allevamenti intensivi carne imballaggio

L’attuale filiera alimentare è subordinata a sistemi agricoli e allevamenti intensivi: mirano a produrre la massima quantità di prodotto in poco tempo e al minimo costo. L’obiettivo è quello di produrre sempre di più, ma qual è l’impatto ambientale che vi si cela?

L’agricoltura e gli allevamenti intensivi

Come negli allevamenti intensivi anche nel caso dell’agricoltura intensiva i danni ambientali sono molteplici: sfruttamento delle falde acquifere, impoverimento del suolo, costi sanitari del trattamento di malattie dovute a pericolosi fertilizzanti chimici. Tuttavia nessuno di questi costi sociali, ambientali e sanitari si riflette sul prezzo che paghiamo ogni giorno al supermercato. A chi spetta allora il pagamento dello scotto? Siamo noi, o meglio la società in toto, a doverne pagare il prezzo.
Cosa accadrebbe allora se all’interno dei prezzi di vendita dei prodotti alimentari incorporassimo i costi aggiuntivi dell’impatto ambientale?

Allevamenti intesivi tabella 1

Prodotti piú costosi

A tal proposito lo studio “Calculation of external climate costs for food highlights inadequate pricing of animal products”, condotto da Maximilian Pieper (Technische Universität München), Amelie Michalke (Universität Greifswald) e Tobias Gaugler (Universität Augsburg), è esplicativo: se inglobassimo i costi aggiuntivi derivanti dagli impatti dei gas serra emessi, prodotti alimentari di origine animale come il latte, i formaggi e soprattutto la carne dovrebbero essere molto più costosi e anche la differenza di prezzo tra prodotti convenzionali e biologici sarebbe inferiore.

Chi inquina paga?

Il team di ricercatori esamina diversi tipi di coltivazione e allevamento, calcolando le emissioni di CO2, di protossido di azoto e metano per individuare l’entità effettiva dell’impronta ecologica. Mostrano che l’utilizzo indiscriminato del suolo produce un elevato impatto ambientale, passando dal drenaggio delle torbiere alla deforestazione delle aree della foresta pluviale, poi utilizzate per la produzione di mangimi per animali. Attuano poi un confronto tra i diversi tipi di coltivazioni, constatando che la maggiore differenza nelle emissioni è determinata dal tipo di cibo, più che dalla tecnica produttiva.
Una volta stabilita l’entità del danno climatico, essa viene monetizzato, cioè convertita in costi aggiuntivi del cibo. I risultati? Se comprendessero i loro costi climatici, i prodotti lattiero-caseari dovrebbero essere il 91% più costosi di quanto sono oggi e i prodotti a base di carne dovrebbero essere fino al 146% più costosi, tenendo conto del principio “chi inquina paga”.

Allevamenti intesivi - tab. 2

Produrre carne (sia con allevamenti intensivi che biologica) costa sempre troppo

La carne resta comunque una sorprendente eccezione: sia i metodi convenzionali con gli allevamenti intensivi che quelli biologici di produzione della carne producono elevati costi aggiuntivi per le emissioni, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che l’allevamento di bestiame biologico richiede più superficie per soddisfare gli standard di benessere e perché è generalmente meno produttivo e quindi meno efficiente rispetto a quello intensivo.
Questo trend positivo dei prezzi ci pone tuttavia un problema di carattere socioeconomico: piccoli aumenti di prezzo potrebbero minare se non escludere l’accesso al cibo, o meglio il diritto al cibo, per coloro che vivono in condizioni di povertà assoluta (circa 5 milioni in Italia).

Allevamenti intesivi - tab. 3

Il diritto al cibo

Mancando, tuttavia, una tutela del diritto al cibo, il ruolo dei governi e delle autorità locali diventa rilevante nella promozione e creazione di sistemi alimentari equi e sostenibili. Ciò produrrebbe un effetto domino positivo come evidenziato dalla ricercatrice Amelie Michalke: «Se questi errori di prezzo di mercato dovessero cessare di esistere o almeno essere ridotti, questo avrebbe anche un impatto importante sulla domanda di cibo. Un cibo che diventa molto più costoso sarà anche molto meno richiesto», prediligendo dunque la strada della sostenibilità.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui