Home Internazionale Un rifugiato siriano corre per il Bundestag con i Verdi

Un rifugiato siriano corre per il Bundestag con i Verdi

Dalla Siria alla Germania: la storia di Tareq Alaows

In Siria ha combattuto per i diritti umani fino a quando ha dovuto lasciare la sua patria, nel 2015, ora Tareq Alaows (31 anni), di professione avvocato, spera di essere il primo rifugiato siriano a diventare membro del parlamento (Bundestag) con il Partito dei Verdi tedeschi (Bündnis90/Die Grünen) – come deputato per Oberhausen e Dinslaken nella zona della Ruhr – e poter dare così voce alle centinaia di migliaia di persone che vivono in Germania, proprio come lui, dopo storie di fuga spesso inimmaginabili, portandole direttamente al Bundestag. Nel 2015, dopo essere fuggito dalla Siria alla Germania, camminando per otto settimane lungo la famigerata e terribile “rotta balcanica”, si è diretto verso Bochum (città universitaria nel centro del bacino della Ruhr) dove, inizialmente, è stato ospitato in una palestra (alloggiato con altri 60 rifugiati), all’apice dell’emergenza migranti; lì ha imparato da solo il tedesco, unicamente con l’ausilio del suo cellulare e ora, dopo cinque anni, lo parla quasi perfettamente. Dopo essersi impegnato al fianco degli altri profughi, dopo aver richiesto la nazionalità tedesca (attualmente possiede un permesso di soggiorno illimitato), ora si candida al parlamento tedesco.

La candidatura con i Verdi

Proprio lo scorso martedì (2 febbraio 2021), il 31enne avvocato siriano, in un video su Twitter (che ha suscitato una vasta e positiva eco a livello nazionale, in particolare, presso numerosi politici verdi), ha lanciato ufficialmente la sua candidatura (per il mandato diretto) alle elezioni nazionali previste per il 26 settembre, come rappresentante dei Verdi delle città Oberhausen e Dinslaken, un’area di poco meno di 211.000 abitanti, facente parte del distretto amministrativo di Düsseldorf. Eppure, solamente 7 anni fa, Tareq Alaows stava ancora studiando legge ad Aleppo e Damasco dove, una volta scoppiata la guerra civile siriana, ha partecipato a manifestazioni pacifiche, ha fornito aiuti umanitari e di emergenza nelle zone di guerra, documentandone anche le violazioni dei diritti umani, per l’organizzazione la Mezzaluna Rossa e, alla fine, è diventato lui stesso il bersaglio del regime. In soli cinque giorni ha deciso di fuggire, appunto nel luglio del 2015, anche per non dover rispondere all’arruolamento nell’esercito siriano. Nel video di Twitter, Tareq dice, in modo molto chiaro, che “Da quando sono arrivato in Germania, combatto per migliorare le condizioni di vita delle persone che sono fuggite, perché sono rimasto scioccato dalle condizioni di vita in Germania“. Per questo motivo, infatti, solo pochi mesi dopo il suo arrivo a Bochum, racconta di essere ridiventato politicamente attivo, avendo contribuito alla nascita dell’associazione Refugee Strike Bochum, che si pone l’obiettivo di migliorare gli alloggi nei centri-migranti dal punto di vista materiale e sotto il profilo della partecipazione democratica. Successivamente è diventato assistente sociale, facendo fruttare gli studi giuridici, e ha iniziato a offrire vere e proprie consulenze legali ai rifugiati. Due anni fa, era tra i co-fondatori del progetto Seebrücken (Ponti sul mare), un movimento internazionale sostenuto da varie reti di ONG e attori della società civile, impegnate nel ponte umanitario a sostegno dei rifugiati, non solo siriani.

Al termine di questo fattivo e proficuo percorso di integrazione e di lotta per i diritti dei migranti, oggi Alaows è un politico dei Verdi a tutti gli effetti: a fianco ai diritti dei migranti insegue la svolta climatica, connettendo la battaglia in favore dell’ambiente con l’emergenza umanitaria globale permanente. “La crisi climatica aggraverà ulteriormente la condizione di donne e uomini nel sud del mondo. Ecco perché una politica climatica equa deve necessariamente essere incardinata sui rifugiati e sui motivi alla base delle grandi migrazioni» ha affermato Tareq, in una recente intervista. Se verrà eletto – evento tutt’altro che improbabile, visto che i Verdi viaggiano stabilmente tra il 18 e il 20% nei sondaggi – promette di incarnare «la voce di tutti i profughi in Germania». «Il Nordreno-Vestfalia è la mia casa, proprio qui ho iniziato la mia attività politica: voglio essere la prima persona al Bundestag fuggita dalla Siria in grado di dare politicamente voce alle centinaia di migliaia di profughi costretti a scappare dalla guerra ora residenti in Germania», riassume ancora Alaows, nel video di presentazione sul suo account Twitter.

Un esempio di integrazione

Si tratta, probabilmente, del più eclatante e clamoroso esempio dell’ormai famoso “Wir schaffen das” (Ce la facciamo) proferito, nel 2015, dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, che secondo i «think-tanker» dell’informazione mainstream le sarebbe dovuto costare le dimissioni nel giro di pochi mesi. E, invece, al di là del “semplice” risultato del voto autunnale, è necessario registrare le conseguenze politiche a lungo termine della crisi umanitaria iniziata proprio cinque anni fa, durante la quale la Repubblica federale, alla fine, è riuscita ad accogliere 1,9 milioni di migranti, soprattutto senza che si verificasse il collasso politico-sociale auspicato dai sovranisti e pronosticato dai liberal tedeschi. Infatti, secondo sondaggi demoscopici di soli due giorni fa, nel 2021, il fascio-populismo di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania) è valutato – per fortuna, mi permetto di aggiungere – appena al 7% nelle urne. Se la Cancelliera uscente, Frau Angela Merkel, non avesse tenuto le frontiere aperte per centinaia di migliaia di rifugiati nell’autunno 2015, Tareq Alaows non potrebbe correre, ora, per diventare il primo parlamentare rifugiato siriano: 5 anni dopo, emerge la prova “provata”, fattuale dell’integrazione al massimo livello civile, sociale e istituzionale. Grazie Germania. Danke Frau Merkel.

Claudio Garrone
Claudio Garrone
Dottore in Scienze forestali, auditor ambientale, Corporate Social Responsability Manager. Già Responsabile Ufficio Forestale di FederlegnoArredo, è stato Direttore generale dell'Associazione Forestale Italiana. Svolge attività di project-management nell’ambito delle politiche forestali nazionali ed internazionali e dell’uso sostenibile della materia prima legno.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

ultime news