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Un’autostrada amazzonica nella foresta pluviale

In Amazzonia si progetta un’autostrada che rischia di mettere ancora più a rischio la biodiversità e la vita delle tribù native che vivono nella zona.

Questo 2020, per la foresta pluviale, non poteva concludersi peggio: come riportato dal quotidiano “La Repubblica”, il governo del presidente Jair Bolsonaro ha infatti approvato il progetto di costruzione di un’arteria stradale che attraverserebbe la foresta pluviale, una vera e proria autostrada amazzonica.

Il luogo

Il rischio di alberi abbattuti, animali uccisi e indigeni scacciati è molto alto visto che la strada passerebbe per 151 chilometri all’interno dell’Amazzonia, attraversando anche il parco naturale de La Serra, una delle zone più ricche di biodiversità secondo gli esperti. Ma non solo. Secondo Luis Puwa Puyanawa, leader indigeno, spiega come questo percorso metterebbe a rischio uno delle più importanti fonti d’acqua della zona: “La strada passerebbe vicino alle nostre terre dove scorre l’Alto Juruá, una delle fonti idriche più importanti del bacino amazzonico. Fornisce le acque che sfociano nel Rio Solimões e poi nel Rio Negro, fin quando non giungono al mare.”

Il percorso della autostrada amazzonica

Il progetto messo in campo prevede il collegamento tra Brasile e Perù, e in specifico tra la città di Cruzeiro do Sul, nello stato dell’Acre, nel nordovest del Brasile, con la città di Pucallpa, in Perù. Sarebbe un diverticolo della BR-364, l’autostrada che per circa 3380 chilometri collega San Paolo allo Stato di Acre.

Il perché

Nelle motivazioni di questa opera c’è l’intenzione di aprire vie più veloci di commercio con l’Asia, tramite proprio i porti andini, evitando di dover attraversare il canale di Panama o doppiare il Capo di Buona Speranza. I membri del governo e lo stesso Bolsonaro, poi, hanno parlato di come questo lavoro sarebbe fatto in nome del progresso e dello sviluppo della regione. Anche il membro del congresso dello Stato di Acre, Mara Rocha, ha affermato come questa strada “non distruggerà la foresta, porterà uno sviluppo importante, rilancerà le relazioni commerciali e culturali con il nostro vicino. La regione si sentiva dimenticata e invisibile al resto del paese. Lasciarla in questo stato sarebbe una grave forma di egoismo che noi abbiamo sconfitto”.

Le preoccupazioni

Gli esperti e i vari rappresentanti delle tribù, però, stanno facendo notare come tale opera non serva alla regione, e sempre Puyanawa ha affermato che “Esiste già una strada che collega il Brasile con il Perú. Ciò di cui abbiamo bisogno è lasciare la foresta in piedi“. C’è poi chi, come Miguel Scarcello, responsabile di SOS Amazônia, parla di un “ritorno alla dittatura militare”, quando i bulldozer attraversavano l’Amazzonia con la scusa di sviluppo delle zone.

Ciò che è certo è che questo progetto sembra dare l’ennesimo colpo al polmone verde del pianeta, andando a ridurre ancor di più lo spazio per la biodiversità in nome di uno sviluppo capitalistico che non tiene conto della conservazione e di chi, in quei luoghi, vive in simbiosi con la natura, come le tribù Nukini, Jamanawa e Popyanawa, in prima linea per contrastare l’opera. Un colpo inferto nell’anno che registra il tasso di deforestazione più alto dal 2010 e che, unito agli incendi e alla diffusione del Covid-19, sta segnando sempre più negativamente il destino di uno degli ecosistemi più complesso, ma allo stesso tempo fragile, del pianeta Terra.

Jonatas Di Sabato
Jonatas Di Sabato
Giornalista, ambientalista, anarchico ed essere umano. Ha studiato Beni Culturali prima di affacciarsi nel mondo del giornalismo. Si occupa prevalentemente di politica e del raccontare la vita nelle "zone interne e disperatissime" dell'Italia Meridionale. È tra gli allievi della Scuola Langer, la scuola di formazione politica, comunicativa e giornalistica per gli under 35 promossa da Europa Verde.

1 commento

  1. E’ incredibile come stiamo maltrattando questo pianeta e le sue creature, siamo come un cancro che si diffonde in tutto il “corpo” sempre di più, fino ad ucciderlo.

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