Le promesse tradite, di cosa parla il film su Greta

Come può una ragazzina di 15 anni avviare una mobilitazione planetaria? Lo scopriamo attraverso le immagini del film/documentario “I am Greta”.

Dal primo sciopero per il clima iniziato venerdì 20 agosto del 2018, prima delle elezioni in Svezia, quando Greta Thunberg si è piazzata davanti al Parlamento scandinavo con il suo cartello Skolstrejk för klimatet, fino al contagio, ottenuto grazie alla capillarità della rete dei social, che ha esteso la protesta in 10, 100, 1000 città di tutto il mondo.

Dopo il tentativo, fallito a causa del Covid19, di organizzare proiezioni in contemporanea in molteplici cinema di tutto il mondo, finalmente domani anche in Italia si potrà vedere “I am Greta”. Non potendo essere proiettato nei cinema, domani il film sarà trasmesso in streaming sulla piattaforma iorestoinsala.it , ideata durante il lockdown per permettere di usufruire ugualmente della sala, anche da casa. Poi “I am Greta” sarà disponibile sulle piattaforme digitali Sky Primafila, Google Play, Infinity, Timvision, Chili, Rakuten TV, incluse MioCinema e, appunto, IoRestoInSala che rappresentano, in gran parte, l’universo dell’esercizio a cui questo film era destinato.

A dirigere il film c’è il giovane regista Nathan Grossman, documentarista e direttore della fotografia svedese appassionato alle questioni ambientali, che ha solo 13 anni più della protagonista che ha deciso di seguire, all’inizio perché incuriosito dalla tenacia e dalla giovane età di Greta: voleva filmarla per un giorno o due, poi è stato la sua ombra per un anno.

Il documentario riconcilia come in nessun’altra vicenda conosciuta il privato con il politico, riprendendo una discussione tanto cara alla nostra vecchia generazione. E così ripercorrere la vicenda di Greta in entrambi questi suoi momenti, ci fa capire come sia vero esattamente il contrario di quello che i male informati vanno dicendo: nessuno l’ha costretta a impegnarsi per contrastare l’apatia dei potenti nei confronti della catastrofe climatica incombente. E tanto meno la madre o il padre, anzi semmai i suoi genitori sono stati travolti dalla testardaggine della ragazza ma, si vede in alcune scene famigliari, sono stati piacevolmente accondiscendenti rispetto alla  voglia di reagire di Greta, visti gli effetti benefici che hanno avuto nei confronti della sua sindrome di Asperger. Significativo a questo proposito il momento dell’intervista con Corrado Formigli quando alla sua domanda “Tu soffri della sindrome di Asperger” lei lo corregge con “non userei l’espressione soffrire…io ho la sindrome di Asperger”.

È questa sua rivendicazione, insieme alla giovane età, unita al fatto che sia una rappresentante del genere femminile che imbestialisce i vari ometti attempati come Putin, Bolsonaro, Trump e molti dei giornalisti che in Italia e nel mondo hanno tentato di sminuire la forza rivoluzionaria dei suoi gesti e delle sue parole. Dai nostrani che hanno perfino coniato un epiteto ad hoc (gretini), fino alle dichiarazioni che Greta ascolta dal suo smartphone in un momento di relax, da un noto giornalista di Sky News: “una ragazzina molto ansiosa e depressa, chiudi il becco e verifica i fatti prima di protestare…”.

E proprio qui sta l’ossimoro: in realtà Greta e tutte e tutti gli attivisti per il clima che si sono mobilitati con lei parlano perché hanno studiato, hanno ascoltato il grido di allarme che gli scienziati climatologi dell’IPCC urlano da più di 30 anni.

Se fosse scienza se ne occuperebbero gli scienziati, non i politici e una bambina svedese malata di mente” afferma nel documentario l’opinionista americano Michael Knowles sulla rete USA Fox News. È questo il punto: gli scienziati se ne sono occupati ma nessuno li ha ascoltati. Tanto meno i politici che, una volta scoppiato il caso mediatico di Greta e dei Fridays for future hanno fatto orecchie da mercante, cercando di sfruttare a loro favore il fenomeno, solo per il loro interessi e non per quelli del bene comune.

E così Macron, il Senato italiano, la Camera dei deputati britannica, l’ONU e tutti i potenti che incontra nel documentario le raccomandano “Fai quello che ti sembra giusto, continua cosí” e fanno promesse che sanno che non manterranno. Fino all’epilogo con Jean-Claude Junker, quando è stata invitata alla Commissione Europea. Lei incalza con “Abbiamo iniziato a rimediare ai vostri disastri e non ci fermeremo finché non avremo finito” e per tutta risposta Junker le risponde con un “io cerco di sistemare i dettagli in materia di scarichi è stato detto che bisogna armonizzare gli scarichi di tutti i bagni europei. Potrebbe essere utile a farci risparmiare molta energia.”

Non capisco nemmeno perché mi abbiano invitata” dice laconicamente lei al padre allontanandosi. E poi risponde ad una donna che vorrebbe una foto con un “Non siamo scesi in piazza per concedervi dei selfies con noi”.

Da quel momento il documentario in un crescendo mostra come questo movimento dei giovani e delle giovani si sia esteso a macchia d’olio, Parigi, Strasburgo, Roma, Berlino fino ad arrivare dall’altra parte dell’Oceano, quando Greta affronta una traversata in barca a vela complicata, perché rimanere coerenti è difficile e mai lei avrebbe preso il mezzo che consuma più co2 in assoluto, l’aereo. E arriva all’ONU per esclamare il suo “Come Osate? Ci avete rubato sogni e adolescenza.” 

Il documentario si chiude con la mobilitazione di settembre 2019, quando sette milioni di persone di ogni età hanno manifestato per il clima in tutto il pianeta: la più imponente manifestazione della storia.

A volte penso che sarebbe un bene se ognuno avesse un po’ di Asperger, ma solo sulla crisi climatica” chiosa Greta sul finale.

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui