Per salvare l'Amazzonia fermiamo il

“Bolsonaro è una minaccia globale”. Padre Leonardo Boff ha lanciato un appello dal titolo “Manifesto all’umanita” firmato da intellettuali, personalità della cultura , dello spettacolo e della vita civile . Un manifesto in difesa della vita aggredita dalle politiche di Bolsonaro . Firmiamo e facciamo girare questo appello Firma qui

259 milioni di tonnellate di CO2 sono state emesse a causa della deforestazione

Per la prima volta uno studio specifico in Brasile, ha analizzato le emissioni di gas serra causate dagli incendi che sono aumentate dell’87% nel 2019, primo anno di governo del presidente della repubblica federale Jair Bolsonaro.
Secondo il rapporto “Analisi delle emissioni brasiliane di gas serra – e le sue implicazioni per gli obiettivi climatici in Brasile”, pubblicato giovedì 4 marzo, 2,7 miliardi di tonnellate di CO2 sono state rilasciate nell’atmosfera di cui poco 516 causate da incendi e più del 50% (259 milioni di tonnellate) sono state causate dagli incendi dolosi nel bioma amazzonico legati allo sfruttamento della foresta.
Analizzando la mappa delle emissioni di gas serra, ci rendiamo conto che la massima concentrazione di emissioni di gas serra provocata dagli incendi si trova in un’area della foresta pluviale amazzonica nota come Arco do Deforestação. Solo nel 2020 la deforestazione ha distrutto 21.000 km/q di territorio in Amazzonia, di cui 13.000 solo in Brasile. In questo scenario drammatico dal punto di vista ambientale di cui il presidente Bolsonaro è quota parte responsabile, è stato pubblicato un decreto presidenziale che regolarizza le occupazioni illegali di terre nella foresta e autorizza le attività minerarie, di ricerca di risorse idriche nelle terre indigene e di sfruttamento commerciale del legno.

 

Acqua, foresta e terra: le ragioni dello sfruttamento dell’Amazzonia


Perché l’Amazzonia da decenni il luogo simbolo in cui si concentrano le attività e politiche più devastanti e di sfruttamento dal punto di vista ambientale e di violazione dei diritti umani delle popolazioni indios?
Tanta acqua, foreste, terra e ciò che la terra conserva.
La più grande foresta tropicale del mondo, l’Amazzonia comprende il più grande bacino idrografico del pianeta, il cui fiume principale – l’Amazzonia – è alimentato da affluenti che si diramano in oltre 1.100 fiumi e formano un sistema di drenaggio unico. Circa un quinto di tutta l’acqua che scorre dalla superficie terrestre finisce in essa. Tuttavia, tutta questa esuberanza – responsabile della fornitura di importanti servizi ecosistemici per l’umanità – è minacciata.
Poiché i flussi d’acqua possono generare molta elettricità, il bacino del Rio delle Amazzoni ha, per molto tempo, suscitato l’interesse di governi, speculatori e industrie per la generazione di energia idroelettrica attraverso le dighe. Secondo uno studio pubblicato nel 2019 dalla rivista Nature Communications, almeno 158 dighe, comprese piccole dighe, operavano o erano in costruzione nel bacino amazzonico, e altre 351 erano state proposte.
Uno degli esempi più notevoli è la diga di Belo Monte, il quarto progetto idroelettrico più grande del mondo. Il lavoro è stato responsabile del blocco del fiume Xingu, un importante affluente dell’Amazzonia. Il suo bacino ha allagato 518 chilometri quadrati, ha sfollato più di 20.000 indios e popolazioni locali e causato ingenti danni a un ecosistema fluviale che contiene più di 500 specie di pesci, molti dei quali non si trovano da nessun’altra parte e da cui dipendono le popolazioni indigene locali.
Un altro caso è il progetto Barão do Rio Branco, un piano infrastrutturale nella regione amazzonica che include, tra le altre opere, la costruzione di una centrale idroelettrica da 2.000 a 3.000 megawatt sul fiume Trombetas, che scorre attraverso una regione isolata e ricca di minerali. La diga necessaria per questa centrale idroelettrica potrebbe allagare le terre di quilombola e minacciare una delle spiagge più grandi dell’Amazzonia, utilizzata per la riproduzione delle tartarughe.

