HomeUomo e AmbienteDirittiDai maltrattamenti alla scuola: l'emergenza dei minori

Dai maltrattamenti alla scuola: l’emergenza dei minori

Crescono maltrattamenti e abusi

Incuria, violenza assistita, maltrattamenti fisici e psicologici, violenza sessuale: è l’inferno che, solo nel nostro Paese, hanno attraversato ben 77.493 minori su 401.766 presi in carico dai servizi sociali.

L’indagine, condotta tra luglio 2019 e marzo 2020 da Terres des Hommes e CISMAI per l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA), ha visto coinvolti 2,1 milioni di minori residenti in 196 comuni italiani e ha restituito un quadro decisamente allarmante della situazione in cui vertono decine di migliaia di bambini e bambine nel nostro Paese.

Situazione che, come sottolinea il Presidente di CISMAI, Giovanni Visci, nonostante le raccomandazioni del Comitato Onu all’Italia, non viene adeguatamente monitorata attraverso un sistema nazionale di raccolta dei dati che consenta di programmare degli efficienti servizi di tutela.

Bambine e stranieri i più esposti ai maltrattamenti

Secondo quanto emerso dall’indagine, il numero di bambini affidati ai servizi sociali è maggiore rispetto a quello delle bambine, ma sono queste ultime ad essere le più esposte a maltrattamenti, così come maggiore è il rischio per i minori stranieri rispetto ai minori di nazionalità italiana. Nella maggior parte dei casi si tratta di maltrattamenti multipli, provenienti in larga parte da persone che fanno parte della sfera familiare o affettiva delle vittime; ad avviare azioni a protezione dei minori esposti a maltrattamenti è di solito l’autorità giudiziaria e, salvo casi particolarmente gravi, i servizi sociali tendono ad intervenire perlopiù attraverso forme di assistenza economica e domiciliare, cercando – quando possibile – di non allontanare i bambini e le bambine dal nucleo familiare di origine.

A destare particolare preoccupazione rispetto a quanto rilevato dall’analisi condotta da Terres des Hommes e CISMAI è il peggioramento della condizione di bambini e bambine in territorio italiano; rispetto ai dati raccolti nel 2015 in 117 comuni d’Italia si registra un aggravarsi della situazione sotto tutti i punto di vista: aumenta infatti non solo il numero di minori affidati ai servizi sociali, ma anche quello che riguarda nello specifico le assegnazioni per maltrattamenti, con un +14,8% rispetto ai dati precedenti.

Crescono le violenze durante la pandemia

Questi numeri già di per sé preoccupanti sembrano purtroppo destinati a crescere in seguito agli eventi dell’ultimo anno.

A lanciare l’allarme, già alla fine della scorsa estate, era stato l’Unicef, che attraverso un’indagine globale aveva portato alla luce i rischi crescenti a cui milioni di bambini e bambine nel mondo si erano ritrovati esposti a seguito dell’interruzione di molti servizi di prevenzione e contrasto alla violenza sui minori. Sui 136 Paesi presi in esame, infatti, ben 104 avevano dichiarato di aver interrotto gran parte dei servizi dedicati alla tutela dei bambini per via delle restrizioni legate alla pandemia. Questo proprio nel momento in cui tanti bambini e bambine si sono ritrovati ad avere più bisogno. Lo stato di quarantena, la chiusura delle scuole, la riduzione di contatti con l’esterno hanno infatti rappresentato per molti di loro un’esposizione crescente a violenze e abusi che, come sappiamo, nella maggior parte dei casi si consumano proprio all’interno delle mura domestiche. Prigionieri di soggetti abusanti, milioni di bambini hanno perso la possibilità di rivolgersi a strutture, enti e servizi che potessero intervenire per allontanarli dal pericolo, con conseguenze disastrose soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

70 milioni di bambini di 10 anni non sanno leggere e scrivere

Conseguenze su cui ha svolto un ruolo determinante anche la chiusura delle scuole di quasi tutto il mondo, che nelle fasi più dure della pandemia ha costretto circa 1,6 miliardi di bambini a restare senza scuola. Oggi un report di The one campaign, che fa riferimento a dati rilevati dalla Banca mondiale, dall’Onu e dall’Unesco, ci dice che l’interruzione forzata dei percorsi scolastici di tanti bambini ha dato vita a quella che può essere definita una vera e propria emergenza educativa, i cui effetti si faranno sentire per molto tempo.

70 milioni di bambini e bambine che oggi hanno 10 anni alla fine del 2021 non avranno raggiunto le competenze base di lettura e scrittura previste per la loro fascia di età, con un’incidenza che si fa particolarmente negativa in quelle aree del mondo che già prima della pandemia mostravano gravi difficoltà, Africa subsahariana in primis. Quello che sta accadendo oggi, quello che milioni di bambini hanno perso e stanno perdendo non riguarda solo il presente, ma soprattutto il futuro: questi sono gli adulti del prossimo decennio, quelli che determineranno lo sviluppo culturale ed economico di interi Paesi e che oggi stanno vedendo scomparire la possibilità di crearselo questo futuro.

Tutti questi dati, questi report ci mettono davanti a una realtà a cui forse non stiamo dando un peso adeguato. L’istruzione, la tutela dei diritti dei minori sono temi che fanno molto comodo per muovere l’emotività collettiva, ma allo stesso tempo sono questioni che continuano a trovare scarso riscontro nell’agenda politica nazionale e internazionale. Eppure basterebbe porsi una domanda: come si può parlare di rinascita, di ripartenza se ci si dimentica così facilmente di milioni di bambini e di bambine?

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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