HomeecologicaClimaDue italiane denunciano 33 Paesi per mancato rispetto dell'Accordo di Parigi

Due italiane denunciano 33 Paesi per mancato rispetto dell’Accordo di Parigi

L’inazione che sta uccidendo il Pianeta

Vengono dal Veneto e dalla Basilicata le due giovani donne che, assistite dalle avvocate Sonia Sommacal e Angela Maria Bitonti, hanno deciso di portare 33 Paesi di fronte alla Corte di Strasburgo per non aver adempiuto agli impegni presi con la Convenzione di Parigi del 2015.

A distanza di qualche mese dall’analoga azione condotta da 6 bambini e ragazzi portoghesi – che avevano accusato 33 Paesi, tra cui l’Italia, di ledere i propri diritti attraverso il mancato rispetto dell’Accordo di Parigi – e dello storico verdetto che appena qualche settimana fa è stato emesso dal Tribunale amministrativo di Parigi a carico dello Stato francese – accusato da 4 organizzazioni non governative di essere responsabile del mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra – le due italiane si presentano davanti alla Corte Europea per portare all’attenzione l’inazione di 33 Paesi rispetto agli impegni presi in materia di contenimento del surriscaldamento globale.

L’Accordo di Parigi parla chiaro: occorre limitare l’innalzamento delle temperature globali entro i 2 gradi rispetto all’era preindustriale, altrimenti andremo incontro a conseguenze irreversibili di cui l’aumento degli eventi meteorologici estremi, la desertificazione, il verificarsi sempre più frequente di incendi, la siccità e tutti quei fenomeni che ormai ben conosciamo sono solo un piccolo assaggio.

Nonostante lo stato di assoluta urgenza dettato dalla crisi climatica – a cui nell’ultimo anno si è aggiunta anche la crisi sanitaria – molti Paesi si dimostrano ancora inadeguati rispetto alla sfida che abbiamo davanti: manca un aggiornamento – previsto dall’Accordo e che avrebbe dovuto esserci entro il 2020 – degli obiettivi quinquennali in materia di lotta ai cambiamenti climatici e soprattutto manca quel drastico taglio alle emissioni di CO2 che, ricordiamolo, restano le responsabili del 63% del surriscaldamento globale causato dall’uomo e che oggi hanno una concentrazione nell’aria superiore del 40% rispetto all’era preindustriale. Tanto per fare un esempio che ci riguarda direttamente, il nostro Paese nell’ultima legge di Bilancio ha nuovamente previsto oltre 21,8 miliardi di euro da destinare ai sussidi fossili e questo nonostante i dati sempre più preoccupanti che arrivano sul fronte dell’inquinamento nelle nostre città.

L’ultimo rapporto speciale presentato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dimostra come un mancato raggiungimento del taglio delle emissioni previsto per il 2030 comprometterebbe in modo definitivo la possibilità di limitare a 1,5 gradi l’aumento della temperatura globale entro il 2050 e, sulla base di questi dati, lancia l’ennesima monito ad agire subito per invertire la rotta e salvare il Pianeta.

Una lesione dei diritti umani

A fronte dell’urgenza nuovamente portata all’attenzione pubblica, le due donne italiane hanno scelto di rivolgersi direttamente alla Corte Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, evitando di muovere azioni legali ai singoli Paesi.

Secondo l’accusa, i 33 Paesi coinvolti sarebbero colpevoli di aver violato gli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, relativi rispettivamente al diritto alla vita e al diritto al rispetto della vita privata e familiare; in particolare l’inazione dei governi di questi Paesi rappresenterebbe una mancata implementazione di misure essenziali a protezione della vita delle persone, oltre che una mancata assunzione di misure utili ad arginare un pericolo prevedibile – quello appunto rappresentato dalle conseguenze della crisi climatica – che costituisce una concreta minaccia per la vita pubblica e privata dei cittadini.

Ci rivolgiamo alla Corte Europea perché di fronte alla inattività dei governi essa prenda la difesa delle ricorrenti e le protegga dalle minacce che gravano su di loro e su tutti gli abitanti della terra a causa del cambiamento climatico”, hanno dichiarato le due donne, che hanno poi sottolineato come ogni singolo Stato, pur nell’impossibilità di risolvere autonomamente un problema di carattere globale, sia tenuto ad agire e ad adottare tutte le misure utili per affrontare la crisi climatica in un’operazione che avvenga di concerto con gli altri Paesi. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno immediato di Europa Verde e quello che ora ci si aspetta è che la Corte riconosca l’urgenza di agire immediatamente per scongiurare i gravissimi pericoli di cui già ora stiamo iniziando a vedere gli effetti e che esorti gli Stati chiamati in causa a prendersi la propria responsabilità in prospettiva di una risposta efficace e condivisa.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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