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Italiani primi per consapevolezza della crisi climatica e ambientale il sondaggio Peoples’ Climate Vote

Peoples’ Climate Vote. Pubblicato il più grande sondaggio al mondo sul clima: italiani e britannici primi per consapevolezza della crisi climatica e ambientale.

Il Prof. Stephen Fisher del Dipartimento di sociologia dell’Università di Oxford – nonché Direttore del Programma Climate Promise dell’UNDP (United Nations Development Programme), che aiuta i paesi a intraprendere azioni climatiche più ambiziose – ha affermato senza mezzi termini che: “Il Peoples’ Climate Vote ci ha restituito un tesoro di dati sull’opinione pubblica, come non abbiamo mai visto prima. Il riconoscimento dell’emergenza climatica è molto più diffuso di quanto si pensasse“.

Peoples’ Climate Vote è più grande sondaggio d’opinione pubblica di sempre sul cambiamento climatico, condotto dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP). Basato sulle opinioni di più 1,2 milioni di abitanti di 50 Paesi nel Mondo[1], proprio allo scopo di raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. In particolare, per rilevare le opinioni dei giovani sotto i 18 anni (più di mezzo milioni di intervistati), ha utilizzato piattaforme mobile-gaming[2],   evidenziando i seguenti interessanti (e per nulla scontati) macro-risultati:

  • il 64% del totale degli intervistati, considera il cambiamento climatico un’emergenza globale, nonostante l’attuale pandemia di COVID-19 ed è assolutamente a favore di un’azione per il clima su larga scala e per la crisi ambientale e conferisce, senza dubbio alcuno, ai politici un chiaro mandato in questa direzione. Dal sondaggio è anche emerso che la più alta percentuale di persone che dicono che esiste una grave un’emergenza climatica, si riscontra nel Regno Unito e in Italia, entrambi all’81%. Seguono l’Australia col 76 %, gli Stati Uniti col 65%, l’India col 59%, Russia col 51 % e la Moldavia con la percentuale più bassa (50 %) chiude la classifica.

  • in generale, i giovani sotto i 18 anni, con il 69-70 % degli intervistati, sono sicuramente più consapevoli del cambiamento climatico e guidano la presa di coscienza dell’emergenza climatica, favorita sicuramente anche da movimenti come Fridays for Future”;
  • il 58% degli over 60 anni si dichiara d’accordo, suggerendo in tal modo come non esista, in realtà, un enorme divario generazionale;
  • il 65% di persone di età compresa tra 18 e 35 anni è concorde;
  • lo è anche il 66% delle persone tra i 36 e i 59 anni.
  • Anche quando l’azione per il clima ha richiesto cambiamenti significativi nel proprio paese, la maggioranza ha risposto di sostenere le misure. In quelle in cui i combustibili fossili sono una delle principali fonti di emissioni, la popolazione ha risposto di supportare le energie rinnovabili, compresi gli Stati Uniti (65% a favore), l’Australia (76%) e la Russia (51%).
  • Il genere ha inciso sul sondaggio, con almeno il 5% in più di uomini e ragazzi che dicono che esiste un’emergenza climatica rispetto a donne e ragazze nella maggior parte dei paesi. Tuttavia, in quattro nazioni – Stati Uniti, Australia, Canada e Regno Unito – significativamente più donne e ragazze si sono espresse con più preoccupazione per il riscaldamento globale, rispetto agli uomini.
  • Il sondaggio ha evidenziato un collegamento diretto tra il livello di istruzione di una persona e il suo desiderio di azione per il clima: c’è un riconoscimento molto alto dell’emergenza climatica tra coloro che hanno frequentato l’università o il college in tutti i Paesi, da quelli a basso reddito come il Bhutan (82 %) e la Repubblica democratica del Congo (82 %), ai Paesi ricchi come la Francia (87 %) e Giappone (82 %).

E l’Italia, secondo Peoples’ Climate Vote?

Il primo dato molto interessante è che, solamente l’1% degli intervistati si dimostra completamente sfavorevole rispetto ad un’azione per il clima (a favore, quindi, è il 99%). Questo dato è corroborato dall’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di Lifegate, di circa un anno fa,  dove emergeva un progressivo cambiamento nella cultura e nelle abitudini degli italiani per quanto riguarda la sensibilità ai temi della sostenibilità e della salvaguardia ambientale, evidenziando come sempre più siano disposti a cambiare gradualmente il loro stile di vita (34 milioni gli italiani appassionati e interessati al tema della sostenibilità – pari al 55 % della popolazione complessiva), in particolare le donne con un’età compresa tra i 35 e i 54 anni, diplomate o laureate, professionalmente attive.

Peoples’ Climate Vote fa letteralmente balzare in avanti questa tendenza: oggi, l’81 % degli abitanti del nostro Paese, ritiene che il cambiamento climatico sia un’emergenza globale e prioritaria da affrontare. Anche rispetto al grado di informazione della popolazione ultrasessantenne, l’Italia supera la media: pur non collocandola ai primi posti, l’indagine dell’Università di Oxford e delle Nazioni Unite rivela un tasso di consapevolezza del 70%. Il nostro Paese è anche tra i pochi in cui le differenze di genere non incidono sulla conoscenza del problema dei cambiamenti climatici.

Tra le misure maggiormente supportate dai cittadini e dalle cittadine italiani figurano:

  • gli investimenti nell’economia verde e in posti di lavoro (64%);
  • la salvaguardia del mare e dei corsi d’acqua (59%);
  • la riduzione dello spreco alimentare (55%).

