Home ecologica Biodiversità Incendi australiani: 49 specie animali hanno perso l'80% del loro habitat

Incendi australiani: 49 specie animali hanno perso l’80% del loro habitat

Una delle peggiori stagioni di incendi in Australia

Diciannove milioni di ettari di foreste e terreni adibiti a pascoli e praterie completamente devastati dalle fiamme dei più di 15.000 roghi  che, in diversi Stati, hanno lasciato dietro di sé territori completamente bruciati, vittime tra civili e vigili del fuoco, migliaia di abitazioni distrutte, danni al bestiame e alla fauna selvatica e 900 milioni di tonnellate di CO2 rilasciate nell’atmosfera (una quantità gigantesca!): è questo il drammatico bilancio provocato degli incendi che stanno distruggendo l’Australia. E’ come se si fosse bruciato il 63 % dell’intera superficie territoriale dell’Italia.

Gli effetti più devastanti sulle vite umane e sulla biodiversità si sono registrati in Australia orientale, con circa 12,6 milioni di ettari di foresta bruciati, fra cui il 54% delle foreste pluviali del Gondwana australiano (Queensland e New South Wales), l’81% della Greater Blue Mountains Area (NSW) e il 99% dell’Old Great North Road: tre siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, che custodiscono habitat e animali unici al mondo.

Eppure, come riporta il sito di Geoscience Australia, (l’Agenzia Governativa di Ricerca), gli incendi sono intrinseci all’ambiente naturale australiano, tanto che per l’Australia, i bushfires o incendi boschivi che si sono sviluppati dal giugno 2019 al febbraio del 2020 non sono i primi né quelli che hanno mietuto il maggior numero di vittime (ad es., nel febbraio 2009, cioè solo 10 anni prima, si verificò lo “storico” Black Saturday, quando 173 persero la vita), ma per la loro estensione e simultaneità dei roghi li hanno posti tra i peggiori della storia del Paese.

Strage di animali

Da ottobre ad oggi, secondo un primo studio del governo australiano, gli incendi boschivi hanno prodotto la morte di quasi un miliardo di animali selvatici (vertebrati), valore stimato, in seguito, dal prof. Chris Dickman (WWF Australia) – considerando i dati più recenti sulle densità delle diverse popolazioni di mammiferi (143 milioni), rettili (2,46 miliardi), uccelli (181 milioni) e anfibi (51 milioni), e tenendo conto degli animali colpiti indirettamente dagli effetti secondari del fuoco – in circa 3 miliardi di individui.

Solo fra i mammiferi, si stima che nelle aree distrutte dagli incendi vivessero 40 milioni di opossum e petauri, più di 36 milioni di antechini, topi marsupiali e altri insettivori, 5,5 milioni di ratti canguro, bandicoot, quokka e potoroo, 5 milioni di canguri e wallabies, 1.1 milioni di vombati, 114.000 echidna e circa 60.000 koala, più di 8.000 dei quali uccisi dagli incendi.

Gli animali che sopravvivono all’azione del fumo e delle fiamme rischiano infatti di non sopravvivere a causa di una ridotta disponibilità di risorse alimentari e aree di rifugio, che si traducono in una maggiore competizione intra e inter-specifica e nell’aumento del rischio di predazione da parte di specie aliene introdotte dall’uomo, come i gatti domestici (Felis catus) e le volpi rosse (Vulpes vulpes). Si tratta di minacce a medio-lungo termine, che potrebbero aumentare il tasso di estinzione delle specie, già purtroppo alto, oltre a mettere a rischio ulteriori specie ed ecosistemi che prima non erano considerati minacciati.

Perché incendi così violenti?