Politiche distruttive e leggi violate impunemente

Questi sono due esempi di come il bacino amazzonico sia stato esplorato senza controllo da parte del governo brasiliano e di come le leggi siano costantemente violate impunemente. Sebbene questa politica sia iniziata prima dell’amministrazione di Jair Bolsonaro, è stato con l’attuale presidente che è diventata più intensa e pericolosa, soprattutto con lo smantellamento delle agenzie ambientali e dei sistemi di autorizzazione per i progetti infrastrutturali, riducendo le tutele per la biodiversità e per i popoli tradizionali.

Quando gli ecosistemi fluviali si trasformano in bacini artificiali, minano la diversità acquatica. Le dighe possono, ad esempio, bloccare le migrazioni annuali di pesci, come quella del pesce gatto gigante sul fiume Madeira. Dopo che il Brasile ha costruito dighe sul fiume Madeira nel 2011 e nel 2013, la cattura di pesce in quella che era la seconda regione di pesca fluviale più grande del mondo è precipitata in Brasile, Bolivia e Perù. Migliaia di persone hanno perso i mezzi di sussistenza per la pesca e il forte calo di questa attività ha anche generato tensioni sociali che persistono ancora oggi nella regione.

E non finisce qui: non essendoci quasi ossigeno sul fondo dei fiumi, il mercurio che si trova nel suolo, sia naturalmente che con aggiunte dovute alle attività minerarie, può subire una reazione chimica ed essere trasformato in metilmercurio – altamente velenoso. Livelli elevati di questa componente sono stati trovati nei capelli delle persone che vivono intorno alla diga di Tucuruí, nello stato del Pará, e Balbina, nello stato di Amazonas.

Il governo brasiliano, con una decisione pubblicata il 25 febbraio scorso sulla gazzetta ufficiale federale, ha autorizzato l’uso di 67 nuovi pesticidi in agricoltura e questo accade mentre il parlamento europeo è chiamato a ratificare l’accorso sul trattato di libero scambio commerciale tra l’Europa e i paesi del Mercosur ( Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). Dei 67 pesticidi autorizzati l’agenzia per la salute brasiliana, ANVISA, ritiene che 10 siano tossici per gli esseri umani mentre l’istituto per l’ambiente, IBAMA ne classifica 53 come pericolosi per l’ambiente. In due anni di governo Jair Bolsonaro, presidente della repubblica federale brasiliana, ha autorizzato oltre 967 pesticidi per favorire l’agricoltura intensiva in modo particolare nelle aree liberate in Amazzonia dalla deforestazione. Secondo i dati del Ministero dell’agricoltura dal 2000 in Brasile sono stati rilasciati 4.051 nuovi pesticidi per l’agricoltura e più della metà (2.097 pesticidi e componenti industriali) sono stati approvati negli ultimi 5 anni. E’ una quantità drammatica di composti chimici che è stata irrorata e continuerà ad esserlo sul bioma amazzonico a favore delle grandi produzioni agricole e per preparare i terreni per il pascolo degli allevamenti.

Le popolazioni indios sotto minaccia


Il livello d’impunità per le attività svolte contro gli indios in violazione delle leggi della stessa repubblica federale brasiliana ha raggiunto livelli mai toccati nel passato. Nell’Amazzonia sono concentrate la maggioranza di terre indigene che la costituzione brasiliana tutela, ma che al contrario sono sottoposte a continue invasioni per sfruttare le risorse naturali che conservano a favore di attività illegali e criminali. Il Ministro dell’ambiente del governo Bolsonaro Riccardo Salles ha proposto la riduzione di 334 aeree di protezione ambientale gestite dall’istituto di conservazione Chico Mendes ( ICMBio ) aree dove vivono indios e popolazioni caboclo. Secondo la commissione pastorale per la terra brasiliana, CPT, nel 2019 si sono registrati 1823 conflitti per le occupazioni delle terre con 32 leader indigeni assassinati. Uno di questi casi di omicidio è quello di Emyra Waiãpi, della terra indigena di Waiãpi, assassinata nel luglio 2019, all’età di 69 anni. È stata pugnalata a morte perché si opponeva all’invasione di cercatori d’oro in una regione dove sono in corso processi minerari illegali per l’estrazione di tantalio e oro. Questi dati e fatti vengono valutati dalla commissione pastorale come una conseguenza delle politiche dell’attuale governo.

