Verde e femminista
Gender equality concept as woman hands holding a paper sheet with male and female symbol over crowded city street background. Woman protesting outdoor. Sex sign as a metaphor of social issue.

Dialogo intorno all’8 marzo

8 marzo, giornata internazionale della donna e data di nascita di Jacopo Giraldo, giovane militante verde di Vicenza. Bella coincidenza. Jacopo propone a me, Luana Zanella, di cogliere l’occasione per aprire un confronto sul significato che oggi attribuiamo al femminismo, a partire dal fatto che abbiamo definito “Europa Verde”, la realtà politica di cui ambedue facciamo parte, ecologista, europeista, solidale e femminista.

Luana: ti voglio fare una prima domanda, Jacopo. Cosa ti ha spinto a rivolgerti a una donna come me, che, per età, storia personale e politica, scelte di vita, si colloca piuttosto distante da te? Certo, condividiamo la scommessa politica di “Europa Verde”, della necessaria trasformazione economica, sociale, culturale e istituzionale per consentire l’esistenza stessa della vita umana e degli altri esseri viventi sulla terra stremata e sofferente. È questo che ci consente e facilita il dialogo o c’è altro?

Jacopo: i nostri vissuti maturati fin qui sono senza dubbio molto diversi, ma non per questo necessariamente distanti e incommensurabili; anzi, trovo che la realtà politica che condividiamo, per consolidarsi, debba favorire momenti di incontro e di comune riflessione. Ho presente molte delle ragioni che hai portato avanti con dedizione e convinzione (all’interno dell’istituzione politica e non) e le riconosco anche come mie. Confrontarmi con chi ha reso il femminismo uno dei perché cruciali della propria esistenza mi interroga ancora di più sul significato di essere oggi femminista nonché di dichiararmi personalmente femminista.

Luana: Essere nato l’8 marzo, mi dicevi, ti ha “costretto” a misurarti con il movimento delle donne e la loro lotta secolare contro il dominio patriarcale. Questo ha contribuito a interrogarti sul tuo essere uomo, sul tuo desiderio, sul processo di costruzione della tua soggettività?

Jacopo: Credo, abbastanza convintamente, di essermi scoperto “femminista”, pur non usando questo termine, quando in prima media, parlando con una docente, alla quale sono ancora molto legato nel ricordo e che comprese la mia differenza, mi rassicurò, dicendo che avrei di certo trovato docenti anche più qualificati e più in gamba di lei, che mi avrebbero sostenuto. Si rivolse a me, accogliendomi con umiltà e autenticità. Io credetti nella sua figura così come lei credette in me, convinto che fosse unica nella sua specifica singolarità, anche solo per i valori di rispetto e supporto reciproco che in quegli anni mi trasmise, coinvolgendomi nel volontariato equo e solidale. E per te, Luana, cosa ha significato e come ha inciso nella tua formazione aver preso parte al movimento femminista?

Luana: il mio primo femminismo (anni Settanta del secolo scorso) si tradusse in una radicale rottura personale e politica con gli uomini, fino a poco tempo prima compagni di vita e di lotta. La separazione fisica e simbolica fu dolorosa e non priva di conseguenze, ma favorì l’apertura di uno spazio impensabile e impensato di libertà, di presa di parola e contatto con la realtà, che cominciava a prendere una nuova forma, colore, dimensione sotto lo sguardo di donne in relazione tra loro, spinte dal desiderio e dalla necessità di “mettere al mondo il mondo”, con una nostra misura. Vedi, in tante abbiamo lottato per il divorzio, la possibilità di abortire senza morire e andare in galera. Ma la mia (e nostra) scommessa era più radicale. Non ci accontentavamo di rivendicare diritti e parità, certo l’uguaglianza era un diritto costituzionale indiscutibile, ma volevamo molto di più, esattamente come vogliamo ora noi ecologiste ed ecologisti: una trasformazione dell’esistente, non un accomodamento nel già dato! E il tuo percorso?

Jacopo: Il mio percorso è iniziato all’interno dei movimenti LGBTQI+ ma di certo non vedo un’opposizione reale tra gli intenti finali di questi ultimi e quelli femministi, a patto di essere intesi all’interno di una certa cornice di mutuo rispetto (della dignità umana) purtroppo non sempre presente, come capitato ad esempio con reciproci attacchi tra Arcigay e Arcilesbica nel corso di questi ultimi anni per diverse questioni. La comunità LGTBQI+ affronta in questo momento storico la battaglia per i diritti e credo che questo sia un punto iniziale di fondamentale importanza. Si tratta di affermare, in ogni parte del mondo, il diritto all’esistenza stessa, a partire dai luoghi e paesi, dove questo è negato alla persona gay, lesbica, transessuale, bisessuale etc. Chi è considerato un nulla nella società, non può essere titolare di diritti. È qui che la militanza LGTBQI+, a livello locale e globale, acquisisce per me un senso.

Luana: capisco, ma ribadisco quanto detto prima rispetto ai limiti della lotta per la rivendicazione dei diritti: io esisto non perché il Diritto me lo consente, ma perché ho riconosciuto il mio desiderio differente e lo vivo concretamente nell’incontro con l’altra o l’altro.

Jacopo: Attualmente la crisi ambientale e sanitaria ha acuito le disparità e le già innumerevoli ingiustizie come effetto diretto, in molti casi ne ha create delle nuove e non sorprenderebbe ne forgiasse ulteriori. È in questo orizzonte di necessità e di desiderio di cambiamento che colloco le nostre esistenze, al di là di ogni “ismo”, non per negare differenze, contraddizioni e conflitti, ma per ripensare relazioni e pratiche di lotta per un progetto di giustizia reale.

di Luana Zanella e Jacopo Giraldo

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