come oggetto di studio “ambiente”, “sostenibilità” e “digitalizzazione”.

Quali corsi di laurea?

Tra la lista dei corsi registrati dal CUN, inviati all’Anvur e in attesa dell’approvazione da parte del Ministero dell’Università i nuovi corsi di laurea che hanno come oggetto di studio la transizione ecologica e l’ambiente sono 27.

Le proposte triennali sono Ingegneria civile e ambientale e Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura, mentre tra le magistrali troviamo Architettura, Antropologia culturale e etnologia, Architettura e Eco design inclusivo.

Inoltre, le lauree professionalizzanti si distribuiscono in tre classi: Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, Tecniche agrarie alimentari e forestali, Tecniche industriali e dell’informazione, già presenti in via sperimentale negli ultimi tre anni e che necessitano di un’evoluzione per il nuovo anno accademico.

Per quanto riguarda l’offerta formativa legata al digitale, essa coinvolge 20 lauree di tipo sia umanistico che scientifico: da Scienze delle Comunicazioni a Teorie e metodologie dell’e-learning e della media education, questi percorsi riflettono anche le esigenze sviluppatesi soprattutto come conseguenza del distanziamento sociale richiesto dall’emergenza sanitaria.

Tra Dad e lezioni in presenza

Un dato sorprendente è il fatto che la maggior parte delle nuove proposte accademiche si svolgeranno in presenza, mentre solo 18 saranno erogate in forma mista e 30 prevalentemente o totalmente a distanza, una scelta comune soprattutto per le università telematiche.

Dopo un anno di lezioni a distanza, l’esistenza di un numero cospicuo dei corsi in presenza fa sorgere l’idea che forse il passaggio al digitale non è poi così ben accolto negli storici atenei ma lascia anche trasparire in filigrana l’esperienza vissuta durante il lockdown e le ripercussioni socio-psicologiche della DaD coartata dalla pandemia.

Recovery fund e università

I primi fondi del Recovery plan saranno stanziati a luglio, con lo sblocco di una quota pari al 13% dei fondi totali.

Che ci sia un filo invisibile che collega Recovery Fund e i nuovi corsi presentati dal CUN è plausibile, ma è altrettanto vero che molti di questi siano stati erogati già da molto tempo prima della crisi economica scaturita dall’emergenza COVID.

La conferma che la rivoluzione verde negli ambienti universitari – la consapevolezza di dover rinnovare il taglio dell’offerta formativa con discipline orientate allo studio di nuove tecnologie eco compatibili – è un seme già coltivato a prescindere dalle urgenze dettate dal Recovery plan.

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