Home Clima Energia No allo stoccaggio di CO2 davanti alla costa di Ravenna!

No allo stoccaggio di CO2 davanti alla costa di Ravenna!

Si è tenuto ieri l’approfondimento di Legambiente contro il progetto di Eni per lo stoccaggio della CO2 sulle coste del ravennate, che può essere ascoltato sulla pagina facebook dell’associazione e sul sito www.changeclimatechange.it.

Un’azione condivisa, che ha visto in piazza Legambiente e Friday For Future, è quella che le due organizzazioni hanno messo in piedi per contrastare il progetto di sviluppo dell’impianto di stoccaggio dell’anidride carbonica davanti alla costa di Ravenna, finanziato, tra l’altro, anche da fondi europei.

Il mondo va avanti ma Eni resta indietro

Mentre tutto il mondo parla di obiettivi di de-carbonizzazione e di come sviluppare urgentemente azioni di adattamento e di mitigazione alla crisi climatica, l’Eni continua a investire sulle fonti fossili “ si legge nel comunicato diffuso dall’associazione ambientalista italiana, che tra l’altro denuncia come questo sia solo un progetto per mascherare lo scopo principale: continuare a fatturare a spese dell’ambiente con progetti di estrazione di idrocarburi.

L’internazionalizzazione che non piace

Quello di Eni è un lavoro che vorrebbe far diventare Ravenna e la sua costa il polo mondiale per lo stoccaggio della CO2, in realtà, spiega sempre il comunicato, quello che sembra essere uno scopo a favore della Natura come la cattura di questo gas serra, ha un obiettivo molto meno edificante: grazie alla iniezione del gas in profondità, sarà possibile sfruttare ulteriormente giacimenti vicini all’esaurimento, contribuendo ad incrementare la produzione di energie fossili, prolungando la vita di impianti che sarebbero dovuti essere dismessi con la relativa bonifica delle aree.

Un futuro da costruire insieme

Durante la diretta, Mattia Lolli, responsabile volontariato di Legambiente ha introdotto e moderato gli ospiti della conferenza. A parlare sono stati Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, il quale ha descritto tecnicamente le problematiche connesse al progetto di stoccaggio: “Non possiamo ancora fare una valutazione del progetto in sé perché non è stato ancora presentato. Stiamo approfondendo la tecnologia per la cattura e l’iniezione all’interno del sottosuolo ed abbiamo svariate perplessità. Dobbiamo ricordare che ci sono conseguenze tecniche sul giacimento in sé: bisogna valutare la porosità della roccia e, soprattutto, se la roccia “tappo” non permetta fuoriuscite verticali del gas. Comunque è evidente che questa azione, è un processo che permetterà ad Eni di continuare ad utilizzare giacimenti che sono in esaurimento, evitando di investire denaro, invece, nello smantellamento e bonifica delle aree.”

A continuare la discussione è stata, poi, Katiuscia Eroe, responsabile energie di Legambiente: “Questo progetto permetterà di continuare ad usare fonti fossili e non permetterà lo sviluppo di quelle rinnovabili. Siamo un Paese nel quale c’è già un sottosviluppo dei progetti delle rinnovabili, con il gas ancora troppo protagonista. Abbiamo delle sfide importanti da portare avanti, come quella di fare in modo che tutti abbiano accesso alle energie rinnovabili e che la chiusura delle centrali a carbone del 2025 non veda un eccesso di investimenti in quelle a gas. In realtà, le attuali centrali a gas bastano a sostituire quelle a carbone, quindi non necessitiamo di nuovi investimenti a riguardo.”

Tra i relatori anche un’ospite dei Friday For Future di Ferrara, Teresa, la quale ha descritto le azioni dell’organizzazione a livello nazionale e locale: “La campagna contro i nuovi centri di stoccaggio è nata principalmente in Emilia-Romagna, ma poi Friday For Future Italia ha deciso di appoggiarci e fare un’azione nazionale. Tutto il lavoro sta portando dei risultati e il 18 dicembre saremo di nuovo in piazza, con tutti i gruppi italiani, per discutere e manifestare contro questo progetto di Eni.”

Sempre dall’Emilia-Romagna ha avuto modo di intervenire anche Lorenzo Mancini, direttore regionale di Legambiente: “Contrastare quest’opera vuol dire avere una mobilitazione generale dell’opinione pubblica. Sappiamo che Eni ha contribuito in passato allo sviluppo economico della zona, e questo deve essere tenuto in conto. Dobbiamo far capire che questa azienda non vuole rinnovarsi, anzi, vuole aumentare le estrazioni di gas ed è leader nelle politiche di “green-washing”, come la pubblicità dell’ENIdiesel+, considerata ingannevole dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, con una multa inflitta di 5 milioni d’euro.”

A concludere, infine, è stato il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani: “Questi progetti comportano anche dei problemi economici già conosciuti da anni. Eni sta portandi avanti, di nuovo, un lavoro che si è dimostrato fallimentare. Il porto di Ravenna, come tutte le zone che fino ad ora sono state utilizzate per l’estrazione di idrocarburi, vanno riconvertite, con un’azione che le veda protagoniste di una riconversione verde. Il distretto ravennate, grazie a queste innovazioni tecnologiche, potrebbe riconvertire in pochi anni le sue attività finora fondate sull’estrazione degli idrocarburi. È su questo fronte che vanno utilizzati i finanziamenti europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza Le nuove rinnovabili, l’off-shore eolico e solare, e tutte le nuove tecnologie, possono garantire anche la tranquillità nella transizione ai tanti operai del settore. Possono, inoltre, garantire una visione orientata al futuro, che possa garantire lavoro e rispetto per la salute e l’ambiente alle generazioni future.”

Sulla stessa linea del presidente di Legambiente, anche Silvia Zamboni, consigliera regionale dei Verdi in Emilia-Romagna, e Matteo Badiali, co-portavoce nazionale dei Verdi, i quali hanno affermato: “Il progetto di Eni non ha niente di sostenibile. Finanziarlo con i fondi europei sarebbe una beffa per chi chiede sostenibilità vera e investimenti nelle energie rinnovabili e pulite.”

Jonatas Di Sabato
Jonatas Di Sabato
Giornalista, ambientalista, anarchico ed essere umano. Ha studiato Beni Culturali prima di affacciarsi nel mondo del giornalismo. Si occupa prevalentemente di politica e del raccontare la vita nelle "zone interne e disperatissime" dell'Italia Meridionale. È tra gli allievi della Scuola Langer, la scuola di formazione politica, comunicativa e giornalistica per gli under 35 promossa da Europa Verde.

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