L’economia circolare

Economia circolare in peggioramento

L’economia circolare è un elemento chiave per contenere l’innalzamento della temperatura media del Pianeta sotto i 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. L’adozione di strategie aiuterebbe a ridurre le emissioni globali di gas serra di ben 22,8 miliardi di tonnellate all’anno, il 39% rispetto ai livelli del 2019 di 59,1 Gigatonnellate, livelli record.
L’impegno quotidiano e la consapevolezza crescente sono reali in molte comunità ma i dati globali mostrano che le cose sono peggiorate. I
l nostro mondo consuma 100 miliardi di tonnellate di materiali ogni anno. Nel 2020 l’economia globale era circolare per l’8,6%, due anni prima lo era per il 9,1%. Sono queste le percentuali esigue dei materiali che vengono riutilizzati.
Dal
World Economic Forum di Davos, l’associazione Circle Economy ci spalanca gli occhi con il suo Circularity Gap Report: il mondo è incatenato a pratiche di consumo obsolete.

Gli indicatori mostrano che siamo bloccati ad un modello di economia lineare, un modello di estrazione di risorse-produzione-consumo-scarto (take-make-dispose) che genera inevitabilmente comportamenti insostenibili.

Aumentare la circolarità per salvare il Pianeta

Durante il lockdown del 2020 ci siamo resi conto in tutto il mondo di come fossero le strade vuote, le piazze vuote, i cieli tersi. Abbiamo gioito del calo delle emissioni temporaneo. La consapevolezza dovrebbe essere il primo step del cambiamento ma siamo lenti.
Sappiamo da anni che dobbiamo mantenere al di sotto dei 2 gradi centigradi la temperatura globale e la scienza ci mette in guardia dalle conseguenze della non-azione: il collasso climatico. Dobbiamo colmare l’Emission Gap, il divario tra i livelli delle emissioni previsti per il 2030 e i livelli che manterrebbero l’aumento delle temperature al di sotto di quel numerino che simboleggia la catastrofe. Per colmarlo entro il 2032 basterebbe raddoppiare il livello di circolarità portandolo al 15%.
I dati di oggi sono eloquenti: l’economia attuale è circolare solo al 8,6%, resta un Circularity Gap del 91,4%. Ma – spiegano da Circle Economy – basta un aumento di un ulteriore 7,7% per colmare l’Emissions Gap.
Non tutto è perduto, dunque. Bisogna però agire su quel modello di economia lineare nel quale siamo incastrati.

Edilizia, trasporti e agricoltura gli ambiti su cui intervenire subito

Il Circularity Gap Report traccia il movimento delle emissioni e delle risorse materiali nella nostra economia e ci mostra che il trattamento e l’utilizzo dei materiali è l’attività economica maggiormente responsabile della maggior parte (70%) delle emissioni di gas serra. Sfatiamo un mito, dunque: dobbiamo andare oltre agli impegni climatici assunti e non limitarci a risolvere la questione energetica.
La ricetta per svoltare è chiara: riduzione del trasporto motorizzato nei centri urbani, riforma agricola, potenziamento del sistema di raccolta dei rifiuti, costruzione di nuovi edifici soltanto nel rispetto dei principi circolari. Ma teniamo conto dei tre ambiti che generano maggiormente
emissioni: edilizia, viaggi/trasporto merci, nutrizione. Non abbiamo alternativa se non quella di
spingere l’acceleratore per raggiungere un modello di consumo differente, che ci impongono di spingere l’acceleratore per raggiungere un modello di consumo differente, che eviti la realizzazione di nuovi prodotti con materie prime, in cui viene ridotto e razionalizzato l’utilizzo di minerali, di combustibili fossili, metalli e biomasse.


“L’economia circolare può soddisfare i bisogni e i desideri della nostra società facendo di più con meno”, ci ricorda il Report. Il nostro stile di vita attuale ha bisogno di molte risorse per essere alimentato e questo produce emissioni. Ma l’economia circolare garantisce allo stesso tempo che circolino meno materiali, che si riducano le emissioni e che si raggiunga lo stesso rendimento, se non addirittura migliore.

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