Una PAC nemica del Green Deal

Un tradimento ai propositi green

È ufficiale: la nuova PAC è realtà ed è una PAC nemica del Green Deal. Il voto avvenuto lo scorso venerdì durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo ha confermato l’accordo raggiunto dopo due anni di negoziati tra i ministri dell’agricoltura dei Paesi appartenenti all’Unione Europea. La nuova politica agricola, che entrerà in vigore nel 2023 e per sette anni regolamenterà le politiche agricole degli Stati membri, tradisce sostanzialmente tutti i propositi green presentati dalla Commissione europea e, sebbene sia stata accolta con grande plauso da alcuni, rappresenta di fatto un suicidio per il nostro Pianeta.

Parla di “buon equilibrio” tra sostenibilità e sicurezza la ministra tedesca dell’agricoltura Julia Kloeckner, di “svolta storica” la ministra italiana dell’agricoltura, Teresa Bellanova, ma la realtà dei fatti è ben diversa e ci mostra come, anche stavolta, i Paesi dell’UE si siano dimostrati incapaci di prendere delle decisioni in grado di garantire un reale cambio di rotta nel settore agroalimentare.

Questa PAC, discussa nel corso della profonda crisi che sta toccando l’intero Pianeta, avrebbe potuto rappresentare un trampolino di lancio per un ripensamento concreto di un sistema di agricoltura e allevamento realmente sostenibile, capace di rispondere all’urgenza di un’altra crisi, quella climatica, che, i dati ce lo dicono, va affrontata ora se vogliamo avere ancora la speranza di rispettare quantomeno la soglia del +1,5 di gradi di surriscaldamento globale stabilita dall’accordo di Parigi.

Quella partorita è invece una PAC che, come si temeva risente fortemente dell’accordo trasversale firmato da Popolari (Ppe), Socialisti (S&D) e Renew e a tutti gli effetti respinge le proposte della Commissione ambiente del Parlamento Europeo relative al taglio dei sussidi al sistema degli allevamenti intensivi (responsabili, secondo una recente analisi elaborata da Greenpeace, del 17% delle emissioni totali di gas serra prodotte nell’UE) e all’aumento dei finanziamenti a favore di misure ambientali necessarie per una riconversione ecologica del settore.

Stop alla riconversione ecologica

In base all’intesa raggiunta, agli incentivi per pratiche agronomiche verdi verrà destinato il 30% dello dotazione nazionale degli aiuti diretti, percentuale “non sufficiente ad affrontare la crisi in corso”, sottolinea Greenpeace, se si pensa che il settore agricolo in Europa produce da solo circa 400 milioni di tonnellate di Co2 all’anno, mettendo in pericolo l’80% degli habitat naturali, numeri, questi, che evidenziano chiaramente la necessità di un intervento immediato che porti a un ripensamento reale del sistema agroalimentare. Non esistono altre soluzioni se vogliamo avere ancora la speranza di riuscire a rispettare gli accordi di Parigi.

C’è poi la questione della tutela della biodiversità, per la quale questa PAC non stabilisce alcun budget; assai vaghe restano invece le indicazioni su come i singoli Paesi debbano usare questi soldi, mentre sarebbe utile stabilire dei vincoli che spingano il settore agricolo ad intraprendere la strada della riconversione ecologica.

È stato pubblicato appena qualche giorno fa uno studio condotto dall’Università della Tuscia, in collaborazione con Greenpeace Italia, che analizza la sostenibilità degli allevamenti italiani misurandone il bilancio ecologico e chiarisce, già al solo interno dei confini nazionali, l’urgenza di un cambio di direzione. Secondo quanto emerge dal Rapporto, infatti, in Italia gli allevamenti intensivi e l’agricoltura consumano una volta e mezza le risorse naturali dei terreni. In pratica sono insostenibili. Come spiega Silvio Franco, docente del Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Impresa dell’Università della Tuscia e autore dello studio, “si deve ridurre il consumo delle risorse” e per farlo serve “l’adozione di tecniche di allevamento meno impattanti”. A scongiurare situazioni come queste servirebbe una PAC realmente pensata per il bene del Pianeta e non per gli interessi di pochi.

La fine dei piccoli agricoltori

Ricordiamo, infatti, che ad oggi un terzo dei fondi destinati alla politica agricola dei Paesi appartenenti all’Unione finisce nelle tasche di appena l’1% delle aziende agricole europee e che circa il 20% del budget annuale dell’UE viene riservato agli allevamenti intensivi e al settore dei mangimi. Nulla tuttavia è destinato a cambiare con questa nuova riforma dell’agricoltura che, ancora una volta, favorisce le grandi imprese, lasciando meno di un quinto delle risorse per le piccole realtà agricole. Briciole che non consentono di certo ai piccoli agricoltori di investire per lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile e che rischiano, per giunta, di non consentire alle realtà più piccole di restare su un mercato sempre più riservato a pochi grandi gruppi aziendali.

Ritirate la PAC nemica del Green Deal!

Contro le ingiustizie e i rischi generati da questa PAC si stanno levando numerose voci di protesta e oltre cento attivisti dei Fridays For Future hanno già scritto e firmato una lettera (a cui è possibile aggiungere la propria firma alla pagina https://withdrawthecap.org/?fbclid=IwAR1ecGZSDrELCeR41NZsFpLgdQQzi25O9BdKqBe8YOCCBpIpLTUB0l_bnMU) per chiedere ai leader europei di fare un passo rispetto alle decisioni prese. In questo senso si sono mossi anche i Verdi Europei, che hanno inviato una lettera alla Presidente della Commissione, Ursula von ver Leyen, chiedendo che il Green Deal sia salvato (per unirsi all’iniziativa basta andare alla pagina https://www.greens-efa.eu/dossier/ritiri-questa-cap/?fbclid=IwAR1UVcK3TAQloVC14dHwUatJkJju8V25oYEqgxiAYhtZihpa0mVTFyjHB-M ). La proposta infatti passa ora al vaglio della Commissione europea, che dovrà discuterne con il Consiglio UE, prima di trovare un accordo definitivo da sottoporre al voto finale del Parlamento. La partita dunque non è ancora chiusa, ed è per questo che è necessario far sentire la nostra voce ora. Le decisioni che verranno prese oggi influenzeranno il nostro domani; non c’è più tempo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui