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La catastrofe umanitaria dei migranti in Bosnia

Migliaia di migranti abbandonati al gelo

Costretti a vivere in condizioni degradanti, senza un riparo dal gelo e dalla neve, senza elettricità, senza acqua né servizi igienici, spesso senza cibo: è l’inferno toccato in sorte ai migliaia di migranti che, anche quest’anno, sono rimasti intrappolati in Bosnia dopo i respingimenti da parte della Slovenia, della Croazia e anche dell’Italia.

Si tratta in larga parte di persone provenienti dal Pakistan o dall’Afghanistan, tra di loro, secondo quanto riportato da Save the Children, ci sono anche 50 minori non accompagnati, spesso privi di qualsiasi forma di tutela, a cui riescono ad avere accesso solo nel momento in cui vengono registrati all’interno di strutture di accoglienza ufficiali.

La situazione, drammatica già da almeno 3 anni a questa parte, si è ulteriormente aggravata a seguito dell’incendio che lo scorso 23 dicembre ha distrutto il campo profughi di Lipa, di cui già l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) aveva annunciato la chiusura per via dell’inadeguatezza del centro, privo di acqua, fognature ed elettricità.

Dopo l’incendio i migranti respinti dai Paesi europei si sono adattati come potevano: i più fortunati sono stati trasferiti in alcune tende riscaldate allestite dall’esercito vicino al vecchio campo, gli altri hanno cercato di risistemare ciò che restava dopo il rogo per poter trovare riparo sotto a qualche tendone di plastica, alcuni- andandosi a sommare ad altri 2500 profughi provenienti dal Nord-Ovest della Bosnia- sono finiti a vivere in palazzi abbandonati o in baraccopoli all’interno della foresta limitrofa.

Nessuna soluzione, anche prima che il campo prendesse fuoco, è stata trovata per queste persone, nessuna struttura in cui trasferirle, nessun luogo che potesse accoglierli. Dopo la distruzione del campo, alcuni hanno tentato di raggiungere la vicina città di Bihać per trovare rifugio, ma le autorità locali li hanno fermati lungo il tragitto: i profughi devono rimanere fuori dalla città.

I responsabili della catastrofe

Una violazione dei diritti umani fondamentali, una vera e propria “catastrofe umanitaria”, come l’ha definita l’OIM, di cui tanti sono responsabili.

Responsabile è senza dubbio il governo bosniaco, incapace di gestire una situazione che non è di certo nuova (nel solo 2020 in Bosnia sono circolati circa 16.000 migranti), per cui la Bosnia riceve aiuti dall’Unione Europea. Solo negli ultimi due anni, come riferito da Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante UE Josep Borrell, la Bosnia ha ricevuto 90 milioni di euro per gestire adeguatamente i centri di accoglienza per i migranti; 3,5 milioni di questi euro sono finiti nel centro di accoglienza di Bira, poco a Nord di Bihać, che potrebbe rappresentare quantomeno una soluzione transitoria per queste persone, se non fosse che le comunità locali si rifiutano di accogliere i migranti, preferendo abbandonarli al gelo dell’inverno bosniaco.

Ma la colpa non può essere imputata esclusivamente alla Bosnia, perché se ogni anno in questo punto della rotta balcanica la situazione degenera in questo modo è anche a causa dei respingimenti che Slovenia, Italia e Croazia continuano a fare.

Secondo un’inchiesta condotta da Altraeconomia, tra l’inizio di Gennaio e la metà di Novembre del 2020, la polizia di Trieste e di Gorizia avrebbe respinto 1.240 migranti arrivati dalla rotta balcanica, i quali, respinti poi a catena da Slovenia e Croazia, sono finiti con l’approdare in Bosnia, dove sono rimasti bloccati a volte anche per mesi.

Ma la situazione più grave è quella che si presenta in Croazia, dove, al di là dei respingimenti di massa, i migranti denunciano di essere stati vittime di gravi violenze e abusi sessuali da parte delle forze dell’ordine, tanto che lo scorso novembre l’Europa ha avviato un’inchiesta proprio per accertare quanto accaduto e verificare le eventuali responsabilità connesse alla lesione dei diritti dei migranti. L’esito dell’inchiesta dovrebbe essere reso noto a giorni, stante l’impegno di Bruxelles di esprimersi in merito a questa terribile vicenda entro il 31 Gennaio.

C’è poi la questione di come la stessa Unione Europea abbia scelto di gestire i flussi migratori provenienti dalla rotta balcanica: ancora una volta, come è stato fatto anche con la Turchia, l’Europa ha sostanzialmente scelto di mettere la testa sotto la sabbia, preferendo pagare un Paese fuori dall’UE affinché tenga i migranti lontani dai nostri confini, piuttosto che studiare un’adeguata strategia comunitaria per gestire i flussi migratori, garantendo allo stesso tempo il rispetto dei diritti umani di chi si mette in viaggio alla ricerca di un futuro migliore.

Quello che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti è un disastro umanitario annunciato, per cui nulla è stato fatto e nulla si continua a fare. Appena pochi giorni fa abbiamo celebrato il Giorno della Memoria, abbiamo ricordato ciò che è stato, ma, come abbiamo già detto, ricordare senza agire ha ben poco senso ed è in situazioni come questa che siamo chiamati a fare qualcosa, che siamo chiamati a non voltare la testa da un’altra parte.

La Redazione
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