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La gestione dei rifiuti nell’antica Roma

Lo smaltimento dei rifiuti? Un problema già nell’antica Roma

Gli archeologi sono entusiasti quando possono occuparsi di immondizia, poiché un’antica fogna, un’antica discarica sono stracariche di reperti e di informazioni sulle abitudini e sulla vita quotidiana delle antiche civiltà. La Roma imperiale nel suo momento di massimo splendore contava più di un milione di abitanti e lo smaltimento dei suoi rifiuti rappresentava già allora un problema serio e di non facile soluzione. Secondo il celebre archeologo Gordon Willey, più che un problema ciò avrebbe rappresentato un formidabile stimolo allo sviluppo di quella città e con essa di quella civiltà. Lo smaltimento di una quantità di rifiuti sempre crescente richiede infatti una organizzazione sociale efficiente e piuttosto stratificata. E’ noto che gli antichi Romani crearono un sistema fognario di tutto rispetto, tanto che in alcune città come Pavia o Fano esso è in uso ancora oggi. I liquami venivano smaltiti attraverso degli efficienti impianti sotterranei mentre i rifiuti solidi venivano raccolti in apposite discariche, che quasi sempre erano dislocate fuori dalle mura della città eterna. Esistevano dei magistrati che si occupavano specificamente di questa questione e che sovrintendevano all’attività di una vera e propria legione tra spazzini e netturbini, tra i 400 ed i 500 uomini. Ovviamente anche allora il senso civico non era diffuso in maniera uniforme nella popolazione e non mancarono leggi apposite atte a punire coloro che defecavano o urinavano deliberatamente per strada, i cosiddetti cacatores e minctores. Non era raro nemmeno imbattersi per strada con cadaveri lasciati volutamente insepolti, forma di massimo disprezzo, e talvolta questi resti umani finivano direttamente nelle cloache, come ad esempio la celebre Cloaca Maxima.

Il riciclaggio nell’antica Roma

Tuttavia l’antica Roma eccelleva nel riciclaggio, ad esempio i rifiuti organici venivano sistematicamente riutilizzati. Una parte di essi veniva utilizzata per sfamare i numerosi animali che circolavano in città, soprattutto cani e maiali, un’altra come concime per i numerosissimi orti e giardini presenti nell’Urbe. Un esempio ancora più eclatante è rappresentato dal recupero dei materiali edilizi, a cominciare da marmi e mattoni che venivano sistematicamente riutilizzati. In città come Mediolanum, l’antica Milano, dove cave di materiali pregiati erano rare e comunque molto distanti, tale pratica era una vera e propria necessità. Si possono trovare blocchi squadrati di granito serizzo, un tempo parte dell’architettura esterna dell’anfiteatro milanese, tra le fondamenta della non distante cappella di Sant’Aquilino, presso la basilica di San Lorenzo. Non è un caso raro. Invece i metalli ed il vetro degli edifici venivano fusi e riutilizzati per creare nuovi oggetti, mentre il legno veniva recuperato ed utilizzato preferenzialmente come combustibile.

Un discorso a parte meritano le anfore. Nell’impero romano, così come nella sua capitale, ne circolavano una quantità incalcolabile, tanto erano numerose. Venivano infatti usate per il trasporto di qualunque tipo di derrata alimentare e non solo. Si andava dal vino all’olio, dal miele ai legumi, dalle salse ai profumi. Ebbene queste venivano intanto utilizzate più volte, senza andarci troppo per il sottile. Ad esempio un’anfora poteva arrivare a Roma dall’Africa carica di olio e tornare a destinazione carica di vino. Venivano poi reimpiegate sovente nel settore edilizio, come materiale di riempimento dei muri o fatte a pezzi per realizzare dei vespai per drenare l’umidità sotto i pavimenti. Soprattutto venivano usate con grande intuizione per la muratura delle cupole, visto che la struttura cava delle anfore ed il volume da loro occupato consentiva di alleggerirne il peso complessivo. Addirittura potevano essere usate come orinatoi ai bordi delle strade, se tagliate a metà e conficcate nel terreno, o come sarcofagi per accogliere i corpicini di infanti morti prematuramente. In ogni caso ne circolavano talmente tante che spesso si era costretti a ridurle in cocci da buttare nelle discariche. Pare che sicuramente il monte Testaccio, situato nella zona portuale dell’antica Roma ed in prossimità dei magazzini, e probabilmente il monte Citorio, pensate un po’, siano colline artificiali e che abbiano avuto questa origine.

Dopo il crollo dell’Impero romano 

Con il crollo dell’impero romano la situazione peggiorò radicalmente. Con esso crollarono anche l’organizzazione e le basi culturali che avevano reso possibile un sistema tanto efficiente. L’immondizia cominciò ad accumularsi per le strade e forse anche per questo gli edifici stessi cominciarono a svilupparsi in altezza. Non capitava di rado che un edificio avesse adiacente la propria discarica. In epoca moderna la questione dei rifiuti tornerà ad essere affrontata con la giusta attenzione, anche se l’Ottocento con la sua rivoluzione industriale innescherà un meccanismo perverso che trasformerà progressivamente la questione dei rifiuti in un problema planetario. Gli archeologi del futuro ne troveranno tracce diffusissime, in grado di oscurare completamente quelle comunque lasciate dai Romani e da altri popoli del passato. C’è da augurarsi, recuperando il pensiero del già citato Willey, che anche in questo caso l’emergenza rifiuti possa produrre un ulteriore scatto di civiltà.

Felice Marino
Felice Marino
Nasce a Napoli, ma vive a Milano. Laureato in Chimica Farmaceutica, dal 2015 è una guida turistica abilitata della Città metropolitana di Milano. È tra i co-fondatori dell'Associazione culturale Antares e dal 2019 è iscritto ai Verdi. Autore di cinque libri, attualmente ne sta scrivendo un sesto dedicato agli alberi monumentali di Milano.

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