Riunioni e incontri online
Woman with her child having video call with coworkers while working from home. Work from home mom.

Web e impatto ambientale

La smaterializzazione dell’informazione e della comunicazione ha senz’altro avuto, come effetto rispettoso del pianeta, un minore utilizzo della carta: dai post-it sostituiti, alle note sullo smartphone, alle mail che prendono il posto di lettere e fax, ad un primo sguardo sembrerebbe che internet sia una via che agevoli la sostenibilità ambientale. L’organizzazione ambientalista Greenpeace ha rilevato che, a livello globale, il settore dell’informazione e della tecnologia ad essa collegata consuma il 7% dell’energia elettrica mondiale. Infatti, centri di elaborazione dati, cavi sotterranei, ripetitori di segnale sono strumenti fisici che vengono alimentati principalmente tramite combustibili fossili. Inoltre, c’è da considerare l’impatto della produzione di devices (smartphone, PC, tablet, etc.) che ci consentono l’accesso al web, nonché il loro smaltimento.

Nonostante il calo record delle emissioni globali di carbonio nel 2020, il passaggio al lavoro a distanza e ad un maggiore intrattenimento domestico, causato dalla pandemia di Covid-19, il Web genera ancora un impatto ambientale significativo, a causa del modo in cui i dati di Internet vengono archiviati e trasferiti in tutto il mondo. Un impatto talmente significativo che il Web viene ormai considerato la quarta “nazione” al mondo in fatto di emissioni – alle spalle di Cina, Stati Uniti e India.

Quanta CO2 emettiamo quando usiamo Internet?

Ebbene sì, dalle mail allo streaming, da Cloud a Netflix, fra nuovi processori, uso dell’intelligenza artificiale, algoritmi per ottimizzare i video e data center (alimentati da eolico e solare, quando va bene) il Web produrrebbe circa un miliardo e 850 milioni di tonnellate all’anno di CO2 (dati del 2019), ossia 400 grammi per ogni utente di Internet. Nella graduatoria elaborata dal Global Carbon Project, il “Paese del digitale” si piazzerebbe, appunto, al quarto posto dei Paesi maggiori emettitori. Insomma, l’uso o l’abuso di social network, videochiamate, chat e videogame online ha una sua impronta di carbonio non marginale, un mondo che assorbe un’enorme quantità di energia. Solo lo streaming video arriverebbe a circa 300 milioni di tonnellate, più di quanto faccia la Spagna. Computer, dispositivi elettronici e infrastrutture digitali consumano quantità sempre maggiori di energia elettrica. E questa energia, se non proviene da fonti rinnovabili, produce emissioni di gas serra. L’universo digitale consuma già molte risorse: nel 2008 ha contribuito per il 2 % delle emissioni globali, nel 2020 siamo già al 3,7 % e arriveremo all’8,5 % nel 2025 . Una quantità pari alle emissioni globali di tutti veicoli leggeri in circolazione. Nel 2040, si stima che l’impatto possa raggiungere addirittura il 14 %.

Spegniamo la webcam per aiutare il Pianeta

Le riunioni online, i webinar, ecc. sono di gran moda in questi tempi di telelavoro, ma le riunioni senza webcam migliorerebbero notevolmente la nostra impronta ecologica, secondo una ricerca di due università americane. Una riunione senza telecamere non solo eviterebbe di dover riordinare, ma porterebbe anche a un mondo più pulito, ad affermarlo sono i ricercatori delle Università di Purdue e Yale e del Massachusetts Institute of Technology (MIT), grazie al primo studio a livello mondiale pubblicato nella rivista Resources, Conservation & Recycling, che analizza le impronte di acqua e terra associate all’infrastruttura internet, insieme alla emissioni di CO2, passando in rassegna anche l’impatto dei principali social media come YouTube, Instagram, Zoom, Facebook, Twitter, TikTok e quello di altre 12 piattaform. Come previsto, i risultati hanno mostrato che i video costituiscono una parte enorme della nostra impronta online: più video vengono utilizzati in un’applicazione, più grandi sono le impronte (l’elaborazione dei dati usa molta elettricità, e qualsiasi produzione di elettricità ha impronte di carbonio, acqua e terra). Un’ora di incontri online, con l’utilizzo di una a webcam, produce 150-1.000 gr. di CO2, consuma da 2 a 12 litri d’acqua e consuma un pezzo di terra delle dimensioni di un iPad. Spegnere la propria webcam, significa ridurre immediatamente la propria impronta del 96 %, in un colpo solo. Lo studio mostra che anche lo streaming di contenuti in definizione standard, piuttosto che in alta definizione, mentre si usano applicazioni come Netflix o Hulu, potrebbe portare una riduzione dell’86 %, dell’impronta carbonica.

