HomeBiodiversitàAgricolturaValérie Murat condannata per la verità sui vini di Bordeaux

Valérie Murat condannata per la verità sui vini di Bordeaux

125.000 euro di risarcimenti

Il tribunale di Libourne ha deciso: Valérie Murat dovrà risarcire l’associazione di categoria dei vini di Bordeaux – il Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux (CIVB) – pagando la cifra di 100.000 euro, a cui dovranno aggiungersi altri 25.000 euro da versare ad altre aziende vinicole che singolarmente le avevano fatto causa.

La giustizia ha appena dato ragione al regno dell’omertà” ha dichiarato Valérie, aggiungendo che è pronta a dare battaglia affinché sia fatta giustizia.

La lotta contro i pesticidi

Per chi non sapesse di cosa si stia parlando, questa storia ha inizio nel 2012, quando il padre di Valérie, che aveva lavorato per tanti anni come viticoltore, si ammala di cancro ai polmoni, probabilmente proprio a causa del lungo contatto avuto con i pesticidi impiegati nelle pratiche vitivinicole, tanto che la previdenza sociale francese decide di riconoscere la sua malattia come malattia professionale. Per evitare che tante persone potessero continuare ad ammalarsi, al padre di Valérie viene l’idea di intentare una causa contro l’azienda chimica e persino contro lo Stato, ma muore prima di riuscire a mettere in pratica il suo intento.

Così Valérie decide di fare sua la battaglia del padre e e fonda l’associazione Alerte aux Toxiques!, con cui intende combattere l’uso dei pesticidi in agricoltura e sostenere pratiche agricole meno impattanti e più rispettose del Pianeta.

Pesticidi nei vini di Bordeaux

I suoi problemi iniziano però la scorsa estate, quando l’attivista francese si scaglia contro alcuni grandi marchi che producano vini considerati di alta qualità, accusandoli di utilizzare un’etichettatura ingannevole, che secondo la dicitura riportata (Haute Valeur Environnementale, ovvero alto valore ambientale) lascerebbe intendere una provenienza biologica che i vini in questione, invece, non hanno. Per dimostrare le sue affermazioni, Valérie e gli attivisti della sua associazione decidono di sottoporre all’analisi di un laboratorio indipendente 22 bottiglie con marchio HVE e i risultati non fanno altro che confermare i sospetti: tutte le bottiglie contengono pesticidi dannosi per l’uomo e per l’ambiente.

I risultati delle analisi vengono diffusi pubblicamente sul sito di Alerte aux Toxiques!, ma non passa molto prima che il CIVB intervenga per cercare di mettere tutto a tacere.

Valérie viene portata a processo per diffamazione e il resto, come si suol dire, è storia, una triste storia fatta di grandi aziende che per proteggere ciecamente i propri profitti sono disposte anche a danneggiare la salute altrui, di potenti lobby dei pesticidi vorrebbero mettere a tacere chiunque tenti di portare a galla la verità.

La solidarietà internazionale

Tante le voci di solidarietà e di supporto che si sono levate a favore di Valérie e della sua coraggiosa denuncia: “Non chiuderemo un occhio sulla persecuzione di Valérie Murat da parte di un’azienda vinicola estremamente potente. Non solo, faremo in modo che sempre più persone siano informate sul fatto che nella regione di Bordeaux non sono solo la biodiversità e la salute ad essere avvelenate dai pesticidi, ma anche la libertà di parola”, si legge in una dichiarazione di solidarietà firmata dai Verdi Europei, solidarietà pubblicamente espressa in Italia anche da Europa Verde.

Ora Valérie Murat è intenzionata a presentare ricorso contro questa decisione, perché la sua battaglia non è ancora finita.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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