HomeClimaEnergiaLe rinnovabili costano quattro volte in meno del nucleare

Le rinnovabili costano quattro volte in meno del nucleare

Qualche passo in avanti

Il passaggio alle energie rinnovabili è uno di quegli obiettivi che non è possibile mancare se vogliamo rispettare quanto stabilito con l’Accordo di Parigi.

Qualche importante passo in avanti è stato compiuto; come rivela il report annuale elaborato da Ember and Agora Energiewende – che dal 2015 si occupa di monitorare il settore energetico dell’Unione Europea – nel corso del 2020, ad esempio, in Europa l’energia elettrica generata da fonti rinnovabili ha superato quella prodotta da fonti fossili e ci sono Paesi come la Svezia che già oggi garantisce il 56,4% di consumi coperti da energie rinnovabili, ma, anche solo restando dentro i confini dell’UE, la strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo (migliorabile) di abbattere il 55% delle emissioni entro il 2030 è ancora molto lunga e deve fare i conti con numerosi ostacoli, spesso legati al pregiudizio che un mondo che si muove al 100% con energia rinnovabile sia troppo costoso.

Le rinnovabili convengono al Pianeta e all’economia

A smentire nuovamente questa idea arriva ora il World Nuclear Industry Status Report (WNISR), il rapporto annuale prodotto da un gruppo di studiosi internazionali indipendenti, guidati dal tedesco Mycle Schneider, che ci dice chiaramente che l’elettricità prodotta da energie rinnovabili ci costa circa quattro volte in meno di quanto ci costa quella prodotta dal nucleare. Nello specifico il rapporto parla di 3,7 dollari di media per produrre 1 kilowattora di elettricità con il fotovoltaico, che diventano 4 dollari se si tratta di eolico, contro i 5,9 dollari necessari per produrre la stessa quantità di elettricità con il gas, gli 11,2 dollari se si passa al carbone e addirittura i 16,3 dollari del nucleare.

Questi numeri rendono chiaro che la transizione verso le fonti rinnovabili non è soltanto utile al Pianeta e indispensabile a combattere i cambiamenti climatici, ma è anche estremamente conveniente in termini economici.

A chi giova il nucleare?

Come ha spiegato lo stesso Schneider, “Il nucleare è semplicemente escluso. Non solo perché è la forma di generazione elettrica più costosa oggi, ma anche perché serve molto tempo per costruire i reattori. Ogni euro investito in nuove centrali nucleari peggiora la crisi climatica, perché non può essere usato in opzioni efficienti per la protezione del clima”, aggiungendo che “le rinnovabili sono diventate così convenienti che in molti casi sono al di sotto dei costi operativi base delle centrali nucleari”. A questo c’è da aggiungere un altro problema, per nulla secondario, che riguarda la localizzazione e i costi necessari allo smaltimento delle scorie nucleari; questione su cui anche nel nostro Paese si è dibattuto e si dibatte ancora.

Ciononostante la corsa al nucleare di alcuni Paesi non sembra arrestarsi; la Cina su tutti continua ad investire cifre enormi nell’energia nucleare e ha tuttora in cantiere la costruzione di 17 nuove centrali, che si andranno ad aggiungere alle 49 già esistenti all’interno del suo territorio nazionale. Anche in Francia, dove la maggior parte dell’energia è ricavata dal nucleare, si progetta di aggiungere una nuova centrale alle 56 già esistenti.

Scelte che, stando anche a questo nuovo studio, sono prive di fondamento economico e sembrano piuttosto favorire le industrie del settore a svantaggio sia delle finanze dei vari Paesi sia della salute del Pianeta, soffocato da emissioni che ne stanno irrimediabilmente compromettendo il futuro, con conseguenze e danni che, come ben sappiamo, pesano anche sulla nostra salute.

Francesco Alemanni
Francesco Alemanni
Membro dell'esecutivo nazionale e tesoriere della Federazione dei Verdi, esperto di pianificazione strategica nel settore delle politiche ambientali e delle energie rinnovabili. In qualità di Dirigente della Regione Lazio si è occupato di coordinare le politiche per il Protocollo di Kyoto, le energie rinnovabili, lo sviluppo sostenibile e la cooperazione decentrata verso i Paesi del Sud del mondo.

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