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L’UE agisca per tutelare la vita degli animali

Nessun animale sia lasciato indietro: la campagna per chiedere l’intervento UE

Costretti a vivere in ambienti malsani, ammassati, spesso affamati e malnutriti, privati della luce naturale e della possibilità di muoversi, oppure caricati su carri o navi e trasportati vivi all’interno dell’Unione Europea o verso Paesi fuori dall’UE per giorni, a volte persino settimane, in cui non hanno nemmeno la possibilità di riposare. È questa la straziante condizione di miliardi di animali di allevamento, che tante volte le associazioni animaliste hanno denunciato, documentando la totale mancanza di benessere in cui vivono.

Per questo 70 associazioni di 26 Paesi membri dell’Unione Europea – tra cui le italiane Animal Equality, CIWF, LAV ed Essere Animali, hanno deciso di dare vita alla campagna No animal left behind, con cui intendono chiedere all’Unione Europea una revisione delle attuali leggi che regolamentano la vita degli animali e il loro benessere, leggi che, è evidente, non solo non si stanno rivelando adeguate, ma che spesso mancano di toccare alcuni punti fondamentali, lasciando a tutti gli effetti gli animali esposti a enormi rischi per la loro salute fisica, ma anche mentale.

Occorre una revisione delle leggi sul benessere degli animali

L’iniziativa arriva proprio mentre la Commissione Europea, a seguito dell’avvio della strategia Farm to fork (avvenuto lo scorso anno), sta conducendo un’analisi sull’attuale legislazione relativa al benessere degli animali per capire in che modo intervenire e apportare le adeguate migliorie; qualche suggerimento era già arrivato dall’EFSA (l’agenzia per la sicurezza alimentare), ma ad oggi non si è mai intervenuti per trasformare queste indicazioni in leggi. Ora, invece, le associazioni animaliste pretendono che l’Europa ascolti la loro voce e soprattutto che accolga il grido di aiuti di miliardi di animali a cui si sta negando la possibilità di vivere la propria vita in modo naturale.

Stop al trasporto di animali vivi

Quello che le associazioni chiedono è innanzitutto uno stop definitivo al trasporto di animali vivi, una pratica tuttora largamente in uso e che è causa di sofferenze indicibili per gli animali. Basti pensare al caso attualissimo delle navi Karima Allah e Elbeik, che hanno navigato per due mesi attraverso il Mar Mediterraneo con a bordo 2.600 vitelli, rifiutati dal porto di arrivo per il sospetto che fossero ammalati e lasciati in mezzo al mare per settimane, finché appena una decina di giorni fa sono stati abbattuti su decisione del governo spagnolo.

Il diritto di vivere una vita felice e in salute

Ma la richieste avanzate alla Commissione europea non si limitano a questo: le associazioni chiedono infatti che gli animali vengano messi nella condizione di vivere una vita a misura dei propri comportamenti naturali, della propria indole e delle proprie esigenze fisiche e mentali e che smettano di essere trattati soltanto come delle “unità di produzione di cibo”; nel fare questo deve essere garantito loro un buono stato di salute, che include ovviamente l’accesso ad una buona alimentazione e il divieto assoluto di arrecare in qualsivoglia maniera dolore fisico o mentale al bestiame.

La petizione online

Le attuali leggi non riescono a proteggere gli animali e, di conseguenza, miliardi di loro in tutta Europa soffrono ogni giorno. È giunto il momento per la Commissione Europea di agire e impegnarsi in un’ambiziosa revisione della sua legislazione sul benessere degli animali, assicurandosi che nessun animale venga lasciato indietro”, ha dichiarato Reineke Hameleers, a capo di Eurogroup for Animals; per questo le associazioni che hanno aderito hanno deciso di creare anche una petizione online che consenta ai cittadini di appoggiare questa campagna di civiltà e far arrivare le proprio richieste direttamente all’Unione Europea, cosicché si possa finalmente garantire agli animali la vita felice e dignitosa che spetta loro.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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