Il Dalai Lama ha lanciato un appello

L’appello del Dalai Lama

Il Dalai Lama ha lanciato un appello ai leader mondiali per contrastare il cambiamento climatico, mettendoli in guardia contro il declino ambientale e le ripercussioni che potrebbe avere sulla vita delle persone e sul pianeta.

Nonostante già nel 2011 avesse annunciato il suo ritiro dalla vita politica e dalla leadership condotta per la libertà tibetana dalla Cina, il suo interesse per le tematiche ecologiche e ambientali è oggi al primo posto, tanto da non escludere la possibilità di un suo ritorno sulla scena politica a supporto del partito dei Verdi.

Dalla città indiana di Dharamsala, nella quale è confinato da circa sessant’anni, il leader spirituale buddista ha rilasciato unintervista a The Guardian in cui esprime la sua preoccupazione per le sorti dei Tibet.

Di questo passo, infatti, “il riscaldamento globale potrebbe raggiungere un livello tale da provocare siccità dei fiumi” e così “alla fine il Tibet diventerà come l’Afghanistan”.

Ciò comporterebbe conseguenze terribili per almeno un miliardo di persone, che per l’approvvigionamento di acqua fanno affidamento unicamente alle sorgenti provenienti dal Tetto del Mondo”.

Nella settimana in cui si sarebbe dovuta tenere la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP26) a Glasgow, in Scozia, il Premio Nobel per la Pace afferma di riservare grandi aspettative nei confronti dei leader mondiali, soprattutto per quanto concerne le azioni da intraprendere sull’accordo di Parigi.

Secondo il Dalai Lama è il momento che le grandi Nazioni comincino ad investire di meno su armi e guerre, e dunque allocare maggiori risorse economiche per la causa ambientale.

Dotato di un particolare senso dell’humour, Il Dalai Lama suggerisce di rinchiudere tutti i leader delle Nazioni Unite in una stanza e di “riempirla di anidride carbonica fino a quando non si renderanno conto di cosa significhi veramente il cambiamento climatico”.

In tal modo, chi gode di un certo stile di vita agiato potrebbe provare sulla propria pelle la difficoltà che comporta l’inquinamento dell’aria e, di conseguenza, la mancanza di ossigeno adeguato.

L’impellenza di questo invito alla sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e all’attuazione di provvedimenti volti a contrastare il cambiamento climatico si traduce nella pubblicazione del suo nuovo libro in cui dichiara che se dovesse ritornare in questo mondo, Buddha sarebbe verde”.

Tali dichiarazioni suggeriscono l’idea di reincarnazione di un Buddha che ritorna per illuminare l’uomo attraverso una dottrina filosofico-ecologica basata su una maggiore consapevolezza del rapporto uomo-natura e sul rispetto e l’amore da nutrire nei confronti di essa.

Cosa fare per fermare il cambiamento climatico?

Ma quali sono, secondo la guida spirituale tibetana, le azioni da intraprendere affinché si possano arginare gli effetti del cambiamento climatico?

Innanzitutto, il Dalai Lama si dichiara favorevole alla piantumazione di alberi su larga scala per contribuire all’abbattimento dell’anidride carbonica nell’atmosfera.

Già da tempo in tutto il mondo si moltiplicano tali iniziative, soprattutto nelle aree deforestate, devastate da incendi, o minacciate dalla desertificazione. 

Basti pensare all’iniziativa legislativa green varata dal Parlamento delle Filippine secondo cui gli studenti filippini, per laurearsi, devono piantare almeno dieci alberi.

Un altro provvedimento importante sarebbe quello di ridurre drasticamente il consumo di carne.

Il settore agricolo è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra. Oltre il 60% provengono dagli allevamenti intensivi, forme di allevamento che prevedono l’utilizzo di tecniche per aumentare la produzione di carne e derivati su scala industriale.

Ridurre il consumo di carne avrebbe un impatto significativo sulla salute e sull’ambiente, scoraggiando in tal modo queste produzioni di massa forzate e contro natura.

Religione ed ecologia

Ma il Dalai Lama non è l’unico rappresentante spirituale che si interroga sui problemi relativi all’ambiente; già negli anni 60, negli ambienti musulmani andava sviluppandosi un forte interesse nei confronti della sostenibilità ambientale, la protezione ambientale, la preservazione della biodiversità e del rapporto di tali tematiche con l’Islam, tant’è vero che questa corrente ha preso il nome di “eco-Islam” o “Islam verde”.

L’eco-Islam nasce come protesta contro la teoria formulata da Lynn White Junior nel 1967, secondo cui la fonte della distruzione ecologica era da individuare nelle religioni monoteiste.

La reazione da parte di studenti e accademici musulmani fu quella di rielaborare una teologia ecologica islamica volta a promuovere uno stile di vita sostenibile e congruo con i precetti dell’Islam.

Nel suo libro “L’Uomo e la Natura: la crisi spirituale dell’uomo moderno” , Seyyed Hossein Nasr, fondatore del pensiero eco-teologico islamico, spiega l’importanza della conservazione della natura e del rispetto del creato, interpretazione basata sul corpo degli Hadith e sulle Surat del Corano.

Anche Papa Francesco ha recentemente parlato della “conversione ecologica”: una nuova Weltanschauung nei confronti del creato.

Per convertirsi, egli sostiene che bisogna cambiare il pensiero rivolto agli indigeni, affermando che:

Il buon vivere non è la dolce vita, no, né il dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato.

E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’ovest del Canada si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano[…] E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea.”

Con il loro contributo alla conversione ecologica tanto auspicata da Alex Langer attraverso l’educazione è la compassione, Papa Francesco, così come Dalai Lama e Nasr sono quelle guide spirituali che ci esortano, in tal senso, ad osservare l’umanità sotto la grande lente caleidoscopica della spiritualità, che diviene monolitica di fronte alla causa che accomuna tutte le religioni: la lotta per la preservazione della vita e del futuro del pianeta.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui