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La minaccia climatica nascosta in fondo all’Artico

Un team di 25 ricercatori, supportati da una rete di oltre 400 scienziati in 21 paesi, è riuscito per la prima volta a definire quanto metano e quanta CO2 è racchiusa sul fondale ghiacciato della regione . Uno scenario da incubo quello svelato da un pool di ricercatori e scienziati provenienti da tutte le parti del mondo.

Si e riusciti per la prima volta in assoluto a quantificare la presenza di Metano: 60 miliardi di tonnellate. CO2: 560 miliardi di tonnellate. Ecco la quantità di gas serra che è racchiusa dal permafrost sui fondali ghiacciati dell’oceano Artico.  Una quantità abnorme: basti pensare che tutte le attività umane dalla rivoluzione industriale a oggi hanno emesso in atmosfera “solo” 500 mld di t di CO2.

L’analisi

Se dunque consideriamo i gridi di allarme degli stessi scienziati mediante l´organizzazione mondiale delle Nazioni Unite (ONU); riguardo all´innalzamento delle temperature medie globali causate dalle emissioni di CO2, dall´utilizzo delle fonti fossili su scala globale, dobbiamo davvero preoccuparci seriamente. 

Cosa fare per evitare l’inevitabile?

Ascoltare la scienza, la quale da tempo ci fornisce indicazioni molto chiare su come operare nel breve e medio periodo.

Su queste spicca lo studio congiunto condotto da molti scienziati tra cui uno dei più rinomati a livello mondiale, il climatologo Mark Z. Jacobson.

Lo scienziato Jacobson ribadisce e afferma in uno dei suoi interventi pubblici

“Immagina un futuro in cui l’intera infrastruttura energetica degli Stati Uniti funziona con energia pulita e rinnovabile. È possibile farlo entro il 2050, afferma Mark Jacobson, professore di scienze civili e ambientali a Stanford, e anche senza nuove tecnologie. In una presentazione durante il Digital Cities Summit 2016, Jacobson ha illustrato il lato positivo nascosto dell’utilizzo di risorse solari, eoliche e idriche, anziché bruciare combustibili fossili, per alimentare qualsiasi cosa, dagli elettrodomestici e macchinari alle automobili e ai sistemi di costruzione. “Se elettrizzi tutto, accade qualcosa di magico. Senza cambiare realmente le tue abitudini, puoi ridurre la richiesta di energia di circa il 42% “, afferma. Una tale enorme riduzione della domanda di energia deriva principalmente dai guadagni di efficienza dell’elettricità rispetto alla combustione e dall’eliminazione dell’energia necessaria per estrarre, trasportare e raffinare i combustibili fossili. Oltre al puro risparmio energetico,

Cosa fare per sensibilizzare i governi?

Innanzitutto far comprendere che i disastri climatici generano anche ingenti perdite di denaro come dimostrato da recenti studi condotti dal World Economic forum a Davos ma facciamo due conti.

Il World Economic Forum come anche il National Bureau of Economic Research, prevedono che da qui al 2100 se non si inverte totalmente il senso di marcia, il PIL pro capite globale potrebbe crollare del 7,22%. L’agenzia di rating Moody’s scrive che se la temperatura media globale dovesse salire di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali, il costo per l’economia globale sarebbe di 54 trilioni di dollari nel 2100. Se il riscaldamento arrivasse a di 2 °C, il costo potrebbe raggiungere 69 trilioni di dollari.

Il 2100 è lontano? Va bene allora ecco quello che è successo negli Stati Uniti: i danni da eventi climatici è costato tra i 300 ed i 500 miliardi di dollari all’anno negli ultimi cinque anni.

E in Italia?

Quanto costano all’Italia i cambiamenti del clima?

C’è un rapporto “Gli impatti economici dei cambiamenti climatici in Italia” – di Massimo Tavoni e Francesco Bosello – che fa parte parte della “Relazione sullo stato della Green Economy 2019” nel quale la fotografia scattata dagli autori è piuttosto drammatica. Secondo Tavoni e Bosello infatti, a partire dal 2050 in poi il costo del cambiamento climatico per l’Italia sarà pari all’8,5% del PIL, cioè ben sette volte più alto rispetto a quello stimato in precedenza (circa 1 o 2% del Prodotto Interno Lordo).

