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Cara Italia, così non va

No, cara Italia, così non va. Non riesci a toglierti la brutta abitudine di prendere impegni e non mantenerli.

Nel 2015, ti ricordo, hai firmato tra squilli di trombe l’ormai celebre AGENDA 2030 dell’ONU: 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, suddivisi in 169 targets, da raggiungere appunto entro il 2030. Ma, a dieci anni dal traguardo, ahinoi, stai arrancando e rischi di portarti a casa, alla data fatidica, solo tre obiettivi!!!

Così almeno sentenzia l’ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) che con i suoi 280 aderenti rappresenta la più vasta rete di organizzazioni della società civile del nostro paese sul fronte del perseguimento della sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Nel suo recente rapporto, presentato il 15 dicembre scorso e intitolato “I TERRITORI E LO SVILUPPO SOSTENIBILE”,( la cui lettura dovrebbe essere un must per tutti gli ambientalisti, in primis quelli impegnati nel prossimo round delle amministrative), ci viene proposto un paradosso: la speranza abita nei territori, non nel governo centrale!

Quest’ultimo non ha ancora capito che, per garantire una ripartenza dopo Covid che davvero permetta di mutare rotta , occorre allineare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e l’uso dei fondi europei previsti, con un coraggioso varo di riforme. Soprattutto, suggerisce Asvis, facendo del Programma quadro per lo Sviluppo Sostenibile e della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile i pilastri su cui poggiare l’azione politica nel suo insieme.

Purtroppo, però, la politica nazionale non ha una ‘visione del mondo’ all’altezza delle sfide di questo inizio millennio e non riesce a fare il salto necessario verso un approccio integrato delle politiche economiche, sociali ed ambientali! Basta dare un’occhiata ai progetti presentati per accedere ai fondi della Next Generation, praticamente una lista della spesa, per capire che il ritardo culturale è la pietra su cui inciampa il perseguimento di un’effettiva sostenibilità.

La musica, invece, sembra cambiare nei territori. Perché?

Perché gli amministratori locali, letteralmente più vicini ai cittadini sempre più attenti alle esigenze della salute, dell’ambiente e della lotta alle disuguaglianze sociali e di reddito (assai cresciute, dimostra il rapporto, a causa della pandemia) ,si trovano in pratica ‘costretti’ ad usare di più l’Agenda 2030, non solo come riferimento concettuale ma anche come strumento pratico per coordinare le proprie azioni sul territori. Naturalmente anche qui c’è una lunga strada da fare, e la tentazione di ricadere nel business as usual è sempre presente.

Ma il divario tra governo centrale e territori è comunque un paradosso sancito dalla ricerca Asvis analizzando i cento e passa indicatori sulla performance nazionale riferiti al periodo 2020-2019.

Un’ulteriore sfida per noi ambientalisti che dovremo farci promotori di un’operazione di attenta ‘sartoria istituzionale e programmatica’ per garantire autenticità e spessore alle cosiddette ‘politiche sostenibili’

Non sarà facile essere all’altezza di tale sfida. La strada sarà tutta in salita, ma è obbligatoria.

Grazia Francescato
Grazia Francescato
Laureata in lingue e letterature straniere all'Università Bocconi di Milano, politica, giornalista e ambientalista. Già Presidente del WWF Italia, è stata Presidente e parlamentare dei Verdi e portavoce dei Verdi europei.

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