HomeUomo e AmbienteDirittiLe microreti solari delle donne yemenite

Le microreti solari delle donne yemenite

Una crisi umanitaria dimenticata

Dal 2014 lo Yemen sta affrontando una guerra tanto sanguinosa quanto spesso dimenticata. Il conflitto, che si è ulteriormente aggravato a seguito dell’intervento dell’Arabia Saudita e di altri otto Stati nel marzo del 2015, ha provocato da questa data al novembre del 2020 più di 18.557 vittime tra i civili e oltre 4,3 milioni di sfollati, dando vita ad una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi anni.

Ad oggi si stima che l’80% degli abitanti dello Yemen, quindi circa 24,3 milioni di persone, abbia bisogno di assistenza umanitaria: manca il cibo, manca l’acqua potabile, mancano i servizi igienici, l’assistenza sanitaria e, soprattutto nelle comunità rurali, manca l’accesso alle fonti di energia.

Il progetto delle microreti solari

Per rispondere in particolare a quest’ultima esigenza – presente anche prima dello scoppio della guerra, se si considera che ad avere accesso a fonti energetiche era solo il 23% della popolazione – il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) ha ideato un progetto che si sta rivelando molto utile sotto svariati punti di vista.

Si tratta di 3 nuclei di microreti solari creati in zone rurali dello Yemen e in grado di fornire energia pulita ai residenti locali a un prezzo assolutamente vantaggioso (si parla di 0,016 centesimi di euro all’ora a fronte degli 0,34 centesimi pagati precedentemente per la fornitura di energia).

I benefici, dunque, non riguardano soltanto l’ambiente, ma anche le famiglie che a causa della guerre – e da un anno a questa parte anche della pandemia – vivono in condizioni economiche estremamente fragili e che, grazie alle reti solari, non solo hanno la possibilità di ricevere elettricità e di risparmiare, ma riescono anche a lavorare nelle ore in cui è già calato il sole, cosa che prima era impensabile. Ad oggi 10.000 persone sono riuscite a beneficiare dell’energia generata dai 3 impianti e 2.100 di loro, grazie ai risparmi ottenuti, sono state in grado di dare vita a piccole imprese.

Un passo avanti contro le disuguaglianze di genere

Gli effetti positivi di questa iniziativa però non finiscono qui, perché da un anno e mezzo a questa parte uno dei 3 impianti solari, situato ad Abs, a soli 32 km dal fronte di guerra, è gestito da un gruppo di 10 donne yemenite.

La notizia, che forse ai nostri occhi potrebbe sembrare banale, è invece tutt’altro che irrilevante. Per 13 anni consecutivi infatti lo Yemen si è posizionato ultimo nell’indice del World Economic Forum’s Global Gender Gap, che analizza appunto lo stato delle disuguaglianze di genere nel mondo. Quella delle donne dello Yemen risulta essere da anni una delle peggiori: private della possibilità di studiare e di lavorare, costrette a matrimoni precoci, a violenze domestiche e spesso vittime di delitto d’onore, queste donne, soprattutto nelle aree rurali, vivono le conseguenze di una mentalità radicata che si basa ancora sulla convinzione di una netta inferiorità del ruolo delle donne rispetto a quello degli uomini.

La realtà di quelle che ormai vengono chiamate “le ragazze della microrete” rappresenta un piccolo, ma importante passo in avanti rispetto a questo stato di cose. Le donne coinvolte, spesso istruite ma comunque escluse dal mondo del lavoro, hanno acquisito competenze tecniche nelle gestione della microrete solare e, nonostante le critiche e lo scetticismo iniziale, stanno via via acquistando anche la fiducia della comunità.

Il programma ci ha dato fiducia in noi stesse, per poter partecipare attivamente nella società e ha infranto la linea di confine nel rapporto con gli uomini”, ha dichiarato Amena Yahya Dawali, una delle donne coinvolte nel progetto con il ruolo di funzionaria tecnica dell’impianto. Per il suo impatto positivo, la microrete solare delle 10 donne yemenite ha ottenuto lo scorso anno il premio annuale dell’organizzazione benefica per l’innovazione climatica Ashden.

Obiettivo: 100 nuove microreti solari

Viste le conseguenze positive generate dai 3 impianti, l’UNDP si è ora impegnata nella ricerca di finanziamenti utili alla creazione di 100 nuove microreti solari, capaci di fornire l’energia necessaria innanzitutto per tenere in piedi scuole e ospedali, più che mai indispensabili in un Paese che si trova contemporaneamente a vivere una guerra e una pandemia.

Una piccola speranza, in un Paese di cui troppo spesso ci siamo dimenticati.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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