I cambiamenti del clima avranno ripercussioni pessime anche sulle disuguaglianze economiche già particolarmente evidenti da noi che aumenteranno del 16% nel 2015 e del 61% nel 2080. Nel rapporto si scrive che, la temperatura ideale per garantire espansione economica dovrebbe essere intorno agli 11,5 gradi. “Tuttavia, se guardiamo alla mappa dell’Italia, vediamo che la temperatura è molto variabile tra il Nord e il Sud del Paese e che già oggi in alcune regioni la temperatura media supera tale valore, comportando una riduzione della crescita economica come conseguenza degli impatti dei cambiamenti climatici”.

Come realizzare la transizione ecologica?

Seguire la Road Map della dichiarazione congiunta in 10 punti.

In Italia siamo in netto ritardo, bisogna continuare a incentivare il fotovoltaico su tutti gli edifici e sostenere le comunità energetiche, sfruttare l’ecobonus, anche le ultime tecnologie di resa fanno ben sperare e infatti notizie di poco fa che la collaborazione tra la statunitense MiaSolé Hi-Tech Corp e la European Solliance Solar Research, raggiunge una nuova efficienza di conversione per la tecnologia tandem. Un 26,5 per cento che segna un nuovo primato a livello globale e lascia ampi spazi di miglioramento. Ma basta?

Ovviamente no.

L´eolico ad esempio e stato spesso affidato a mani sbagliate, la loro presenza sulla terraferma danneggia il paesaggio e impatta l´ambiente, io personalmente opterei solo per parchi Eolici Offshore fluttuanti nelle zone più adatte ed indicate dagli studi anemometrici, cioe´ gli studi che calcolano la velocità media del vento in un anno e se consideriamo gli ultimi sviluppi dell´industria in piena evoluzione possiamo sfruttare tutta l´energia da essa ricavata, senza sprecarne alcuna attraverso elettrolizzatori incorporati direttamente sulle Turbine Eoliche e quindi sfruttare le fasi di eccesso per convertire tutto nel vettore energetico del futuro, l´Idrogeno Verde. 

Ma gli impianti eolici offshore non impattano il mare?

Uno studio di Biologia Marina dimostra che i Parchi Eolici Offshore favoriscono la ripresa della fauna marina.  

Perché aspettare ancora?

Il nuovo ministero della transizione Ecologica ha la grande opportunità di cogliere in pieno queste informazioni. Invito il neo Ministro Cingolani a consultarsi con questi scienziati e di prendere visione di tutti questi studi da me evidenziati in questo articolo. Lavoro nell´Eolico Offshore come Wind Commissiong and Service Team Lead, sarei pronto a lasciare tutto per aiutare l´Italia attraverso la mia esperienza acquisita a fornire consigli tecnici e soprattutto le mie personali competenze acquisite negli anni, a partire dalla progettazione alla fase di installazione e di manutenzione periodica di tali impianti.

Seguo con molta preoccupazione le sorti dell´Italia e con esso il futuro di milioni di giovani, che come accaduto a me 20 anni fa, hanno dovuto abbandonare la propria terra per cercare occupazione all´estero. Non possiamo non pensare a loro se parliamo di futuro.

Dunque perché non far rientrare il know how Italiano che nel frattempo ha acquisito le credenziali in tutti i settori strategici della vita pubblica?

Dobbiamo unire le forze, con una azione congiunta e condivisa, serve uno scatto d´orgoglio, cha accendi le motivazioni anche dei giovani più pessimisti e tutte le persone più scoraggiate. E ora di iniziare a cambiare il nostro mondo e per farlo possiamo solo lavorare in tal senso. Io sono con voi e per questo ho ideato l´associazione Green Economy Reasearch and Development Italia, (acronimo GERDI), con sede a Milano, una BAUHAUS del Know How Italiano, abbiamo già adesioni importanti e cercheremo di accogliere tutto il meglio dell´Italia e relazionarlo con le nazioni Estere più avanti di noi, per cercare di fornire maggiori input alle strategie da adottare per il futuro.

Luigi Iavarone
Luigi Iavarone
Nato in Germania da genitori italiani, dal 1984 al 1999 ha vissuto e studiato in Italia per poi tornare in Germania nel 2000, dove ha studiato presso la CityAcademy di Berlino per imparare a lavorare nell'eolico offshore. Iscritto a Europa Verde, è ideatore dell'associazione GERDI (Green Economy Research and Development Italia).

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