Piumini e trapunte di plastica per salvare il Pianeta

La nuova vita dei rifiuti in plastica

Dormire avvolti da una calda coperta di plastica: fantascienza? Assolutamente no, si tratta dell’innovativa idea introdotta dalla società Casahomewear per destinare a nuova vita i rifiuti in plastica che inquinano i nostri mari.

Qualcuno si starà chiedendo come sia possibile ricavare trapunte e piumini che, a detta della Responsabile ricerca e sviluppa della società, Lara Corna, hanno “la stessa consistenza ed emanano lo stesso calore del piumino d’oca”, col vantaggio per giunta di essere non solo perfettamente sostenibili per l’ambiente e rispettosi degli animali, ma anche di avere un costo inferiore rispetto a trapunte e piumini tradizionali.

Ebbene, per dar vita ad un piumino amico dell’ambiente si parte col ridurre in pezzi a sezione costante la plastica recuperata dai nostri mari. Questo processo, noto come estrusione, viene svolto in uno stabilimento nel bergamasco che ha ottenuto il certificato Grs (Global Recycled Standard), certificazione promossa da Textile Exchange – una delle principali organizzazioni no-profit a livello internazionale nel campo dello sviluppo responsabile e sostenibile del settore tessile – che garantisce una filiera controllata e assicura la presenza di almeno il 20% di materiale da riciclo all’interno dei prodotti. Dopo questo passaggio iniziale, le scaglie di poliestere derivante dalla plastica vengono fuse per poter ricavare i polimeri di cui sarà poi composto il filato destinato a diventare l’ovatta con cui riempire i nostri piumini.

Realizzare una trapunta matrimoniale attraverso questo procedimento significa destinare a nuova vita circa 75 bottiglie di plastica, altrimenti condannate – come spesso accade – a finire nelle nostre acque, già preoccupantemente sature di rifiuti.

Primi passi verso l’economia circolare

Dare un freno alla produzione e al consumo di plastica è indubbiamente la direzione in cui dobbiamo muoverci e in questo senso va la Nuova direttiva sulla plastica monouso introdotta dall’Unione Europea a corollario di una più ampia Strategia Europea sulla Plastica, che mette al bando la plastica monouso e promuove la riduzione dei consumi di alcuni oggetti in plastica. Fondamentale resto però anche attivare processi di riciclo che consentirebbero anche di ridurre fortemente i consumi e di avviare la nostra economia a una maggiore circolarità. Questo elemento, in particolare, resta tra le priorità assolute se vogliamo rispettare l’Accordo di Parigi e salvaguardare davvero la salute del Pianeta; la scienza ce lo dice da tempo e ce lo ha nuovamente confermato appena pochi giorni fa con un report elaborato in occasione del World Economic Forum che porta chiaramente alla luce come una transizione verso un’economia circolare comporterebbe un taglio delle emissioni globali di circa 22,8 miliardi di tonnellate l’anno, praticamente il 39% in meno di quelle registrate nel 2019.

Dunque, che ben vengano soluzioni e idee innovative che ci consentono di muovere dei primi passi verso la rivoluzione verde, magari avvolti da una calda trapunta di plastica riciclata e chissà che prima o poi le fibre sintetiche non lascino definitivamente spazio alle fibre naturali. 

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