Home ecologica Clima Sovrappopolazione e ambiente: cosa fare per limitare i danni?

Sovrappopolazione e ambiente: cosa fare per limitare i danni?

A fine ‘700, all’inizio della rivoluzione industriale, la popolazione mondiale contava 750 milioni di persone. Tra il 1800 e il 1930 i Terrestri salgono a due miliardi. Solo 47 anni dopo, nel 1974, il numero degli individui raddoppia a quattro miliardi. Oggi sulla Terra vivono circa 7,3 miliardi di persone e i demografi stimano che si arriverà a 10 miliardi nel 2100.

Una crescita tanto imponente ha sconvolto gli assetti socio-economici delle popolazioni, con la definitiva prevalenza di addensamenti urbani rispetto alle campagne e alle zone montane.

Nel mondo ci sono sempre più metropoli e almeno 20 megalopoli abitate da più di dieci milioni di persone.

Già oggi più di metà della popolazione mondiale vive in aree urbane in continua espansione e secondo l’ultimo World Urbanization Prospects, il documento del dipartimento economico e degli affari sociali delle Nazioni Unite sull’urbanizzazione, salirà ad oltre sei miliardi entro il 2045.

Sovrappopolazione, risorse, clima

Il problema principale non è la mancanza di spazio sul Pianeta bensì la carenza di risorse e il suo impatto ambientale. Già ora la popolazione mondiale consuma le sue intere disponibilità annuali in poco meno di sei mesi. Come potrà la Terra sostenere una popolazione in costante aumento?

Secondo la FAO, entro il 2050 la quantità di acqua potabile disponibile pro capite scenderà del 73%. Considerando che ogni anno ben 5 milioni di persone muoiono per la scarsità di acqua e per la mancanza di servizi igienico-sanitari di base è facile prevedere che in un futuro ormai prossimo il numero dei morti è destinato a salire.

Le conseguenze della sovrappopolazione e dei suoi attuali modelli di produzione e consumo sono drammatiche non solo per la mancanza di risorse per tutti, ma anche per l’ambiente. Si stima che l’aumento dell’80% di gas serra tra il 1970 e il 2010 sia dovuto per il 50% proprio all’incremento di abitanti.

Una recente ricerca dell’OMS ha rilevato che, a causa dei cambiamenti climatici e dei fenomeni a esso collegati, ogni anno muoiono circa 300mila persone, il 50% in più rispetto al 2000.

Sostanzialmente, i cambiamenti climatici sono quasi tutti imputabili all’uomo in quanto l’innalzamento delle temperature è stato causato dall’abuso dei combustibili fossili come petrolio, carbone e metano.

A destare l’allarme sono anche l’aumento dei tassi di deforestazione che, a questo ritmo, renderanno entro pochi anni la situazione non sostenibile.

A causa di questo, afferma l’associazione Greenpeace, il livello di anidride carbonica presente nell’atmosfera ha già superato le 400 parti per milione, un livello che sulla Terra non veniva toccato da almeno 3 milioni di anni. Se non riusciremo a ridurre questi valori, le conseguenze sul clima potrebbero essere devastanti e, nel giro di pochi anni, il numero dei morti a causa dei fenomeni climatici potrebbe diventare spaventoso.

Che fare?

Certo, non è saggio continuare a vivere come se si trattasse di scenari futuribili e lontani. La sovrappopolazione è un fatto, così come i suoi effetti sull’ambiente.

E allora bisogna agire sui proprio comportamenti personali, impegnarsi sulle questioni locali, sostenere chi lavora a livello nazionale, europeo e planetario per fermare la china.

Occorre dar seguito immediatamente agli Accordi di Parigi sul Clima e quindi investire sulle energie rinnovabili, sulla mobilità sostenibile, sulla riduzione dei gas climalteranti ed avviare una revisione sugli accordi commerciali.

A livello nazionale ed europeo, è necessario lavorare per una politica energetica sostenibile, che punti al 100% di energie alternative. Per raggiungere questo obiettivo servono investimenti in energie rinnovabili ed efficienza energetica, scaglioni vincolanti di riduzione di Co2 e l’abbandono progressivo delle fonti fossili. È necessario che, a partire dal 2030, venga vietata la circolazione dei mezzi alimentati con diesel e benzina e che vengano mitigate le emissioni in agricoltura, nell’industria, negli ambienti domestici.

Il nostro Paese, attraversato da una crisi profonda aggravata dalla pandemia, deve inoltre promuovere la conversione ecologica dei modelli sociali e di quelli produttivi.

Conversione che può tradursi anche in un volano per uscire dallo stallo e per creare occupazione di qualità. Concretamente, questo comporta che si investa sulla mobilità sostenibile attraverso la cura del ferro, si punti sul trasporto pubblico e sui sistemi di multi-sharing, si crei la filiera dell’auto elettrica e dell’auto pulita, si incentivino la mobilità ciclistica, le zone 30 e le aree pedonali.

Perseguire una svolta verde significa, inoltre, prevenire il dissesto idrogeologico e i rischi nelle aree sismiche attraverso un’adeguata politica di tutela del territorio, contrastare il consumo di suolo, l’abusivismo edilizio e i provvedimenti di legge tesi a fermare le demolizioni.

E, ancora, impegnarsi per raggiungere la sostenibilità della produzione alimentare, ribadire il no agli OGM, sostenere la catena della produzione tipica, i prodotti a KM zero, l’agricoltura biologica e biodinamica, tutelare la biodiversità, i parchi e i diritti degli animali.

Difesa dell’ambiente, gestione delle risorse, salvaguardia della biodiversità, quindi, come correttivi della sovrappopolazione e strumenti di innovazione e occupazione.

Francesco Alemanni
Francesco Alemanni
Membro dell'esecutivo nazionale e tesoriere della Federazione dei Verdi, esperto di pianificazione strategica nel settore delle politiche ambientali e delle energie rinnovabili. In qualità di Dirigente della Regione Lazio si è occupato di coordinare le politiche per il Protocollo di Kyoto, le energie rinnovabili, lo sviluppo sostenibile e la cooperazione decentrata verso i Paesi del Sud del mondo.

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