Ratificare il trattato Eu-Mercosur significa sostenere le politiche di distruzione dell’Amazzonia


In questo scenario l’eventuale ratifica del parlamento europeo del trattato di libero scambio EU-Mercosur rappresenterebbe un diretto sostegno alla distruzione dell’Amazzonia portata avanti in Brasile e non solo.
Le liberalizzazioni commerciali riguarderanno, oltre ai dazi, le regole sui pesticidi e gli OGM, la proprietà intellettuale e la tutela delle eccellenze alimentari. L’approvazione del trattato porterà in Brasile all’aumento della produzione di carne a basso costo destinata in Europa e con essa anche le coltivazioni intensive come la soia ogm e la canna da zucchero per produrre etanolo. Con quali conseguenze? Aumenterà la deforestazione in Amazzonia e l’uso di pesticidi e nei piatti dei cittadini europei arriveranno quelle sostanze chimiche che la stessa agenzia della salute brasiliana, ANVISA, ha definito tossiche per la salute delle persone. L’Europa non può chiudere gli occhi di fronte alle violenze e agli assassini degli indios e alla distruzione del bioma amazzonico. Non possiamo piangere per l’Amazzonia in fiamme se poi ci rendiamo responsabili di un accordo commerciale che porterà alla sua distruzione.
Quello che sta accadendo in Amazzonia, e in tutte le foreste tropicali e pluviali, riguarda tutto il mondo non solo per l’emergenza rappresentata dal cambiamento climatico ma anche per la relazione tra la deforestazione e il diffondersi di epidemie.
L’aggressione al bioma dell’Amazzonia, come accaduto con il virus del Nipah nel sud est asiatico, sta spostando le specie animali selvatiche, dai pipistrelli alle scimmie e insetti, verso aree e villaggi rurali entrando così in contatto con gli allevamenti e le popolazioni locali, mentre allo stesso tempo apre il territorio amazzonico all’arrivo di specie più adatte ad una savana semi arida, compresi i roditori.
Questo favorisce una maggiore interazione umana con gli animali selvatici tra chi vive nelle zone rurali e chi lavora nel cuore della foresta per organizzare la deforestazione, aumentando così le possibilità che un virus virulento, un batterio o un fungo salti da una specie all’altra, come ha affermato Adalberto Luís Val, ricercatore presso il National Amazon Research Institute ( Inpa), con sede a Manaus.
L’Istituto Evandro Chagas, un’organizzazione di ricerca sulla salute pubblica a Belém, capitale dello stato del Parà in Brasile nel cuore dell’Amazzonia, ha identificato circa 220 diversi tipi di virus in Amazzonia, 37 dei quali possono causare malattie negli esseri umani e 15 con il potenziale di causare epidemie.
In un articolo pubblicato a maggio 2020 sulla rivista dell’accademia delle scienze brasiliana, tra i virus individuati ci sono una varietà di diverse encefaliti, oltre alla febbre del Nilo occidentale e al rocio, un virus brasiliano della stessa famiglia che genera la febbre gialla e il virus del Nilo occidentale.
Contrastare la pandemia significa fermare l’aggressione ambientale che è alla base anche del cosiddetto “spillover” ovvero del salto di specie che ha causato la pandemia da Covid 19 nel mondo: le foreste sono la barriera naturale per impedire la propagazione dei virus.
Il 25 agosto del 2019 il presidente della repubblica francese Macron, il premier italiano Conte mentre partecipavano ai lavori del G7 che si stava svolgendo a Biarritz esprimevano la loro preoccupazione per gli incendi che stavano devastando la foresta amazzonica. Finiti gli incendi, o meglio quelli non sono mai finiti, terminata l’attenzione mediatica sulla devastazione ambientale il modello di sviluppo che è alla base dell’aggressione alle risorse naturali è tornato a dettare legge come il trattato Eu-Mercosur. L’Europa che parla di green deal e transizione ecologica non può rendersi responsabile di questo disastro in Amazzonia e ragione per la quale la ratifica del trattato Mercosur va fermata e il nuovo governo italiano deve assumere una posizione netta in questa direzione .

 

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