Covid-19 e crisi climatica

Crisi climatica e crisi da Covid-19, due questioni apparentemente molto distanti tra loro ma che, se analizzate a fondo, dimostrano di avere similarità sotto diversi punti di vista.

Antonello Pasini: le similitudini tra Covid-19 e crisi climatica

Ad evidenziare le dinamiche che accomunano questi due fenomeni è un interessante articolo, pubblicato appena pochi giorni fa, che porta la firma del fisico del Cnr, Antonello Pasini, e del biologo Fulvio Mazzocchi.

La pubblicazione, preceduta da un comunicato stampa del Cnr e leggibile anche nella sua versione integrale, si sofferma in particolare sulla possibilità, partendo proprio dalle similitudini esistenti tra crisi climatica e crisi virale, di creare un “formalismo unificato” in grado di prevedere i rischi, di fornire una corretta percezione di ciò che sta accadendo e quindi di riuscire a minimizzare i danni causati tanto dalla pandemia quanto dai cambiamenti climatici; azioni, queste, che sarebbe impensabile intraprendere senza l’apporto della scienza, che ci consente di prendere decisioni basate sui fatti e non sulla percezione erronea o sensazionalistica che di essi abbiamo.

Situazione paradigmatica

“In questo senso, la situazione che abbiamo vissuto nella prima fase della pandemia è paradigmatica. Di fronte ai primi pochi casi di persone infettate dal coronavirus, la percezione comune era di una malattia limitata a poche zone e dai numeri bassi, la cui crescita sarebbe stata facilmente controllabile”, spiega Antonello Pasini.

A smentirci, tuttavia, sono stati proprio gli scienziati, che hanno immediatamente fatto notare come, senza misure rigorose, la diffusione del virus sarebbe avvenuta in maniera esponenziale e che un fenomeno di questo tipo possiede un grado di inerzia tale per cui i risultati di  qualsiasi isolamento si possono vedere solo dopo una decina di giorni, a incubazione terminata.

Il feedback da deglaciazione del permafrost

“Nell’articolo pubblicato”, prosegue Pasini,  “abbiamo fatto vedere come queste due caratteristiche siano tipiche anche del riscaldamento globale. Qui i numeri piccoli sono il solo grado di riscaldamento evidenziato nell’ultimo secolo e la crescita non lineare è quella dello scenario business as usual, che potrebbe essere ulteriormente aggravato da eventuali altri effetti non lineari, come quelli del feedback da deglaciazione del permafrost. L’inerzia è quella dovuta al lungo tempo di permanenza della CO2 in atmosfera e alla grande capacità termica degli oceani, che determinano tempi di ritardo nel vedere i risultati delle nostre azioni: dobbiamo ridurre fortemente e in maniera continuativa le emissioni di gas serra se vogliamo vedere risultati importanti tra 20-30 anni.”

Una formula unica per i rischi

Ma le similitudini non finiscono qui; nella seconda parte dello studio i due scienziati hanno cercato di descrivere attraverso un’unica formula i rischi derivanti dalla pandemia e dalla crisi climatica, riassumendoli in un prodotto tra pericolosità, vulnerabilità ed esposizione (R=PxVxE). Quello che ne è emerso è che mentre per la pandemia, in termini di contenimento del rischio, il nostro campo di azione si limita  quasi esclusivamente all’esposizione (dunque mascherine, distanziamento sociale e tutto quello che ormai conosciamo bene), nel caso della crisi climatica il nostro attacco può avvenire su più fronti, il che, al di là di tutto, rappresenta una buona notizia. Quello che occorre ora è proprio far sì che le azioni che possiamo compiere per limitare rischi e danni legati a queste crisi si compiano in modo deciso e repentino, soprattutto sul fronte della crisi climatica che, per sua natura, ha tempi di risposta molto più lunghi rispetto alla pandemia.

Antonello Pasini spiega questi concetti in maniera chiara anche durante il suo intervento al TED tenuto per la Notte europea dei ricercatori.

L’articolo completo su Le Scienze – Blog di Repubblica

 

 

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