Quella inquietante dozzina della disinformazione

Dodici persone responsabili del 73% delle notizie false sui vaccini contro il Covid

Durante il nostro quotidiano navigare sulla rete e sui social network, ciascuno di noi si è imbattuto in una di quelle che comunemente vengono chiamate “fake news”, definite da Wikipedia come “articoli o pubblicazioni su reti sociali redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione”.

Il fenomeno delle notizie fase o artatamente modificate nasce con l’invenzione della stampa stessa ma è con l’avvento dei social network che ha raggiunto livelli sofisticati ed effetti inquietanti, come hanno dimostrato l’elezione di Donald Trump nel 2016 e la vittoria dei Brexiter nel referendum inglese .

Quello che però ha scoperto il Center for Countering Digital Hate (CCDH) nei giorni scorsi ha veramente dell’incredibile. L’Ong, con sede a Londra e Washington, ha come obiettivo proprio quello di smascherare l’architettura dell’odio e della disinformazione online. Nel suo rapporto “Disinformation Dozen” da poco pubblicato, l’Ong spiega con dati, nomi e cognomi come la gran parte dell’enorme quantità di notizie false sui vaccini contro il Covid 19, apparse online negli ultimi due mesi negli Stati Uniti, siano imputabili a sole dodici persone.

Tra il 1 febbraio e il 16 marzo scorso infatti, dei 689.000 contenuti No Vax circolati su Facebook, addirittura il 73% è imputabile ad account riferibili a sole 12 persone, i cui nomi vengono riportati nel Rapporto senza alcun filtro. Se sul social network per eccellenza i dodici si dimostrano particolarmente attivi, su Twitter le cose vanno un po’ meglio. Dei 120.000 tweets anti vaccini, “solo” il 17% è riconducibile alla sporca dozzina.

Un tema sottovalutato

Sono dati veramente inquietanti, che rivelano da un lato la superficialità con la quale Zukerberg e compagnia hanno affrontato, e ampiamente sottovalutato, il tema delle fake news. Dall’altro dimostrano come inoculare notizie false (e non vaccini) sia oggi pratica relativamente semplice, soprattutto se si dispone di un po’ di disponibilità economica.

Una buona notizia però si evince da questo inquietante Rapporto: così come è piuttosto semplice far arrivare notizie false a milioni di persone, con altrettanta semplicità è possibile smascherare i responsabili ed esporli al pubblico giudizio (almeno in questo caso), nella speranza che magari qualche giudice rilevi una fattispecie avente rilevanza penale e faccia il suo lavoro.

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