HomeecologicaApprofondimentiI monasteri come modelli di ecologia integrale

I monasteri come modelli di ecologia integrale

I monaci cistercensi e le marcite milanesi

Quando nel XII secolo i monaci cistercensi arrivarono nelle campagne milanesi e fondarono le abbazie di Morimondo e Chiaravalle, ebbero una grande intuizione. Si accorsero infatti della presenza in zona delle cosiddette risorgive, vale a dire sorgenti d’acqua dolce di origine naturale che sgorga generalmente tutto l’anno ad una temperatura costante, variabile tra i 9 gradi invernali ed i 14 gradi estivi. Alle risorgive si affiancarono in seguito i fontanili, vale a dire risorgive fatte emergere dall’uomo con un piccolo aiuto, anch’esse caratterizzate da una temperatura media ampiamente sopra lo zero, cosa estremamente importante soprattutto nel periodo invernale. I monaci capirono infatti che avrebbero potuto incanalare queste acque e farle scorrere in maniera continua creando una conformazione dolcemente declinante del terreno: erano nate le marcite. Difatti a dispetto delle rigide temperature invernali e spesso lungamente sotto lo zero, queste permettevano, impedendo all’acqua di stagnare e quindi di congelare, di ottenere foraggio fresco durante tutto l’anno. Inutile sottolineare che l’intera produzione delle grange, grandi aziende agricole di proprietà delle abbazie, ne beneficiò in maniera notevolissima. In particolare l’utilizzo della marcita permise di alimentare il bestiame con erbe fresche già da fine febbraio, con ottime rese di latte e suoi derivati di grande pregio. Le marcite esistono ancora, ma sono sempre più rare, sostituite dalla coltura industriale del mais, i cui insilati hanno ormai sostituito anche il foraggio come mangime.

Le foreste Toscane

In Toscana ci sono invece esempi significativi di foreste legate alla storia dei movimenti monastici. Per alcune di queste comunità la foresta rappresentava un elemento imprescindibile della vita monastica, in quanto da una parte era l’elemento necessario ad assicurare l’isolamento per una vita contemplativa, dall’altro il luogo da cui ricavare quanto utile per soddisfare le esigenze vitali. Le foreste di Camaldoli in provincia di Arezzo e di Vallombrosa in provincia di Firenze ben rappresentano questa idea. Emanuele Repetti, noto naturalista italiano, nell’Ottocento testimoniò, a proposito di Camaldoli in particolare, l’estrema attenzione che i monaci dedicavano a questo habitat sottolineando ad esempio come: “il metodo costante di rimpiazzare le abbattute piante con un uguale e forse maggiore spazio di piantumaje, hanno fatto sì che quel bosco variasse di aspetto e di località, ma non perisse mai”.

Vita monastica ed ecologia integrale

Quello delle marcite milanesi o della foresta di Camaldoli sono solo alcuni esempi di come la vita monastica sia spesso andata di pari passo con quella che oggi definiremmo ecologia integrale, vale a dire una idea ecologica che si sviluppa su più dimensioni, da quella naturale a quella economica, da quella sociale a quella umana. D’altra parte “Un’ecologia integrale” è il titolo del IV capitolo dell’Enciclica Laudato sì di papa Francesco scritta nel 2015, ove si afferma chiaramente che non possiamo “considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati”. Egli, non europeo, nato dopo la guerra e testimone delle dure lotte condotte dalla Chiesa nel continente sudamericano, ha in un certo senso consacrato l’appassionata presa di coscienza della questione ecologica riesumando un approccio che ha caratterizzato storicamente l’esperienza monastica.

“Tout est lié”

I vescovi francesi ne hanno evidentemente tratto grande ispirazione e nel maggio dell’anno scorso hanno lanciato una rivista online dall’emblematico nome “Tout est lié”, ossia tutto è legato. Appare evidente l’intenzione di fungere da acceleratore per stimolare la conversione dei cattolici francesi verso l’ecologia integrale, giudicata ancora troppo lenta.

Nel numero di Gennaio 2021 Tout est lié ha ripreso proprio la riflessione sul laboratorio ecologico rappresentato dai monasteri, promuovendo un interessante libro scritto da Nathalie de Kaniv e François You dal titolo “L’ecologia integrale nel cuore dei monasteri. Un’arte di vivere”. Il testo riunisce testimonianze e riflessioni sulla questione ecologica provenienti da una ventina di monasteri, tra l’altro molto vari nella loro sensibilità. Si tratta di una eredità molto ricca che consente una riflessione estremamente attuale, che rafforza il legame con la tradizione ed il territorio, che favorisce una presa di coscienza sul senso del tempo, che incita all’apertura all’altro, in particolare al povero ed al piccolo, che stimola la gratuità e la sobrietà. Tutte cose che conducono alla ricerca della bellezza e che possono ispirare non solo una scelta monastica ma anche e soprattutto una vita laica.

Felice Marino
Felice Marino
Nasce a Napoli, ma vive a Milano. Laureato in Chimica Farmaceutica, dal 2015 è una guida turistica abilitata della Città metropolitana di Milano. È tra i co-fondatori dell'Associazione culturale Antares e dal 2019 è iscritto ai Verdi. Autore di cinque libri, attualmente ne sta scrivendo un sesto dedicato agli alberi monumentali di Milano.

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