Artico Siberia

La irreversibile tendenza del caldo nell’Artico

Gli effetti del riscaldamento record sull’Artico continuano ad aumentare in tutta la regione continuando la irreversibile tendenza verso un nuovo clima piú mite anche nel 2020. La conseguenza è la riduzione della copertura di ghiaccio e neve e l’alimentazione di incendi estremi, hanno spiegato gli scienziati nella consueta valutazione annuale della regione.

Rick Thoman, uno degli specialisti del clima dell’Università dell’Alaska e uno dei redattori della valutazione, ha spiegato in maniera chiara che tutta “la regione artica prosegue il suo percorso più caldo, meno ghiacciato e biologicamente modificato in una maniera che era difficilmente immaginabile anche solo una generazione fa”.

“Quasi tutto nell’Artico, dal ghiaccio e la neve fino all’attività umana, sta cambiando così rapidamente che non c’è motivo di pensare che tra 30 anni tutto sarà come oggi”, ha aggiunto.

Un calo di volume del ghiaccio

Quest’anno l’estensione minima di ghiaccio marino nell’Oceano Artico , è stata la seconda più bassa degli ultimi 10 anni, in cui i satelliti hanno effettuato misurazioni affidabili.

Sulla terraferma i ghiacciai in Alaska e altrove hanno perso massa a tassi superiori alla media, con esclusione della sola Groenlandia, il cui tasso è rallentato rispetto all’anno scorso.

Il passaggio dal ghiaccio vecchio a quello giovane ha anche portato a un calo del volume complessivo del ghiaccio. Il volume di quest’anno, misurato alla fine della stagione di scioglimento a settembre

Mentre l’intero pianeta si sta riscaldando a causa delle emissioni di gas che intrappolano il calore attraverso l’utilizzo di combustibili fossili e altre attività umane, l’Artico si sta riscaldando più del doppio rispetto ad altre regioni. Ma questo riscaldamento ha effetti a cascata altrove, innalzando il livello del mare, influenzando la circolazione oceanica e, secondo gli scienziati, giocando un ruolo sempre più importante nelle condizioni climatiche estreme.

Il minimo storico

La cosa più preoccupante è che la copertura nevosa attraverso l’Artico eurasiatico ha raggiunto il minimo storico in giugno. L’essiccazione dei suoli e della vegetazione che ne è seguita ha contribuito a incendi che hanno bruciato milioni di acri di taiga, o foresta boreale, in particolare in tutta la Siberia. Secondo i ricercatori europei, gli incendi hanno rilasciato nell’atmosfera un terzo in più di anidride carbonica intrappolata nel calore rispetto all’anno precedente.

Intanto il permafrost, o terreno permanentemente ghiacciato, ha continuato a scongelarsi e a erodersi lungo le coste artiche, lasciando sole le comunità indigene nella loro lotta per far fronte alle infrastrutture danneggiate.

La quantità di neve caduta attraverso l’Artico eurasiatico era in realtà superiore alla norma quest’anno, ha spiegato Lawrence Mudryk, un ricercatore di Environment and Climate Change Canada e principale autore della sezione sulla copertura nevosa nella valutazione. “Nonostante ciò, era ancora abbastanza caldo da sciogliersi più velocemente e prima del solito”, ha aggiunto.

Il calore l’anno scorso è stato pervasivo in tutto l’Artico. La temperatura media del terreno a nord di 60 gradi di latitudine, misurata da ottobre 2019 a settembre, è stata di 1,9 gradi Celsius superiore alla media di riferimento per il periodo 1981-2010 e la seconda più alta in oltre un secolo di registrazioni.

Meno ghiaccio e meno neve nell’Artico

Negli ultimi anni i ricercatori artici hanno sempre più spesso riconosciuto che la regione si sta allontanando da un clima caratterizzato da meno da ghiaccio e neve e più da acqua aperta e pioggia.

In uno studio pubblicato a settembre, due ricercatori del National Center for Atmospheric Research hanno sostenuto che, almeno per il ghiaccio marino, si è già verificato un cambiamento permanente. L’estensione del ghiaccio è ora diminuita così tanto, hanno scritto Laura Landrum e Marika M. Holland, che anche un anno estremamente freddo non podrá produrre tanto ghiaccio quanto quello tipico di decenni fa.

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