L’ecologo Michael Dietze Direttore dell’Ecological Forecasting Laboratory della Boston University (BU) di Sidney, conosce perfettamente quanto possano essere imprevedibili e devastanti gli incendi australiani: “L’Australia ha sempre avuto una stagione degli incendi, ma quello che stiamo vedendo ora è più grave, con incendi più grandi che si verificano più spesso“. Il 2019, infatti, è stato l’anno più caldo e secco mai registrato in Australia e le previsioni sul cambiamento climatico in corso suggeriscono che gli incendi si intensificheranno e si espanderanno, mentre si estenderanno le stagioni di siccità (Lewis et al. 2019). In Australia, gli incendi boschivi causati dall’uomo, nella quasi assoluta maggioranza sono tipicamente accidentali, o creati in ambienti controllati dove non ci sono persone (in Italia, purtroppo, il 98 % degli incendi boschivi, sono di origine dolosa).

Gli incendi in un ecosistema, hanno anche un ruolo ecologico, che varia a seconda di dove si sviluppano e dei modelli di adattamento storici dell’area in cui si verificano: ambienti diversi si adattano a diversi livelli di gravità e frequenza degli incendi. Alcune specie di vegetazione non ne preferiscono affatto, ma alcune altre, invece, si sono evolute per avere bisogno del fuoco per riprodursi “, dice ancora Dietze. Ma, il normale percorso di recupero dell’ecosistema, non si applica e non si può sviluppare, se le temperature continuano a salire e la siccità australiana continua a peggiorare: la velocità con cui il clima sta cambiando è senza precedenti, e questo fatto sta mettendo le specie a rischio di non essere in grado di adattarsi abbastanza velocemente per sopravvivere nel loro habitat attuale. Animali come il KOALA – forse l’abitante più simpatico dell’albero di eucalipto e una delle poche specie che si basa sull’albero come fonte di cibo – secondo le stime, dovrebbe essere la specie che è probabile che si riprenda se le aree bruciate sono in grado di ricrescere in un habitat adatto a questi mammiferi marsupiali.

Ma incendi insolitamente intensi come questi” – conclude Dietze – “possono, purtroppo, ritardare il recupero del sistema. Questa stagione degli incendi potrebbe essere un campanello d’allarme di ciò che accadrà se non saranno messe in atto nuove ed efficaci politiche climatiche, e con elevata urgenza, anche.

Regenerate Australia

Ora più che mai, dunque, è indispensabile la mitigazione di queste catastrofi negli anni futuri, ponendosi una specifica ed urgente priorità di conservazione della biodiversità, per la quale il Governo australiano ha deciso di stanziare 200 milioni di dollari per il recupero della fauna selvatica autoctona e degli habitat più duramente colpiti. Pur trattandosi di una cifra significativa, essa appare già ora insufficiente per avviare concretamente il programma di prevenzione e recupero di cui ha bisogno l’Australia.

E’ nata da questa urgente necessità, l’iniziativa “Regenerate Australia” che il WWF ha lanciato, attraverso un programma quinquennale da 300 milioni di dollari, per supportare azioni di ripristino degli habitat, di recupero per la fauna selvatica, promuovere un’economia sostenibile – basata sulle rinnovabili e non sul carbone –  con l’obiettivo di rendere l’Australia un paese “a prova di futuro”. Si tratta del più grande, ambizioso e innovativo programma di “rigenerazione” della natura australiana (fauna selvatica e paesaggio) nella storia dell’Australia. Un momento decisivo per il futuro che guarda a tutte le cause di perdita di biodiversità: dagli incendi ai cambiamenti climatici. “Il nostro obiettivo non è solo quello di salvare dall’estinzione animali unici nel loro habitat, ridare una casa ai KOALA, ma spingere l’Australia a diventare una vera protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici che alimentano gli incendi in tutto il pianeta, mettendo a rischio il futuro dell’umanità e delle altre specie”, afferma WWF Australia. 

Claudio Garrone
Claudio Garrone
Dottore in Scienze forestali, auditor ambientale, Corporate Social Responsability Manager. Già Responsabile Ufficio Forestale di FederlegnoArredo, è stato Direttore generale dell'Associazione Forestale Italiana. Svolge attività di project-management nell’ambito delle politiche forestali nazionali ed internazionali e dell’uso sostenibile della materia prima legno.

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