Home Internazionale Giorno della Memoria: per ricordare, ma anche per agire

Giorno della Memoria: per ricordare, ma anche per agire

La Memoria come azione politica indispensabile

La Memoria è un atto comunitario. Essa afferma e nutre la forma della differenza per condannare la tentata disgregazione del diverso e dell’altro. Con la Memoria si condanna quel rifiuto annientatore della pluralità di questo mondo che perseguiva l’obiettivo di renderlo l’esclusività onnipotente dei “pre-selezionati”. A tutti gli effetti la Memoria scuote e in questo dovrebbe rivivificare le coscienze, stabilendo così la base storica di ogni generazione futura, che non potrà giammai sottrarsi ad un confronto diretto col proprio passato. La possibilità della propria inesistenza, dovuta ad un piano di rimodellamento biopolitico del pianeta, è ciò che dovrebbe innalzare la riluttanza per ogni possibile discriminazione: se la mia sola esistenza, ora assodata nel qui e nell’ora, retrocede da se stessa e comprende la non ovvietà di appartenere a questo mondo per le decisioni ingiustificabili di altre esistenze a lei precedute, comprende anche come “fare Memoria” sia un’azione politica indispensabile.

La Memoria non è pertanto semplicemente ricordare bensì agire, al fine di estirpare quei presupposti atavici che in base ad ogni diversità stabiliscono una differenza di trattamento, più o meno subdolo e più o meno fatale a seconda dei casi; il pregiudizio dei pochi mina l’esistenza di molti. Nei campi la cessazione della propria esistenza avveniva ben prima di una possibile morte; se si riflette sul significato di esistenza, d’altronde, si può constatare come essa sia ben altro da un semplice “vivere” e tantopiù rispetto a un ansimato “sopravvivere”. La morte era solo l’atto finale dell’annientamento iniziato con le leggi raziali e attuato irreversibilmente con la deportazione. Il campo stabiliva i confini entro i quali ogni forma di intolleranza e abuso erano concessi, fino a diventare i surrogati effettivi di quella che apparentemente veniva chiamata normalità.

Esercitarsi alla Memoria per tracciare un futuro comune

Errato sarebbe pensare che la Storia passata per i “campi” abbia costituito solo un momento isolato e che sia divenuta ormai un netto e definitivo passato, al quale si possa procedere oltre; l’oltre è stato spezzato e ogni futuro è una ricomposizione, storica, politica e civile di quel che ne è rimasto. Pensare allo sterminio come un dato assodato è fuorviante nonché un mero abbaglio se già solo si presta attenzione alle ultime elezioni politiche americane, ai seguaci di QAnon e al loro impegno politico per D. Trump. La matrice complottistica è la radice comune di ogni negazionismo storico, che vorrebbe negare il passato per reiterarsi nel futuro, laddove ovvero è ancora possibile concludere un programma iniziato e il cui desiderio di compimento è latente.

La Memoria è un esercizio e non può essere data per scontata né per acquisita definitivamente; essa è per l’appunto un esercizio, non un’abitudine: tracciare un percorso ultimato nella Memoria è arduo ma senza dubbio da ricercare assieme, per un passato comune in vista e in virtù di un comune futuro.

Jacopo Giraldo
Jacopo Giraldo
Studente e borsista dell'Università di Firenze di Logica e Filosofia della Scienza, da sempre appassionato di temi politici contemporanei, si occupa da anni dei diritti della comunità LGTBQI+ e dei diritti umani in generale, con particolare attenzione al tema delle migrazioni.

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