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Quando le uova di Pasqua fanno male all’ambiente

Un’amara verità

Tra pochi giorni sarà Pasqua e, come ogni anno, le nostre case si riempiranno di uova di cioccolato e dolci di ogni genere. All’apparenza tutto molto bello, ma, come evidenzia bene il report appena pubblicato dal WWF, dietro a tanta dolcezza si nasconde un’amara verità.

Sappiamo infatti che oggi l’agricoltura rappresenta la causa del 73% della deforestazione nelle aree tropicali e subtropicali del nostro Pianeta e che, come evidenziato dagli scienziati dell’IPCC, il 20% delle emissioni annuali di gas serra proviene proprio dalla filiera agroalimentare che da solo causa conseguenze pesantissime in termini di surriscaldamento globale e di perdita della biodiversità.

Gran parte della deforestazione si concentra nei Paesi tropicali: Brasile, Indonesia e Congo restano quelli più colpiti e tra i prodotti che incidono di più sullo stato di salute delle foreste ci sono proprio zucchero a cacao.

Amazzonia a rischio per colpa dello zucchero

Per quanto riguarda lo zucchero, a pagare gli effetti più pesanti è il Brasile, oggi primo produttore al mondo di canna da zucchero (da cui si ottiene l’80% dello zucchero prodotto a livello mondiale, contro il 20% ricavato dalle barbabietole). Nel solo 2019 sono state prodotte 641 milioni di tonnellate di questa materia prima, una coltivazione che soltanto nel decennio compreso tra il 2002 e il 2012 ha provocato la sparizione di 16,3 mila chilometri quadrati di Foresta Amazzonica. La situazione si è ulteriormente aggravata a seguito della decisione, da parte del Presidente Bolsonaro, di annullare il divieto di coltivazione della canna da zucchero nella aree vulnerabili della foresta pluviale, così come voluto dal governo Lula 10 anni fa. Il risultato è che ora un’area come quella del Pantanal, che costituisce la più grande zona umida tropicale del mondo, è esposta ad una minaccia che rischia di comprometterne in modo irreversibile lo stato di salute. La minaccia dell’estensione incontrollata delle coltivazioni di canna da zucchero non riguarda esclusivamente il Brasile, ma sta causando seri problemi a diversi ecosistemi: dalla regione paludosa subtropicale dell’Everglades in Florida alla Grande Barriera Corallina australiana, sempre più esposta all’inquinamento generato proprio dalla produzione costiera di canna da zucchero. La ragione che accompagna una crescita a dismisura delle aree destinate alla canna da zucchero è ovviamente la richiesta crescente di questo prodotto a livello globale: è sufficiente dire che il consumo medio mondiale di zucchero è aumentato del 50% negli ultimi 30 anni, arrivando a toccare i 70 grammi giornalieri, contro ogni indicazione dell’OMS che raccomanda di non superare i 25 grammi al giorno, corrispondenti a circa 5 cucchiaini da tè (quantità ampiamente superata negli Stati Uniti, dove il consumo quotidiano si aggira intorno ai 28 cucchiaini al giorno, contro i 15-18 cucchiaini consumati nel nostro Paese).

Il cacao che sta uccidendo le foreste africane

La situazione non è migliore se si guarda all’altro prodotto simbolo della Pasqua: il cioccolato e dunque il cacao.

L’aumento esponenziale del consumo soprattutto di cioccolato (parliamo di un +22% solo in Italia durante il lockdown dello scorso anno e di una crescita mondiale che viaggia a un ritmo medio annuo del +3%) ha fatto sì che la produzione di cacao negli ultimi 30 anni arrivasse addirittura a raddoppiare. A produrre l’80% delle fave di cacao nel mondo sono soltanto 4 Paesi: Costa D’Avorio, Ghana, Nigeria e Camerun; i Paesi dell’Africa occidentale negli ultimi anni hanno infatti visto triplicare la produzione di cacao, con impatti gravissimi sulle foreste che a questo ritmo di produzione rischiano di scomparire entro il 2024, con effetti devastanti sul fronte dei cambiamenti climatici.

Essere consumatori consapevoli aiuta l’ambiente

Ancora una volta, come quando si affronta l’argomento del consumo di carne, quel che appare abbastanza chiaro è che dai nostri consumi dipende una larga parte della salute del Pianeta. Per questo, anche durante i giorni di festa, è importante tenere presente ciò che facciamo ed essere dei consumatori consapevoli. Nel suo rapporto il WWF ci ricorda che “acquistare un uovo di Pasqua che abbia un basso impatto sulla natura e sulla nostra salute non è solo possibile, ma necessario se vogliamo continuare a mangiarne anche in futuro, mantenendo il nostro Pianeta in grado di sostentarci”.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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