HomeecologicaClimaL'Amazzonia è in pericolo. Stop al Trattato Eu-Mercosur!

L’Amazzonia è in pericolo. Stop al Trattato Eu-Mercosur!

Saranno giorni cruciali quelli del 19, 26 e 27 Febbraio, quando i movimenti indigeni, i Fridays For Future, il Movimento Sem Terra e tutta un’altra serie di campagne per la giustizia climatica, economia e sociale – tra cui la Campagna italiana Stop TTIP- daranno vita ad azioni congiunte online per chiedere il ritiro del Trattato Eu-Mercosur.

Cosa prevede il Trattato Eu-Mercosur?

Per chi non ne fosse a conoscenza, il Trattato Eu-Mercosur, stipulato tra l’Unione Europea e alcuni Paesi dell’America latina (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay), è un accordo di libero scambio tra i Paesi coinvolti, anzi, per essere corretti, qualora dovesse andare in porto sarebbe il più grande trattato di libero scambio a livello globale, andando a coinvolgere circa 800 milioni di persone.

Obiettivo dell’accordo è quello di deregolamentare gli scambi tra le parti, agevolando l’Unione Europea nella vendita di automobili – di produzione prevalentemente tedesca – e i Paesi del Sud America nell’esportazione di carne bovina a basso costo, soia e biocarburanti.

L’impatto di questo accordo, come più volte sottolineato dalle associazioni ambientaliste latine ed europee, sarebbe devastante, innanzitutto perché significherebbe incentivare ulteriormente la deforestazione della foresta Amazzonica, già pesantemente minacciata dalle politiche scellerate del governo Bolsonaro.

Gli impatti della distruzione delle foreste, in primis di quella amazzonica- che resta il polmone verde del nostro Pianeta – sono devastanti sul fronte della crisi climatica, non solo perché le foreste sono dei fondamentali regolatori del clima, ma anche perché la deforestazione comporta enormi emissioni di CO2, per non parlare delle conseguenze in termini di perdita della biodiversità. Gran parte della deforestazione della foresta amazzonica, lo abbiamo più volte ribadito, si deve proprio alla produzione di carne bovina e di prodotti agricoli, di cui l’Europa è il primo partner commerciale, con l’Italia che rappresenta il primo mercato di sbocco delle merci in arrivo dalle aree del Mercosur.

Le violazioni dei diritti umani

Accanto al problema strettamente ambientale, ci sono poi le questioni legate alle sempre più gravi violazioni dei diritti umani che in queste zone si stanno perpetrando ai danni delle popolazioni indigene, sempre più frequentemente perseguitate e costrette ad abbandonare le proprie terre per lasciare spazio agli interessi dei governi e delle grandi multinazionali.

La mobilitazione internazionale

Tante le voci che si sono levate per dire no ad un’iniziativa che potrebbe determinare il fallimento dell’Accordo di Parigi: da Greta Thunberg, che in un video insieme alla leader indigena Sonja Guyara chiede di unire le forze per vincere una battaglia fondamentale per “impedire che vada in cenere il nostro futuro”, ai Sindacati europei e del Cono Sud che, attraverso una dichiarazione comune, hanno annunciato la creazione di un “Forum di lavoro” congiunto per chiedere alla Commissione europea e ai Paesi dell’area Mercosur di “rinegoziare da capo l’Accordo perché allo stato non presenta sufficienti garanzie sul rispetto dei lavoratori e del commercio intra-Mercosur, fondamentale volano di sviluppo dell’area”. Contro il Trattato hanno preso posizione anche i gruppi parlamentari europei Verdi, compresi gli esponenti italiani, che hanno formalmente richiesto al governo portoghese, attuale Presidente di turno dell’Ue, di riaprire la trattativa.

Dal nostro Paese forte e chiara è arrivata la condanna di Europa Verde e della Campagna Stop Eu-Mercosur, che tramite la sua portavoce, Monica Di Sisto, chiede all’Italia di “scegliere se stare dalla parte delle distruzione o della cooperazione e della costruzione di un futuro migliore per tutti”.

Proteggere l’Amazzonia è una priorità assoluta per la tutela del nostro Pianeta e della nostra salute, per questo è fondamentale partecipare alle numerose iniziative online che avranno luogo nei prossimi giorni. Non possiamo scendere in piazza, ma possiamo comunque far sentire la nostra voce che grida forte per il Pianeta.

Martina Annibaldi
Martina Annibaldi
Giornalista, filologa, insegnante. Negli anni si è occupata di raccontare gli interessi delle mafie intorno al settore agroalimentare e i risvolti positivi legati alle pratiche di agricoltura sociale.

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