Le politiche climatiche e ambientali

La crisi climatica è continuata senza sosta nel 2020, con le temperature globali più alte mai registrate e ci troviamo ad un bivio cruciale. Il 2021 è un anno fondamentale per gli impegni per l’azione climatica dei Paesi, con un ciclo di negoziati che si terrà a novembre alla 26esima Conferenza delle Parti (COP26) dell’United Nations framework convention on climate change a Glasgow. Durante questa assise, i risultati del sondaggio Peoples’ Climate Vote saranno condivisi con i governi presenti. In linea generale, i risultati hanno dimostrato il sostegno a politiche più vaste sul clima, oltre l’attuale stato delle cose: dall’agricoltura sostenibile alla protezione della natura, agli investimenti per una ripresa verde dal Covid-19.

Dal sondaggio, sono emerse anche forti e chiare indicazioni e desideri sulle politiche e le misure necessarie per affrontare la crisi ambientale e quella climatica, relativamente all’opinione dei cittadini su 18 specifiche misure, distribuite in sei aree tematiche: energia, economia, trasporti, agricoltura, protezione delle persone e natura. Sebbene le preferenze siano risultate molto distribuite – a testimonianza di “un desiderio diffuso di azione politica in risposta ai cambiamenti climatici” – i risultati dimostrano che le persone, spesso, vogliono politiche climatiche di ampio respiro che vadano oltre lo stato dell’arte attuale. Le più popolari e condivise sono risultate:

  • la conservazione di foreste e paesaggio (54 %), soprattutto nei paesi in cui le maggiori emissioni di CO2, a causa della deforestazione e del cambiamento d’uso del suolo (es. 60% di sostegno in Brasile e il 57% in Indonesia, ossia due tra le aree più devastate a livello planetario);
  • l’uso delle energie rinnovabili (53%), soprattutto nei Paesi con le più alte emissioni del settore energetico;
  • la diffusione e l’adozione di tecniche di coltivazione sostenibili dal punto di vista climatico (52%);
  • in ben 9 Paesi su dieci con le popolazioni più urbanizzate, hanno sostenuto un maggiore utilizzo di auto e autobus elettrici puliti o biciclette”.
  • maggiori investimenti in imprese e posti di lavoro verdi (50%).

Peoples’ Climate Vote 2

In conclusione, i risultati hanno dimostrato inequivocabilmente che l’azione urgente per il clima gode di ampio sostegno da parte della popolazione in tutto il mondo, indipendentemente da nazionalità, età, genere e livello di istruzione ed ha rivelato che le persone desiderano che i loro responsabili politici affrontino la crisi, indicando anche azioni e modalità in base a cui i Paesi possano progredire, con il sostegno pubblico, lavorando insieme a per affrontare questa enorme sfida.

E la politica nel nostro Paese? Il governo italiano uscente, aveva previsto di destinare alla transizione ecologica circa 69 miliardi sui 222 miliardi dei fondi Next Generation EU (erroneamente chiamato Recovery Fund), al di sotto della percentuale del 37% di investimenti per il Green Deal decisi dall’Europa. Di questi circa 6 miliardi di euro, al momento, destinati all’impresa verde e all’economia circolare, 18 miliardi per le energie rinnovabili e la mobilità sostenibile, una trentina per l’efficienza energetica, 15 miliardi  per la tutela del territorio e delle risorse idriche. Da più parti, però, a partire da Europa Verde, si è reclamato un maggiore impegno a rendere più verde il Recovery plan italiano. Ad esempio il Circular Economy Network e le associazioni delle filiere di riciclo di carta, plastiche e metalli (Unirima, Assorimap, Assofermet), che hanno chiesto maggiori risorse per l’economia circolare. Legambiente, al fine di decarbonizzare gli spostamenti puntando su reti pedonali, ciclabili e ferroviarie, ha chiesto che siano destinati 23 miliardi alla mobilità urbana sostenibile. Il Wwf, insieme ad altre 13 associazioni, tra cui Lipu e Marevivo, ha chiesto al governo di non dimenticare il fondamentale ruolo della biodiversità e degli ecosistemi nella tutela della natura e della salute umana (basti pensare all’origine antropica della pandemia da COVID-19, conseguenza in gran parte del catastrofico e continuo degrado di numerosi ecosistemi da parte dell’essere umano).

Come risponde la politica nostrana a queste giustissime istanze e ai risultati del sondaggio Peoples’ Climate Vote? Per ora, con una assurda, pericolosa e del tutto incomprensibile caduta del Governo in carica.

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[1]L’UNDP ha condotto il “Peoples’ Climate Vote” in 50 paesi ad alto, medio e basso reddito, che rappresentano più della metà della popolazione mondiale. Gli esperti dell’Università di Oxford, successivamente, hanno ponderato le risposte, proprio allo scopo di riflettere la popolazione di ogni nazione. I dati sono stati raccolti tra ottobre e dicembre 2020 e, nonostante la pandemia da Coronavirus.

[2]Il sondaggio è stato distribuito, tramite pubblicità, in videogiochi e puzzle, tra cui Angry Birds, Subway Surfers, Sudoku e Words With Friends.

Claudio Garrone
Dottore in Scienze forestali, auditor ambientale, Corporate Social Responsability Manager. Già Responsabile Ufficio Forestale di FederlegnoArredo, è stato Direttore generale dell'Associazione Forestale Italiana. Svolge attività di project-management nell’ambito delle politiche forestali nazionali ed internazionali e dell’uso sostenibile della materia prima legno.

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