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Julian Assange torna libero! (per ora)

Oggi in Gran Bretagna un giudice ha respinto la richiesta di estradizione verso gli Stati Uniti per il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, in quanto sarebbe a rischio suicidio. Washington tuttavia potrà fare ricorso.

In caso di rimpatrio negli Stati Uniti il giornalista rischierebbe una condanna a 175 anni di carcere con l’accusa di aver violato l’«Espionage Act», una legge americana draconiana del 1917 pensata per i traditori che passano informazioni al nemico: è la prima volta nella storia degli Stati Uniti che viene usata contro un giornalista.

Assange e WikiLeaks

Assange a partire dal 2006 è tra i promotori del sito web WikiLeaks, di cui diviene caporedattore. WikiLeaks nel corso degli anni pubblica documenti da fonti anonime e informazioni segrete su politici corrotti, assassinii politici, repressioni e guerre. Il materiale pubblicato tra il 2006 e il 2009 attira sporadicamente l’attenzione dei media, ma è il caso Chelsea Manning che porta WikiLeaks, nel 2010, al centro dell’interesse internazionale.

Chelsea Manning, attivista statunitense, è accusata di aver fornito a WikiLeaks migliaia di documenti riservati di cui era venuta a conoscenza lavorando quale analista di intelligence dell’Esercito Usa durante la guerra in Iraq. Viene per questo condannata a 37 anni di detenzione in un carcere di massima sicurezza. Rilasciata dopo 7 anni di carcere duro, sarà nuovamente incarcerata nel 2019 per essersi rifiutata di testimoniare contro Assange.

Nel 2010 WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 250.000 documenti statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Tra questi diversi video sulle stragi di civili compiute dagli Usa in Iraq e Afghanistan. WikiLeaks viene messa sotto inchiesta in Australia e Julian Assange rischia di nuovo l’arresto.

La repressione e la mobilitazione internazionale

Nel corso degli ultimi anni il giornalista, è stato arrestato due volte e gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere l’estradizione affinché Assange sconti la pena presso un carcere Statunitense.

Nel dicembre 2019 un gruppo di giornalisti di quasi 100 nazioni crea la petizione ‘Speak up for Assange‘, chiedendo la liberazione di quest’ultimo da parte del Regno Unito, sostenendo che il reale motivo per cui rischia d’essere perseguito sia il fatto di aver meritoriamente portato alla luce dei crimini di guerra e che il punirlo per tali azioni sarebbe un grave precedente per la libertà di stampa; nella petizione viene inoltre dato rilievo alla violazione dei diritti umani cui Assange è da anni vittima a causa dei tentativi di persecuzione in atto.

L’ex magistrato Antonio Ingroia ha più volte scritto alle istituzioni italiane affinché concedessero asilo politico, ma tutti gli appelli sono rimasti inascoltati.

Dalla parte della libertà di stampa

L’estradizione negli Stati Uniti con la condanna a vita del giornalista avrebbe costituito un pericoloso precedente per la libertà di stampa in tutto il mondo.

Il Presidente Trump negli ultimi giorni del proprio mandato ha preferito concedere la grazia a diversi criminali colpevoli di violenze e corruzione, ignorando le richieste di concedere la grazia ad Assange.

I dati del 2020 con 400 nuovi reporter detenuti, ed oltre 50 giornalisti uccisi sono indice di un assedio verso la libertà di stampa ed espressione nel mondo.

La libertà di pensiero e di informazione è riconosciuta dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo intesi come diritti umani inderogabili, e che non possono essere mai negati, le istituzioni agiscano affinché questi principi continuino ad essere rispettati negli stati che si professano ‘democratici’.

Antonio Fiore
Antonio Fiore
Studente di Economia e Commercio all'Università di Torino. È stato uno dei fondatori di Fridays for Future Torino, attivo fin dal 2015 nei movimenti studenteschi per la difesa della scuola pubblica. Attualmente è il Co-Commissario di Europa Verde per la provincia di Torino.

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