Le conseguenze 

Secondo alcune stime, l’uso di internet a livello globale è salito fino al 20 % dall’inizio della pandemia e se tale tendenza, una volta stabilita, dovesse continuare fino alla fine del 2021, secondo quanto stimato dai ricercatori, ci vorrebbe una foresta di 185.000 chilometri quadrati (ossia due volte la superficie dell’Indiana), per compensare la CO2 prodotta di conseguenza. L’acqua supplementare, necessaria per l’elaborazione e la trasmissione dei dati sarebbe sufficiente a riempire più di 300.000 piscine olimpioniche, mentre l’impronta di consumo di terra risultante, sarebbe circa uguale alle dimensioni di Los Angeles.

Per la verità, l’impronta di carbonio di internet era già aumentata prima dei lockdown da COVID-19, arrivando a rappresentare circa il 3,7% delle emissioni globali di gas serra. Ma l’assorbimento idrico e l’occupazione del territorio delle infrastrutture del web, invece, sono state ampiamente trascurate“, ha spiegato Kaveh Madani dello Yale MacMillan Center. Il team di ricerca, che ha raccolto dati per Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Iran, Giappone, Messico, Pakistan, Russia, Sud Africa, Regno Unito e Stati Uniti, ha scoperto che – se si considerano i tre diversi indicatori (impronte di acqua, suolo e CO2) – la situazione varia non solo in base alla piattaforma analizzata, ma anche in base al Paese. Così, ad esempio, l’elaborazione e la trasmissione di dati internet negli Stati Uniti, generano un’impronta di carbonio del 9% superiore alla mediana mondiale, ma l’impronta dell’acqua e della terra sono più basse, rispettivamente, del 45% e del 58%.

Per la Germania, invece, leader mondiale nelle energie rinnovabili, l’impronta di carbonio è ben al di sotto della mediana mondiale, mentre molto più alte sono l’impronta dell’acqua e del suolo (l’impronta di consumo di suolo necessaria alla produzione di energia della Germania, è del 204% sopra la media!). Sebbene gli stessi ricercatori avvertano che «Le stime sono approssimative, poiché sono valide solo come dati messi a disposizione dai fornitori di servizi e da terze parti”, il team ritiene comunque che «esse aiutino ancora a documentare una tendenza e portare a una comprensione più completa delle impronte ambientali associate all’uso di Internet, affinché ci sia la speranza che una maggiore trasparenza guidi la politica»; manca tuttavia, ad oggi, un calcolo certificato dei consumi.

Decalogo per un web sostenibile

Quali accorgimenti, allora, è possibile adottare per una comunicazione digitale maggiormente sostenibile? Se è vero che “less is more”, nella creazione di contenuti si può optare per “materie prime” di qualità, evitando contenuti “doppioni” (per esempio post ripetitivi sui social network) perché è la qualità che conta: non serve esagerare solo perché lo spazio virtuale ci sembra infinito. Altro suggerimento è di ricorrere al “riciclo digitale”, utilizzando quanto esiste già online (creato da noi o da altri) per risparmiare tempo ed energie. Esistono specifici tools in grado di misurare l’impatto ambientale dei siti, rilevando quanta CO2 producono. Pur ribadendo che la migliore azione di tutela climatica sia in ogni caso la riduzione delle emissioni alla fonte, è possibile ricorrere anche alla compensazione dei gas serra, ossia una valida soluzione integrativa di mitigazione climatica, attraverso una precisa azione di disinquinamento, mediante creazione di carbon sink forestali nazionali, piantando nuovi alberi. Per chi volesse approfondire come è possibile ridurre la propria impronta ambientale sul web, esiste un vero e proprio Decalogo per la sostenibilità, un lodevolissimo progetto di Rete Clima per il web sostenibile.

Sostenibilità e comunicazione digitale sono molto più connesse di quanto potrebbe sembrare. Impegnarsi nell’attuazione di strategie sostenibili in questo campo è fondamentale, poiché ogni brand, azienda e utente può e deve fare la propria parte.

1 commento

  1. È l’intera vita sociale, lavorativa e non, che andrebbe ripensata, in base all’effettiva necessità di compiere determinate azioni, alle ragioni, spesso connesse con procedure insensate e autoreferenziali, per cui si svolgono molte attività. Si fa quello che viene reso possibile e necessario fare, anche dal sistema economico, che ne trae profitto. In ogni caso, il problema a monte è pur sempre la modalità di produzione dell’energia.

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