I ricchi producono la metà delle emissioni globali
air pollution over the town

Crisi climatica e disuguaglianze

Dall’Africa impiegata come una sorta di discarica mondiale dei rifiuti elettronici, agli effetti decisamente più pesanti che l’inquinamento ambientale ha sulle comunità di per sé già più deboli (aspetto recentemente esplorato da uno studio che porta la firma della Dottoressa dell’Università del Texas, Susan Pacheco e del ginecologo Bruce Bekkar), quella del razzismo ambientale, così come quella dell’aumento esponenziale dei migranti climatici, è una questione sempre più evidente e che bene ci fa comprendere il profondo legame che esiste tra crisi ambientale e crisi sociale.

L’élite degli inquinatori

Le conseguenze disastrose che la crisi climatica sta causando stanno infatti non solo distruggendo il Pianeta, ma anche amplificando il divario tra le classi sociali. Da un lato abbiamo milioni di persone fragili, spesso in stato di povertà, che si ritrovano a subire sulla propria pelle gli aspetti più drammatici dei cambiamenti climatici: villaggi e abitazioni distrutti da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, migrazioni, problemi di salute legati all’esposizione a sostanze inquinanti; dall’altro abbiamo una piccolissima percentuale di ricchi che si aggira intorno al 10% della popolazione globale e che da sola è responsabile di quasi la metà della crescita delle emissioni inquinanti nel periodo che va tra il 1990 e il 2015.

A rivelarlo è uno studio elaborato da 30 scienziati esperti nell’analisi dell’impatto ambientale del comportamento dei cittadini, che hanno evidenziato come l’unico modo per rispettare gli obiettivi prefissati per il 2030 sia quello di un intervento delle istituzioni che porti le élite verso uno stile di vita meno incentrato sul consumo fine a sé stesso e più sostenibile per il Pianeta.

Cambiare stile di vita in nome dell’equità

Gli studiosi spiegano che “Per mantenere in vita l’obiettivo degli 1,5 gradi, i ricchi devono apportare i cambiamenti più radicali ai loro stili di vita. Per raggiungere questo obiettivo , l’1% più ricco della popolazione mondiale deve ridurre le proprie emissioni di almeno 30 volte entro il 2030”. Per fare questo, quella che è stata definita come “l’élite inquinatrice” dovrebbe rivedere alcuni aspetti finora ignorati e la politica dovrebbe intervenire equamente in tal senso; lo studio porta a tal proposito alcuni esempi che vanno dalle tasse per chi viaggia molto spesso in aereo a quelle sull’altro consumo di carne, senza dimenticare di inserire tra le soluzioni necessarie quella di incentivi crescenti al mondo della mobilità sostenibile e delle energie rinnovabili.

Come spesso accade, dunque, si insiste ancora una volta sull’urgenza di cambiamenti che riguardano innanzitutto lo stile di vita dei singoli individui, ma stavolta con un’attenzione particolarmente mirata al concetto di equità, perché anche quando si ambiente non siano sempre le categorie più fragili a pagare gli errori dei ricchi e dei potenti.

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