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Earth Day 2021: ripartiamo da un futuro verde

Come nasce l’Earth Day

Da quando l’attivista per la pace John McConnel, durante la Conferenza UNESCO che si stava svolgendo a San Francisco, propose la creazione di una giornata per celebrare la vita sulla Terra e rinnovare l’impegno a tutelare il nostro Pianeta, sono passati 52 anni.

All’epoca la coscienza dei rischi connessi a un uso smodato delle risorse messe a disposizione del Pianeta aveva appena iniziato a prendere forma e muoveva i primi passi sulla scia delle contestazioni in corso contro l’industria del petrolio, riconosciuta come una potenziale causa di gravissimi danni ambientali.

Di crisi climatica e di lotta alle emissioni inquinanti ancora non si parlava, o perlomeno non se ne parlava in modo tale da rendere l’argomento una questione diffusamente dibattuta, così come erano lontane dalla coscienza collettiva tematiche come quella dell’economia circolare e del riciclo, della mobilità e dell’architettura sostenibile, della revisione del sistema agroalimentare e della lotta agli sprechi, tanto per citare alcune delle questioni che, invece, oggi conosciamo bene e su cui un numero crescente di persone sta iniziando ad acquistare coscienza.

Earth Day ieri e oggi

Quando il primo Earth Day ha avuto luogo, il 22 Aprile del 1970, si trattava soprattutto di una proclamazione d’amore verso la Terra che ci ospita, della promessa di rispettarla e di tutelarla, oggi più che mai si tratta di un promemoria utile a ricordarci l’urgenza di un cambiamento radicale delle nostre esistenze, del nostro modo di fare economia, della nostra concezione di politica e di convivenza all’interno della società, che ci consenta di evitare conseguenze della cui portata finora abbiamo visto solo una minima parte, ma che se non riuscissimo a rispettare gli Accordi di Parigi e a contenere l’innalzamento della temperatura globale entro gli 1,5 gradi si mostrerebbero con tutti i loro effetti.

Un’occasione di ripartenza

L’ Earth Day, che attualmente vede coinvolti 193 Paesi e che rappresenta il più grande evento ambientalista a livello globale -con la partecipazione di circa un miliardo di persone – è l’occasione giusta per chiedere ancora una volta ai nostri politici di fare qualcosa di concreto ora, di non rimandare, di non cercare più soluzioni poco coraggiose che non servono a nessuno. È l’occasione per fermarci un momento, per ritagliarci un piccolo spazio di riflessione all’interno delle nostre vite governate dalla iperconnessione e dalla velocità a tutti i costi e interrogarci su quanto stiamo facendo per vivere in armonia con il Pianeta e non contro il Pianeta.

La consapevolezza dell’urgenza di fronteggiare quanto prima la crisi climatica è molto cresciuta negli ultimi anni, ce lo testimoniano i numerosi movimenti – soprattutto giovanili, come i Fridays For Future – nati da poco tempo eppure capaci di catalizzare l’attenzione di milioni di giovani in tutto il mondo; ce lo conferma un recente sondaggio – il più grande realizzato finora – che l’Università di Oxford ha condotto coinvolgendo 1,2 milioni di persone, il 64% delle quali dice di pretendere interventi più incisivi da parte dei leader politici per salvaguardare il futuro del Pianeta, con i giovani che, anche in questo caso, si rivelano essere i più sensibile alla necessità di una rivoluzione verde.

La consapevolezza cresce, ma la strada è ancora lunga, le battaglie sono ancora tante e il cambiamento culturale, quello che Alex Langer profeticamente indicava come la via maestra per la conversione ecologica, è forse soltanto iniziato. In un momento storico in cui le parole rinascita e ripartenza risuonano quotidianamente nelle nostre vite, che questa Giornata Mondiale della Terra possa essere dunque non solo un’occasione di denuncia di ciò che non sta funzionando, ma anche un momento di incontro e di confronto, in prospettiva di ciò che vogliamo costruire per un futuro più verde.

Ringraziamo Concetta Flore per averci consentito l’utilizzazione della sua opera per l’immagine sopra. Concetta è illustratrice e artista naturalistica, collabora col WWF, Greenpeace, Lipu, l’Ente Romanatura, e ha un 💚.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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